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Fusione, doppia direttrice: progetto e rivendicazioni. Segnali poco confortanti

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

fusioneFusione Corigliano-Rossano. La consapevolezza di essere città unica, anche se in attesa di formalizzazione,  non muove le corde giuste. I primi indizi lasciano presagire a un approccio politico poco lungimirante e scarsamente proteso a tradurre il risultato referendario in atti concreti. Occorre analizzare e dare importanza al dato elettorale e capitalizzare il risultato acquisito sul fronte delle problematiche e, in particolare, delle emergenze.  Lavorare su più fronti, quindi: da un lato dare forma alla terza città della Calabria, dall’altro avviare il capitolo delle rivendicazioni sin da subito. Ciò perché si ha tutta l’impressione che, mentre in riva allo jonio si parla, si discute e si perde tempo, in altre aree si decide sulle azioni concrete. Uno dei temi centrali è la sanità.

A rischio, ma non è una novità, la realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide, la cui cantierizzazione avviene per stralci ed è incerta a causa della instabilità della società concessionaria dell’appalto. Con il processo di aziendalizzazione della sanità ormai contano i numeri e, soprattutto, una classe politica di peso in grado di portare avanti le ragioni dell’utenza. Da queste parti non abbiamo né l’uno né l’altro. E il dramma è che un po’ tutti abbiamo tali consapevolezze e, malgrado ciò, continua lo stillicidio delle divisioni tra le varie rappresentanze politico/istituzionali locali. Una sorta di suicidio permanente che non ha giustificazione alcuna. Eppure, una delle tante letture che si può dare al dato referendario è che il cittadino dice “basta” a questo modo di operare e vuol guardare al futuro in modo diverso. Segnale evidentemente non recepito da chi di dovere.

A RISCHIO L’OSPEDALE NUOVO E LO SPOKE

Oggi Corigliano-Rossano è la prima città della provincia di Cosenza e tra i rischi incombenti non vi è solo la perdita del nuovo ospedale ma anche l’eventuale retrocessione da ospedale spoke ad ospedale di base, grazie al giochetto di qualche mese fa quando si decise di  convogliare l’area dell’alto jonio cosentino (60mila abitanti) sullo spoke di Castrovillari. Per mantenere uno spoke, come è noto, è necessario mantenere il requisito di 150mila abitanti,  che “Corigliano-Rossano” ha perso. E non è una novità il dato secondo cui per ogni ospedale Hub (sede Cosenza) potranno sussistere due soli spoke. A quel punto Castrovillari e Cetraro/Paola, grazie anche alle protezioni politiche cui beneficiano (vedi questione tribunale) sarebbero salve e paradossalmente la prima città della provincia di Cosenza (Corigliano/Rossano) relegata ad ospedale di base.

Il commissario Scura sul punto assunse l’impegno che in provincia di Cosenza gli spoke rimarranno tre. Lo disse, ma sulla carta il requisito è ormai venuto meno. Sono temi che vanno aggrediti sul nascere, a poco serve reagire a fatto compiuto. Una questione, questa, che tuttavia sembra appassionare pochi. Un segnale timido, ma su vicende diverse, è giunto nelle ultime ore dai sindaci del basso jonio e della Sila Greca i quali si sono riuniti per discutere delle misure da intraprendere nei confronti dei vertici aziendali tra cui l’ipotesi di una denuncia per omissioni. Il disordine ad ogni modo è generalizzato.

CITTA’ UNICA E I SILENZI DELL’ALTO JONIO

Si parla di città unica ma poco entusiasmo si registra nei comuni del comprensorio, fatta eccezione per singoli casi. Eppure c’è chi vuole e promuove la famosa area vasta, strumento (al momento non attuabile) non in conflitto con la fusione dei comuni di Corigliano/Rossano, pensando a una unione di comuni capaci di interagire in termini di razionalizzazione di servizi e riduzione dei costi. Su questo fronte i silenzi che giungono dall’alto jonio sanno di indifferenza, ai limiti del disinteresse.

E’ sintomatico l’atteggiamento neutro assunto dai sindaci dell’area Nord  sul problema della collocazione del distretto “Alto jonio” sotto la giurisdizione di Castrovillari, nonostante sul piano della viabilità sia più agevole per un cittadino dell’alto jonio poter raggiungere Corigliano. Si ha tutta l’impressione  che anche chi vuole l’area vasta deve fare i conti con una realtà spaccata, divisa morbosamente al suo interno e non tanto per diversità culturali tra territori quanto per poltroncine e spazi da occupare. Si tratta di tutelare mini feudi, senza i quali si teme l’esclusione da luoghi di piccolo potere.

I CONTRARI ALLA FUSIONE PERSEVERANO …

Il disordine dunque galoppa. Chi è contrario alla fusione continua a mantenere un atteggiamento ostile, sebbene l’elettore si sia pronunziato favorevolmente. Lo si nota dallo scarso entusiasmo con cui è stato colto il risultato ma, soprattutto, dall’assenza di intraprendenza politica in tema di rivendicazioni (sanità su tutti). C’è poi una frangia del popolo del No che quasi auspica il fallimento del progetto! Siamo all’assurdo. Si fa l’impossibile pur di farsi male, ai limiti dell’autolesionismo.

In questo contesto nelle prossime ore il consiglio comunale di Corigliano  discuterà sull’esito del referendum. Ancor prima, una nota congiunta dei due comuni annuncia un incontro tra i due sindaci e le due giunte comunali, nel frattempo l’esecutivo rossanese rimette nelle mani di Mascaro le deleghe. Il quadro complessivo dunque non è certo favorevole. Le tappe prossime richiedono senso di responsabilità da parte di tutti, unanimismo nelle scelte e decisionismo. Il consiglio regionale dovrà formalizzare la città unica mediante l’approvazione di una apposita legge, poi la nomina di un commissario coadiuvato dai due sindaci fino alla indizione delle elezioni. Tutto questo percorso da qualcuno o più di uno viene osteggiato per fini poco nobili che nulla hanno a che fare con gli interessi della comunità. E’ il momento della coesione e dell’unità, se ciò non dovesse avvenire sarà la sconfitta di tutti, nessuno escluso.

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