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Fusione e nuova provincia: il vero problema è il valore della rappresentanza istituzionale

La riflessione “irriverente” di Amerigo Minnicelli: Corigliano-Rossano da sola potrebbe tutto ma non è così

A che serve una nuova provincia se il territorio dello Jonio (quantomeno quello cosentino) soffre da sempre (o quasi) di un problema di autorevole rappresentatività nelle istituzioni? Potrebbe essere questa una delle sintesi di un ragionamento sintetico e molto preciso, che va diritto al punto, di Amerigo Minnicelli, fondatore del Comitato cento associazioni e tra i principali artefici del progetto di fusione che ha portato alla nascita di Corigliano-Rossano.

«Ancora questa solfa… di una Provincia (Magna Grecia) improbabile e inutile» dice con la sua solita schiettezza e irriverenza Amerigo Minnicelli.

«Qui Corigliano-Rossano – aggiunge –  risponde che oggi la città della Sibaritide è numero uno in Provincia di Cosenza ed esistono già entrambe le cose».

E da qui Minnicelli ricorda che “Noi” «presiediamo (o dovremmo presiedere, ndr) tutte le Assemblee dei Comuni di tutta la Provincia, se poi non sappiamo fare e pretendere, è un’altra cosa. Certo – aggiunge – se avessimo una Politica degna di questo nome al governo e all’opposizione (cosa che non è) avremmo il Potere di ottenere ciò che ci necessita». Cosa? La Giustizia «che ci è stata rubata»; la Sanità «che è stata sminuita»; la mobilità interna «che nonostante 350 kmq di territorio è stata annientata»; l’Economia territoriale, tecnologica, agricola, turistica, edile, dei servizi, quella marinaresca con i suoi 3 Porti di Corigliano, dei Laghi di Sibari e di Cariati, eppure «tutto questo insieme ha subìto un progressivo depotenziamento a causa di anni di disattenzione, di stupidità mista a malafede».

Ecco allora il problema della rappresentatività che viene prima della grandezza nel senso reale del termine. «Bisogna che la politica si svegli – scrive Amerigo Minnicelli – selezionando uomini capaci che da soli però possono nulla se non circondati di collaboratori che lo debbono essere altrettanto: tempo per tempo e capitolo per capitolo. Questo è, ed è tuttora, il grande progetto realizzato che porta il nome di “fusione”. Forse subirà ritardi e malversazioni come ci aspettiamo per lo statuto (composti da membri in prevalenza del no, compreso qualche smemorato professore Unical). Lo abbiamo già detto e ripetiamo che quel disegno giusto non potrà mai essere arrestato. Ridiamoci da fare – conclude – e il territorio così vincerà».


 

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