Home / Breaking News / Fusione Corigliano-Rossano, utile passo indietro delle associazioni?

Fusione Corigliano-Rossano, utile passo indietro delle associazioni?

ImmagineGradualismo costituzionale o immediata frattura col passato? Processo storico progressivo, legittimato dalla capacità di risolvere i punti di crisi di volta in volta emergenti oppure processo costituzionale formale che abbia come punto di avvio la fondazione di una nuova entità? Le due differenti visioni e strategie, quella del francese Jean Monnet (riduttivamente definita funzionalista) e dell’italiano Altiero Spinelli (federalista) hanno inquadrato, nel secondo Dopoguerra, il vivace confronto dialettico sulla costruzione europea. Dibattito che, nonostante gli indubitabili passi avanti compiuti nel complesso processo di integrazione, è arrivato fino all’Europa dei giorni nostri, alla luce dei risultati, delle questioni ancora da risolvere, dei gap istituzionali e decisionali da colmare e delle emergenze da governare. Un percorso concettuale e metodologico, prima ancora che giuridico al quale richiamarsi – e ciò non appaia azzardato – anche per provare a comprendere, certo senza Monnet e senza Spinelli, le diverse posizioni culturali che si stanno di fatto e legittimamente confrontando nell’area urbana Corigliano-Rossano rispetto al progetto di comune unico. La Costituzione Europea sta all’atto d’impulso per la fusione così come le due posizioni, funzionalista e federalista, stanno rispettivamente, la prima, alla richiesta di approfondimento e verifica gradualista (più vicina alle tesi di Monnet) indicata dal consiglio comunale di Corigliano e, la seconda, alla scelta di approvare subito la delibera per l’atto d’impulso, interpretata dall’assise civica di Rossano (più vicina alle idee di Spinelli) come momento iniziale. Il 16 gennaio scorso, nei due consigli comunali si sono materializzate due visioni diverse e che tutto sommato, così come avvenne per i due padri fondatori europei, restano finalizzate a raggiungere lo stesso obiettivo: la fusione di Corigliano e Rossano, considerata un momento di progresso ed una opportunità storica. Ciò che distingue è il percorso, il metodo, le priorità, i tempi. Così come per Spinelli, che pensava agli Stati Uniti d’Europa, il momento costituente è il punto di avvio di un processo destinato a costituire la statualità europea, allo stesso modo per i sostenitori dell’approvazione immediata dell’atto d’impulso, ogni altra discussione su tutti gli ipotetici punti critici della fusione, la cui approvazione è comunque affidata al referendum, deve essere necessariamente rinviata. Per Monnet, invece, le istituzioni nazionali interessate a condividere percorsi di integrazione avrebbero dovuto avvertire ed interpretare prima la responsabilità di individuare di volta in volta l’avanzamento massimo possibile, attraverso un trasferimento di potere dal livello nazionale a quello comunitario, facendo leva sui punti di crisi che non potevano essere risolti a livello di singolo Paese. Ed è in quest’ultima tesi che riecheggia l’opinione di quanti, ritornando al dibattito sulla fusione Corigliano-Rossano, ritengono più utile all’interesse generale delle due cittadinanze confrontarsi prima nel merito dei singoli e concreti ambiti di effettiva collaborazione, condivisione e fusione funzionale, in termini di gestione, servizi e progetti comuni, in vista della costituzione formale di un comune unico, momento finale di un processo graduale di integrazione tra le due amministrazioni e città. Così come è accaduto del resto con la stessa attuale Unione Europea (UE), istituita col trattato di Maastricht nel 1992, dopo la Comunità Economica Europea (CEE) confezionata nel trattato di Roma del 1957 e nata – esattamente come prospettava Jean Monnet, la cui tesi venne quindi preferita a quella di Altiero Spinelli – con la costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) nel 1951, attuando i propositi contenuti nella celebre dichiarazione Schuman del 9 maggio del 1950, considerata l’atto di nascita dell’Europa unita. Tutto partì insomma dalla scelta di mettere in comune soltanto le produzioni di due materie prime (carbone ed energia) in un’Europa di sei soli paesi: Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Il seguito lo conosciamo tutti. Corigliano e Rossano – è la tesi di quanti credono nell’esigenza di verifica gradualista ed approfondimento funzionale – potrebbero mettere in comune già adesso la gestione di alcuni servizi fondamentali, centralizzare ad esempio contratti ed appalti, presentarsi con un’immagine turistica unitaria all’ospite. Cose che però non fanno affatto. In vista dell’unico obiettivo comune, il dibattito tra le due diverse opzioni, oggettivamente avviato su iniziativa di alcune associazioni territoriali, resta aperto seppur a tutt’oggi elitario. Probabilmente un passo indietro da parte degli attuali attori privati e associativi rispetto alla necessaria assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni pubbliche e di quanti democraticamente le rappresentano potrebbe contribuire a far entrare quanto meno le popolazioni nel dibattito ed a rendere forse più chiare e dirette le scelte da fare sulle due diverse e strade possibili da percorrere, così come la storia europea dimostra.

Commenta

commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*