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Fusione, le motivazioni del ricorso al Tar

di ROSSELLA MOLINARI

fusioneFermare l’iter referendario nell’ambito del processo per la fusione dei comuni di Corigliano e Rossano. È questo l’obiettivo dei cinque cittadini coriglianesi che hanno firmato il ricorso al Tar contestando le modalità con cui si sta portando avanti il progetto. Tra questi il consigliere di maggioranza Angelo Caravetta e l’ex dirigente comunale Gilberto Capano. Si chiede, in via cautelare, di sospendere l’efficacia degli atti impugnati di cui, nel merito, si chiede l’annullamento.

Nello specifico, il ricorso ha per oggetto: il decreto del presidente Oliverio con cui si indice il referendum consultivo già fissato per il prossimo 22 ottobre; la delibera del Consiglio regionale del 27 gennaio scorso recante la “Effettuazione referendum consultivo obbligatorio sulla proposta di legge n. 182/10^ di iniziativa del consigliere Giuseppe Graziano”; la risoluzione della Prima commissione consiliare “Affari istituzionali, affari generali e normativa elettorale”; la delibera del Consiglio comunale di Corigliano del 1 febbraio 2016; la delibera del Consiglio comunale di Rossano del 16 gennaio 2015; ogni altro atto, connesso e coordinato, anteriore e conseguente.

FUSIONE, SI CONTESTANO LE MODALITÀ

Nel corso della conferenza stampa indetta per illustrare le motivazioni poste alla base dell’azione giudiziaria, i ricorrenti specificano di non essere contrari alla fusione in sé ma di contestarne le “modalità”. A ben leggere il testo del ricorso, tuttavia, si paventa una “lesione del diritto di cittadinanza” in seguito alla decisione assunta dalle maggioranze che governano le due città “di determinare negativamente le sorti dei due Comuni, facendo venir meno la loro distinta soggettività giuridica pubblica.

Due comuni, quelli di Corigliano e Rossano, che si caratterizzano per le diverse tradizioni ivi consolidatesi nel tempo e per le ben distinte appartenente socio-culturali…ma anche per le situazioni finanziarie vissute, talmente differenziate da generare – in un processo di fusione così male concepito e congegnato – verosimili condizioni di sensibile disagio al Comune di Corigliano Calabro a causa del consistente indebitamento e della debolezza finanziaria in cui versa il Comune di Rossano…”. I ricorrenti non si dicono contrari alla fusione ma contestualmente si professano favorevoli all’Area Vasta allargata. Che è altra cosa.

QUORUM ED ESCLUSIONE DEI CITTADINI COMUNITARI

Sul piano giuridico, intanto, si contestano “lesioni alla Costituzione e ai vincoli dell’Unione Europea” con riferimento soprattutto all’abbattimento del quorum e alla esclusione dall’elettorato dei cittadini comunitari residenti nei due comuni: “Pensare che una rivoluzione sociale così importante escluda un numero cospicuo di residenti è un fatto grave e contestabile”. Per quel che riguarda il quorum, come spiegato dall’avvocato Albino Domanico del Foro di Cosenza che difende i ricorrenti, la rimozione è intervenuta nell’ambito di una modifica della normativa regionale successiva alle delibere consiliari. Una “legge ballerina”, ha ribadito il legale riferendosi alla normativa regionale per la quale è allo studio una ulteriore ipotesi di revisione.

FUSIONE, LE DICHIARAZIONI DEL CONSIGLIERE CARAVETTA

Il consigliere Caravetta, dopo aver ripercorso le tappe del procedimento, iniziato con l’approvazione all’unanimità della delibera da parte del Consiglio comunale di Rossano nel gennaio 2015 e proseguito con il varo a maggioranza da parte del Consiglio comunale di Corigliano dopo oltre un anno, non ha dubbi: bisogna fermare questo treno in corsa diretto verso un muro. Tra i favorevoli all’epoca alla delibera consiliare, Caravetta riconduce le motivazioni che lo hanno indotto ad adire il Tar al mutamento della normativa regionale intervenuto successivamente. E auspica che la questione possa tornare in Consiglio, profilando l’ipotesi di una revoca della delibera nonché di un intervento presso la Regione Calabria teso a fermare l’iter.

IL RICORSO “ARMA DI LEGITTIMA DIFESA”

“Questo ricorso – afferma Gilberto Capano – è un’arma di legittima difesa di fronte ad una rapina che si stava compiendo ai danni della città. Non siamo contrari alla fusione, ma bisogna azzerare le carte”. Accanto ad un auspicato intervento della politica, a chi chiede se si stia pensando alla costituzione di un Comitato per il No, Capano risponde: “Chi vive in questo territorio sa bene che il popolo è contrario. Dietro i cinque ricorrenti vi sono centinaia di persone che la pensano allo stesso modo”.

Ad auspicare un intervento della politica è anche l’esponente del Pd Pino Lefosse, tra i presenti alla conferenza stampa (unitamente ad alcuni consiglieri comunali e cittadini) e concorde sulla necessità di rivedere le modalità della fusione che “deve essere fatta bene, senza alcuna nebulosa”.

I COMITATI PRO FUSIONE CHIEDONO AL COMUNE DI COSTITUIRSI

Intanto, i comitati e i movimenti pro fusione chiedono al Comune di Corigliano di costituirsi contro il ricorso al Tar: “Al fine di garantire di esprimere il sacrosanto diritto di voto ai Cittadini di Corigliano, oltre che di tutelare la Dignità e l’Onorabilità del Civico Consesso e dell’intera Comunità (senza distinzione di orientamento pro o contro la Fusione), chiediamo, al Sig. Presidente del Consiglio Comunale e al Sig. Sindaco della Città, l’immediata costituzione in opponendum a detto ricorso e ciò anche al fine di garantire le minime condizioni di credibilità e coerenza di Codeste Onorevoli Istituzioni”. A firmare la richiesta: Comitato Corigliano per il Sì, Comitato Fiori d’Arancio, Movimento Corigliano Domani, Fratelli d’Italia – Corigliano, Comitato UN MARE DI Sì, Comitato Convintamente per il Sì – Corigliano, Comitato Sì –Fabrizio. Si attende ora che sul punto l’Amministrazione comunale rompa il silenzio e prenda posizione.

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