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Fusione Corigliano-Rossano: sondaggio tra i cittadini, vince il sì ma c’è ancora retaggio culturale

di SERAFINO CARUSO

sondaggio-fusioneSpesso si è detto, denigrando l’iniziativa, che il processo di fusione è partito dall’alto. Dalla cosiddetta “stanza dei bottoni”. E non, come sarebbe dovuto essere, dal basso, dai cittadini. Togliendo, quindi, quel tratto caratteristico a tutti i processi democratici con un certo profilo.
E così abbiamo deciso di ascoltare il pensiero dei cittadini su questa tematica molto importante per il futuro del territorio. Recandoci nel centro storico ed allo Scalo sia di Corigliano che di Rossano.

CORIGLIANO
“È la cosa migliore che si possa fare – ci dice un signore coriglianese che vive da anni a Roma, ma che ritorna ogni venti giorni nella sua amata città -. C’è una viabilità disastrosa. Un’arretratezza spaventosa. Il territorio è trascurato. Soprattutto le strade. Venendo in autostrada ed arrivando a Cantinella ci si imbatte sempre, da anni, in una strada che sembra un colabrodo con tutte quelle buche mai asfaltate come si deve. L’unica possibilità rimasta è la fusione perché consentirebbe di fare una programmazione univoca ed incisiva per risolvere i problemi di questo territorio”. “Non sono d’accordo – dice un ragazzo – perché già Rossano ha preso tutto. Meglio ognuno per i fatti suoi”. Nella piazza con il monumento dedicati ai caduti della prima guerra mondiale c’è un fruttivendolo, che si dice d’accordo sulla fusione: “Diventiamo più forti, siamo più uniti. Noi coriglianesi siamo troppo prevenuti nei confronti di Rossano”.
Un altro signore, sempre in piazza, rispolvera un antico proverbio locale: “Corigliano massàr e ricc, Rossano barùnj e pezzent”, come a dire “qui abbiamo i soldi, ma a Rossano ci stanno le intelligenze”. E poi chiude: “Rossano soltanto ci potrebbe salvare. Sono più lungimiranti, vedono meglio. Sanno cosa fare per il territorio”.
“Sono d’accordo”, ci dice un giovane. E gli ricordiamo che molti, invece, soprattutto a Corigliano, non lo sono. E lui replica: “Sbagliano, l’unione fa la forza. Insieme si agisce meglio. E potremmo far decollare davvero questo territorio. Al bando i campanilismi”.
“Potrebbe essere – ci dice una donna mentre fa la spesa – una possibilità di miglioramento comune. Noi meridionali ci siamo sempre scissi. Sarebbe, lavorando sinergicamente, un buon trampolino di lancio per la Sibaritide”.
“Se si è uniti – ci dice un giovane coriglianese che però vive a Crotone – è molto meglio. L’unione fa la forza. Qui a Corigliano la maggior parte non la pensa così. C’è sempre stata rivalità tra Rossano e Corigliano. E credo ci sarà sempre”.
Allo Scalo in una Via Nazionale desertica (alle 11:30) incontriamo un commerciante, contrario alla fusione: “Mi piace stare qui a Corigliano. Anche se stimo e rispetto i rossanesi, non sono assolutamente d’accordo alla fusione. Sono solo cazzate che uniti avremmo più peso politico. Perché i rossanesi non l’hanno chiesta prima la fusione? Se ne accorgono solo ora che hanno perso il tribunale e l’Asl?”. “Sono d’accordo”, dice una studentessa con poche argomentazioni a sostegno. “Molto d’accordo”, replica la sua amica. “Rossano è 50 anni più avanti – dice una donna sui trent’anni – sia a livello urbanistico che sotto tutti gli altri aspetti. A Rossano sono più intelligenti. È brutto dirlo ma è così”.

ROSSANO

Nel centro storico di Rossano, tra piazza Steri e piazza SS. Anàrgiri, incontriamo un anziano, che molto cordialmente partecipa al sondaggio sulla fusione: “Se la facessero sarebbe una cosa magnifica. Si prenderebbe un po’ di potere nella zona perché qui a Rossano e Corigliano siamo rimasti isolati”.
“Non sono tanto d’accordo – ribatte un altro signore -. Siamo due paesi distinti da una vita”. Una signora dice: “La fusione con Corigliano potrebbe aiutare sia noi che loro”.
Poi un precario del Comune, Agostino: “Sarebbe cosa buona. La divisione tra le due città ha portato a perdere molte cose. Quello che chiedo è che i cittadini interessati alla fusione si coalizzino per fare questa benedetta fusione”. A Corigliano, gli facciamo presente, non sono molto d’accordo… “Corigliano sì, ha delle remore, ma penso che con il buon senso e la capacità degli amministratori di Corigliano si arriverà a capire che l’unica via d’uscita dal buio è la fusione”. Un signore è ottimista: “Pienamente d’accordo, piano piano ci arriveremo. A coloro che dicono di no dico che stanno su un altro pianeta. Per me la fusione aiuterà moltissimo”.
“Io non credo – dice un uomo imprecando contro la classe politica – a nulla di quanto sostengono tutti questi politici di casa nostra”. Un uomo che vive a Bologna da anni è d’accordo e dice che l’esperienza della fusione tra Comuni (l’Emilia è la Regione che ne ha fatte più di tutte) lì è stata positiva. “Non sono d’accordo – ci dice un altro signore – perché ogni paese deve stare per i fatti suoi. Prima di parlare del tribunale vediamo agli anni precedenti perché è stato tolto. Non c’entra nulla con la fusione. È stato tolto perché non funzionava. Quante cause ha fatto il tribunale negli ultimi 20 anni? La sanità? È qui che bisogna battere. Gli ospedali sono quelli che sono. Alla fine i reparti si chiudono. E sarebbe successo anche con la fusione. Per la cattiva amministrazione che si fa negli ospedali. Non abbiamo politici che battono il pugno a Roma. Vanno lì solo per riempirsi le tasche. Del Meridione non gliene frega niente. Quindi, ognuno per i fatti suoi e andiamo avanti”. “Non sono d’accordo, perché abbiamo identità e culture molto diverse”, ci dice Marco, sotto la torre dell’orologio. Uno a favore: “Rossano e Corigliano potrebbero fare le cose per bene.

Il fatto è che politicamente dipendiamo da Cosenza. Io lavoro su Lamezia. Ed ho constatato che l’agglomerato Lamezia ha un’economia fiorente. La divisione crea barriere. D’accordissimo alla fusione”. L’artista Pierluigi Rizzo: “Favorevole, si. Insieme potremmo risolvere tutti i problemi”. “Sono d’accordo”, ci dice un rossanese emigrato a Torino. “D’accordissimo – dice Franco in Viale della Repubblica – per un motivo semplice: ormai siamo arrivati all’assurdo. Abbiamo perso tutto. Ed i giovani stanno emigrando come noi negli anni ’50 e ’60. Prima avevamo tutto. Adesso nulla: tribunali, ospedali, treni. Con una fusione non ci sarebbe stato alcun taglio. Lo dobbiamo fare per i nostri figli, per i nostri nipoti. Con la fusione saremmo più forti”.
Incontriamo anche Francesco, ingegnere coriglianese, sempre stato di ampie vedute. “D’accordo si. Il territorio è martoriato. Si devono superare gli sterili campanilismi. I giovani hanno bisogno di speranza. Solo un territorio senza conflittualità potrà garantire loro benessere. Le forze e le intelligenze non mancano. È la politica che si deve spogliare di ogni retaggio culturale ed impedimenti mentali e far sì che l’obiettivo sia comune: un’unica grande città”.

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