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Fusione, Iemboli: i sindaci dialoghino fra loro

fusioneA urne ormai ampiamente chiuse e con un plebiscitario SI’ registrato fra le popolazioni coriglianesi e rossanesi, il processo che accompagnerà le cittadinanze alla fusione si fa – se possibile – ancor più accidentato. Una circostanza che secondo Enrico Iemboli – membro del Comitato 100 Associazioni per la fusione – merita la massima attenzione istituzionale. Affinché il progetto venga riempito dei necessari “contenuti, che tengano conto delle aspettative dei cittadini e della società organizzata. A questo progetto, nelle forme previste, dovranno dare il loro contributo tutti coloro che sono in grado di farlo e che hanno esperienza e professionalità nei diversi campi del sapere e della conoscenza del territorio. Una città di oltre 77 mila abitanti e con una superficie di oltre 346 kmq, la terza della Calabria in termini di popolazione e la prima in termini di estensione territoriale, merita attenzione e considerazione, la politica sarà obbligata e tenerne conto.

I cittadini e le rappresentanze delle varie attività e categorie devono sentirsi impegnati nella formazione di questo progetto, le istituzioni locali, provinciali e regionali  dovranno avere la capacità di coinvolgerli e di sapere con umiltà accettare tutte le collaborazioni utili che possono creare le premesse di sviluppo ed innescare meccanismi  virtuosi finalizzati a fare decollare la ripresa sociale  ed economica di questo nostro desertificato territorio. Tutto ciò è possibile  solo se le istituzioni  cominceranno a dialogare tra di loro, a cominciare dai due sindaci. Ma senza trascurare un Comitato, quello delle 100 Associazioni,  vero soggetto proponente agli stessi sindaci dell’adozione dell’atto deliberativo. E che deve avere la possibilità (con le stesse istituzioni) di esternare la propria idea di città unica. Sull’onda della consapevolezza che il futuro della città non appartiene solo ai due amministratori, ma a tutti i cittadini che hanno voluto che nascesse il comune unico.

FUSIONE, IEMBOLI: LE NOSTRE AZIONI DOVRANNO ESSERE ISPIRATE DA UNA CULTURA NUOVA

La politica ha questo dovere oltre che il compito di  traghettarci verso il futuro nel cui spazio le speranze dovranno tradursi in realtà; il nuovo che avanza ed al quale tutti guardiamo non deve incutere paura perché la forza della convinzione e della collaborazione avrà creato solide basi di un progetto che appartiene a tutti. Da oggi in poi, per non commettere gli errori del passato, è necessario evitare fin da subito l’autoreferenzialità perché altrimenti vengono interrotti i “ponti” che la fase pre referendaria ha costruito. Il futuro non ci farà regali, ce lo dovremo saper costruire, con determinazione ma anche con umiltà e intelligenza. E’ necessario fin da subito mettere da parte ogni personale aspirazione, l’affermazione del proprio “io” non appartiene a questa fase.

Le nostre azioni e quelle di chiunque sarà coinvolto nella formazione del “progetto per la città unica”  dovranno essere ispirate da una cultura nuova; da un diverso modo di fare rispetto al passato. Le risorse del territorio devono essere valorizzate non per singoli ma per la collettività. Per realizzare una città di quasi 80 mila abitanti dotata di ogni prerogativa che la esalti e la distingui è necessario “pensare alla grande”. Non è più possibile che i soggetti coinvolti in tale operazione (progetto) guardino al proprio orticello. Dovranno invece avere una visione della vita in comune con orizzonti più vasti. Ove lo stare bene di ciascuno deve essere compreso nello stare bene generale; guardare oltre la siepe renderà più facile accettare il cambiamento verso il nuovo che inevitabilmente coinvolge tutti.

LA POLITICA DEVE ESSERE CELLULA DI COAGULO E COINVOLGIMENTO

E’ il futuro che esige un approccio moderno alla soluzione delle cose. E la politica deve dare esempio di classe dirigente all’altezza del compito; cominciando fin da subito a non alzare vessilli di “esclusività”, altrimenti i ricordi diventeranno rimpianti e le speranze diventeranno illusioni. La politica deve sapere essere cellula di coagulo e di coinvolgimento. Sapendo che la vita si nutre di diversità, di imperfezioni, di differenze, di cambiamenti e di strategie; tutto deve essere accolto senza pregiudizi, non facendo classifiche di meriti ma solo di obiettivi comuni. Tante e diverse forme di collaborazione potranno darci la speranza che sarà fatto un buon lavoro, il migliore possibile. Noi saremo un unico comune, ma soprattutto dovremo essere una unica mente.

E’ vero che la storia di Corigliano calabro e di Rossano è diversa; che è diverso il linguaggio e l’idioma, così come molte sono le tradizioni, ma pur conservando il tutto nella memoria e nelle abitudini, di questa diversità dobbiamo farne una ricchezza e non un ostacolo.

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