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Fusione Corigliano Rossano: servono maggiori contributi economici

fusioneIn vista della istituzionalizzazione del processo di fusione tra le città di Corigliano e Rossano, le due amministrazioni chiedono interventi concreti. Intanto di tenere conto della sua eccezionalità della fusione stessa, deliberando un contributo finanziario straordinario, una tantum, di entità ragguardevole. Commisurando gli incentivi finanziari ordinari annuali alle dimensioni della Città unica. Un intervento anche sulla Legge di Bilancio 2018, chiedendo un rapido intervento con un emendamento. Per i nuovi comuni nati da una fusione, con più di 50 mila abitanti, il contributo decennale sia pari ai trasferimenti attribuiti per l’anno 2010 a ciascun comune beneficiario, senza decurtazioni e limiti di spesa. È quanto contenuto, rispettivamente, nelle due richieste congiunte delle Amministrazioni Comunali di Corigliano e Rossano, indirizzate da una parte, per ciò che concerne il Programma di riordino territoriale, alla Regione Calabria. Dall’altra, sollecitando apposita iniziativa parlamentare in vista delle vicinissime scadenze per la Legge di Bilancio 2018, all’ANCI, alla Commissione Bilancio di Senato e Camera e ai Ministeri dell’Interno e dell’Economia.

 IL CONTRIBUTO DECENNALE PER CORIGLIANO ROSSANO SIA PARI A QUELLI DEL 2010

“La previsione contenuta nella Legge di Bilancio 2018, che a decorrere dal prossimo anno eleva dal 50% al 60% la percentuale dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010 ed il limite massimo da 2 milioni di euro a 3 milioni per ciascun beneficiario, per i due esecutivi di Corigliano e Rossano – si legge nella richiesta – deve essere ulteriormente emendata. Per le fusioni che istituiscono un nuovo comune con popolazione superiore a 50 mila abitanti, a partire dal 2018  il contributo decennale è pari – è questo il testo dell’emendamento proposto – ai trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010 a ciascun beneficiario, senza alcuna decurtazione e senza  limite massimo di spesa”.

 LE FUSIONI PER COMUNI GRANDI DEVONO ESSERE SUPPORTATE CON MAGGIORI INCENTIVI

“La normativa in materia – questa la motivazione sottolineata dagli esecutivi Geraci e Mascaro – non tiene conto delle differenti problematiche che sottendono alla fusione di comuni di medie-grandi dimensioni, rispetto a quelli minori, sotto i 5 mila abitanti. Così come la misura dei contributi statali non tiene conto della maggiore incidenza dei problemi da risolvere nella prima fase della fusione che richiede risorse finanziarie proporzionalmente maggiori. Fusioni – si aggiunge – che lo Stato deve favorire ed incentivare ancor di più, perché rappresentano un aspetto importante della complessiva riforma della presenza istituzionale sul territorio, per dare efficienza ed efficacia all’azione amministrativa e nel contempo realizzare notevoli economie nella gestione dei servizi e sui costi della politica”.

(fonte comunicato)

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