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Fusione, ok sede a Corigliano ma si faccia ripartire la Città in una visione d’insieme

REDAZIONALE – Le tanto attese e agognate linee programmatiche e di mandato del sindaco Stasi per i prossimi 5 anni di governo per Corigliano-Rossano, sono state partorite e con molta probabilità (ma non v’è ancora certezza) saranno presentate nel corso del Consiglio comunale che si celebrerà il prossimo 14 ottobre.

Quaranta pagine di prospettive, buoni propositi e azioni per una grande città normale, quelle stilate dal primo cittadino. Ne parleremo nei prossimi giorni, entrando nel dettaglio, illustrando e commentando le 25 azioni previste.

In queste ore, però, il dato che è risaltato più in tutti da quel malloppo di fogli word, dove ci sono scritte tante cose interessanti e di prospettiva, è l’intenzione del Sindaco di voler «abbandonare l’idea di una nuova sede istituzionale dell’ente valorizzando invece i magnifici manufatti presenti nei nostri centri storici» e insediare, così, la sede della nuova grande Città, la terza della Calabria, nata dalla fusione delle due più importanti e storiche realtà della Sibaritide, nel palazzo Bianchi di Corigliano centro storico.

Messa così e unendo insieme tutte le lamentele e le lagnanze che abbiamo registrato in questi primi mesi dalla nascita del comune unico, questa fusione assume più le sembianze di un’annessione. Perché, in realtà, si sono persi di vista gli obiettivi e le fondamenta su cui, almeno nelle premesse, doveva costruirsi questa nuova realtà amministrativa e istituzionale.

Non c’è nulla di male se il sindaco e l’amministrazione comunale abbiano deciso di adottare questa decisione coraggiosa. Sia chiaro però che l’individuazione della sede municipale non può passare solo come un atto formale, soprattutto se la si inquadra nella prospettiva di valorizzare l’esistente senza osare altre scelte.

Va bene tutto quanto si inquadra in un’ottica di creazione di una nuova e unica grande realtà urbana. Ecco perché ora, più che mai, c’è necessità e bisogno di avviare una programmazione urbanistica più forte e concreta. Bisogna mettere subito mano alla rimodulazione del PSA (al quale il sindaco ha dedicato un capitolo specifico nelle sue linee di mandato) per capire quali sono le linee guida che ridisegneranno la nuova grande pianta urbana della grande Città della Sibaritide.

In una parola: c’è bisogno di visione. Quella che, a dire il vero, fino ad ora non abbiamo visto né da parte dell’allora Commissario straordinario ma nemmeno da parte della nuova Amministrazione comunale. Piuttosto, abbiamo visto un impegno spasmodico a sistemare come meglio possibile gli uffici comunali. Spesso a creare doppioni improbabili. Ma non abbiamo visto quell’audacia necessaria nell’assumere decisioni anche impopolari.

È chiaro, dunque, che se il centro storico ausonico – secondo l’ottica dell’Amministrazione comunale – è vocato ad essere la sede principale del nuovo comune per pari merito a Rossano dovrebbero essere allocati l’ufficio tecnico, quelli dell’urbanistica e del turismo; ma anche la stessa sede del Consiglio comunale dovrebbe essere naturalmente insediata nella sala consiliare di Piazza Santi Anargiri perché più adeguata ad accogliere un’assise Civica rappresentante di 80mila abitanti. Così come sarebbe logico insediare su Corigliano gli assessorati per le attività produttive, per i servizi sociali, per politiche finanziarie.

Questa dovrebbe essere la logica. Che sinceramente, però, non sappiamo fino a che punto possa essere attuabile e condivisibile perché così, alla fine, si finirebbe solo per spartire uffici e pennacchi senza alcuno sfondo concreto di unificazione di Corigliano e Rossano. E questo a cosa porterà? Ad una sola cosa: accentuare il campanilismo – che purtroppo ancora esiste – tra le due realtà (che ormai sono un’unica cosa). No, non si può volere questo. Perché i cittadini hanno bisogno di risposte concrete. Che si possono avere solo se si garantisce all’utente di poter accedere facilmente ai servizi, senza girare di qua e di là, senza sbattersi da una parte all’altra del territorio comunale per sbrigare una pratica.

Probabilmente, la prospettiva più logica nella sana ottica della fusione sarebbe quella di realizzare la cittadella degli uffici in contrada Insiti. E questo per due ragioni fondamentali. La prima, quella di trasmettere ai cittadini la sensazione di convergenza verso una nuova concezione di città unica e baricentrica. La seconda, di poter dare la possibilità agli utenti di avere a disposizione un apparato istituzionale efficiente, centralizzato che possa dare risposte esaustive ed immediate.

Non si vuole creare una nuova cittadella degli uffici per evitare nuova cementificazione? Condivisibile ma che si abbia il coraggio, allora, di unificare tutto in una unica sede o in unico contesto urbano, che sia sull’are di Corigliano o su quella di Rossano, poco importa, ma almeno si eviterebbero ulteriori disagi agli utenti. Tanto, alla fine, per l’accesso ai servizi di prossimità, ci saranno (si spera) i sette municipi.


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