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Fusione, Daniele Torchiaro: consiglio pronto a tutto per revocare atto d’impulso

fusioneDaniele Torchiaro, del comitato IN Comune, interviene a margine del dibattito sulla fusione. Replicando, in particolare, alla nota stampa dell’amministrazione comunale di Corigliano. Che giustificava la non partecipazione del sindaco Geraci alle iniziative sul tema in nome dei recenti attacchi offensivi che gli sono stati rivolti. “Il mio timore – si legge nella nota di Torchiaro – è che anche nella bella città di Corigliano, si sia insediata una nuova forma di governo. Che ho difficoltà a qualificare dato che rappresenta un buon miscuglio tra olocrazia (potere alle masse) e oligarchia (potere in favore di pochi). In sostanza a Corigliano, nel consesso comunale, e come se ci fossero i famosi “trenta tiranni” (anche se nella realtà saranno all’incirca dieci). I quali fanno ciò che gli pare. Per fortuna c’è chi contro questi “trenta tiranni” prova a ribellarsi. Cercando di far trionfare la coerenza delle scelte adottate a seguito di votazioni democratiche.

La cosa peggiore di tutta questa storia non è la presenza del tiranno Crizia (il più sanguinario di tutti) nel nostro Comune. Bensì la presenza di colui che deputato a mantenere correttezza, decoro, coerenza e probità, fa’ la cosa peggiore. Sceglie di non scegliere. D’improvviso non partecipa alle vicende grottesche del dietro front di alcuni consiglieri. Che apprima favorevoli al processo di fusione tra Corigliano e Rossano oggi, al contrario, risultano fermi osteggiatori. Il girone degli ignavi lo ingoierà di sicuro.

FUSIONE, ABOMINIO SOTTRARRE IL DIRITTO DI VOTO AI CITTADINI

Sarebbe stato importante non sostenere la tesi del “non andiamo avanti perché la legge regionale è poco chiara”. Poiché in questa maniera si appalesa una incompetenza sistemica degli amministratori. Dato che, da tale affermazione, dovrebbe desumersi che la mozione votata non si conosceva. E che quindi si scelse di votare al buio l’atto di impulso. Anche il girone degli ipocriti è aperto. La cosa più grave di cui un uomo possa essere tacciato resta l’essere un amministratore nelle mani di altri. Un burattino senza spina dorsale che su spinta di soggetti esterni avalla le scelte delle menti altrui.

Nel caso specifico di Corigliano appare deprecabile chiedere di revocare un atto di impulso sulla fusione per non meglio specificati motivi. Molti dei quali relativi alla “ghettizzazione delle periferie”. L’abominio peggiore che si possa realizzare era (ed è) quello di sottrarre ancora una volta il diritto di voto ai cittadini. Per decidere su di un processo di fusione all’interno di stanze chiuse e buie. E, mediante una conventicola, scegliere superbiamente cosa sia giusto o sbagliato per una città intera. Alcuni cittadini locali hanno cercato di sopprimere la volontà popolare con le più disparate teorie. Che, si badi bene, non hanno mai preoccupato nessuno. Si propugnavano tra i vari temi: il deposito fuori termine della proposta di fusione; la violazione della legge regionale con successivo ricorso al TAR.

AL PROSSIMO CONSIGLIO SI CERCHERA’ QUALUNQUE STRADA PER REVOCARE L’ATTO D’IMPULSO

Ora, cari lettori il colpo di scena. Al prossimo consiglio comunale, udite udite, si cercherà una qualunque strada per revocare l’atto di impulso. E poca importa quali siano le modalità di esecuzione. Da ciò si desume in maniera lapalissiana che una parte degli oppositori alla fusione non vuole il confronto, vuole uccidere l’iter referendario senza mandare i cittadini alle urne, vuole zittire tutti e decidere per tutti. Cosa c’è di peggio?. Cari cittadini mi rivolgo a Voi tutti ancora una volta per segnalare l’ennesimo sopruso che si vuole perpetrare a nostro danno, vi comunico (in stile Nostradamus) che al prossimo consiglio comunale, senza che tale argomento sia contenuto nell’ordine del giorno, un consigliere comunale proporrà la revoca dell’atto di impulso alla fusione, mi rivolgo a tutti coloro.

I quali: sono senza padroni, non hanno terreni da lottizzare, non hanno capannoni da rendere commerciali, non hanno interessi economici, o parenti da collocare, mi rivolgo a tutti coloro i quali sono stanchi di subire supinamente le scelte autoritarie della politica, a tutti coloro i quali vogliono un futuro migliore, mi rivolgo a tutti i quali non hanno paura di perdere il posto da consigliere in comune o, peggio ancora, temendo di non entrarci mai in consiglio comunale non vogliono la fusione (in un comune con 80,000 abitanti l’orticello e l’amico non bastano), con buona pace di chi strumentalmente sostiene che cambiare idea è da persone intelligenti. Ancora una volta, invece di vincere la partita sul campo ci si porta il pallone a casa o si compra l’arbitro, l’importante è che il popolo stia a guardare.

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