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Fusione Corigliano-Rossano: tra ragioni e cadute di stile

fusioneIl 22 ottobre prossimo, come ormai quasi tutti i cittadini di Corigliano e Rossano dovrebbero sapere, si va al voto. Per esprimere il proprio voto attraverso un referendum consultivo sulla proposta di legge di fusione delle due città. Un avvenimento di portata eccezionale. Di importanza epocale. Che, ci sembra, sembra non essere stato capito, o compreso, appieno da buona parte della popolazione.

Per ben precise responsabilità di chi invece di pensare a informare al meglio la propria popolazione, ha pensato, e continua a pensare, più che altro a far saltare il tutto. Prima con il ritardo di oltre un anno per l’approvazione del proprio atto di impulso. Poi con la richiesta al Presidente della Giunta regionale Oliverio (accolta) di prorogare il giorno dell’indizione del referendum. Poi con il balletto dell’allargamento della proposta di legge a Cassano e Villapiana. E ancora con il ricorso al Tar (respinto) e poi al Consiglio di Stato. Oltre che con due consigli comunali per cercare di revocare l’atto di impulso approvato il 3 febbraio del 2016. Il riferimento, è chiaro, è all’amministrazione comunale di Corigliano. Che, per carità, ha tutto il diritto di essere contraria alla fusione. Ma nel rispetto delle istituzioni, dei modi, dei tempi e, soprattutto, dei cittadini che vogliono comunque andare al voto.

LA RICHIESTA DI DIFFERIRE LA DATA DEL REFERENDUM DI 90 GIORNI
rossano

Il Presidente del Consiglio comunale di Rossano, Rosellina Madeo

A quasi un mese dal voto, quindi, la Giunta comunale di Corigliano guidata dal Sindaco Giuseppe Geraci somiglia a quel classico animale ferito che tenta gli ultimi colpi di coda prima della morte. Chiaramente non è così. Ripetiamo: la scelta di propendere per il “No” alla fusione è legittima. E la rispettiamo. Così come, in egual misura, rispettiamo la scelta di chi è per il “Si”. Sono sbagliati i modi. Come l’ultimo, discutibile quanto intempestivo tentativo. Una lettera che Geraci e il Presidente del consiglio coriglianese (Pasquale Magno) hanno indirizzato ai rispettivi colleghi di Rossano, Stefano Mascaro e Rosellina Madeo. Documento in cui si chiede di convocare un Consiglio comunale congiunto per emanare un documento comune da sottoporre all’attenzione del Presidente della Regione in cui si chieda il differimento del Referendum di “almeno 90 giorni”. Per fare in modo che si avvino le pratiche per uno studio di fattibilità e chiarire la questione dei bacini elettorali e sul calcolo dell’esito della consultazione. Richiesta adesso all’esame del Presidente Madeo e della conferenza dei capigruppo, il prossimo lunedì.

FUSIONE E STILE ISTITUZIONALE PERDUTO

Ma come si fa a inviare un documento del genere a chi, poco più di una settimana fa, ha approvato, invece, all’unanimità un documento in cui si rafforza in concetto di fusione? Cioé il consiglio comunale di Rossano, maggioranza e minoranza insieme. Che ha subito provveduto, attraverso il Presidente Rosellina Madeo, a inviare il documento stesso al Consiglio comunale di Corigliano. Senza aver ricevuto risposta alcuna. Grave mancanza di rispetto. E poi si chiede perfino un Consiglio congiunto per chiedere il differimento del referendum? Ma con quale pretesa? Correttezza istituzionale e stile imporrebbero, invece, il rispetto dell’elettorato. Una campagna elettorale serrata, ma corretta e leale. Nel pieno rispetto delle diverse quanto rispettabili posizioni e opinioni. Un mese di approfondimenti, di chiarezza verso gli elettori. Cose che stanno mancando. Con grave nocumento per i cittadini e il territorio tutto.

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