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Fusione Corigliano-Rossano, referendum a rischio

di MATTEO LAURIA

Rossano CoriglianoLa fusione dei due comuni di Corigliano e di Rossano appare un parto più vicino all’aborto che alla nascita di una terza città in Calabria. Se ne sentono di tutti i colori, tesi contrastanti e sconfortanti allo stesso tempo.
E se la delibera d’impulso che dà il via libera al referendum dovesse passare, anche con i soli voti della maggioranza, lo si farebbe scomodando Montanelli: “Turandosi il naso”. Nessuno ha obblighi in una direzione o nell’altra. Ed è proprio per queste ragioni che bisognerebbe demandare ai cittadini il potere di decidere. Né gli attuali eletti hanno fatto campagna elettorale chiedendo il voto sulla fusione. In verità, qualcuno si è cimentato favorevolmente, salvo poi cambiare idea nel corso del mandato. Ma tradire gli elettori non è una novità, non fa neppure notizia. L’unico aspetto positivo è la determinazione del sindaco Giuseppe Geraci che ha deciso finalmente di portare la pratica in consiglio comunale, con o senza unanimità, con o senza maggioranza. Almeno, dimostra coraggio nel chiudere la pratica dopo un anno di inutile attesa. Nel gennaio 2015, le due amministrazioni comunali (Corigliano e Rossano) assumevano l’impegno di liquidare il punto contestualmente, visti gli incontri nei quali si era dimostrata convergenza. Ci fu anche la telefonata di Pasquale Magno, presidente del consiglio di Corigliano, all’ex presidente Vincenzo Scarcello nella quale il primo invitava il secondo a fissare la data per celebrare l’assise civica congiunta ma parallela. Invece, Rossano approvò all’unanimità, Corigliano rinviò. E meno male che si era d’accordo! Passa un intero anno e si arriva ai giorni nostri. I capigruppo a Corigliano si riuniscono e si rendono conto solo ora che si è al punto di partenza. Il presidente Magno attenderà questa settimana per accogliere eventuali emendamenti da integrare al dispositivo di delibera. La delibera d’impulso, come riferito in più circostanze, è da ritenere un atto tecnico, non politico. Dà il via libera a un’istruttoria. Nulla di più. Invece, forse volutamente, s’ipotizza di tutto e di più. Si parla di sanità, di giustizia, di certezze circa l’ubicazione di uffici e servizi, di una classe politica rossanese che si presume dominante a quella coriglianese. Una serie di “castronerie” che con il referendum non ha nulla a che vedere. L’obiettivo della fusione è incassare i benefici che essa prevede. In questo Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna fanno scuola.
Per gli amanti delle identità, le stesse vengono salvaguardate. L’unica variabile è: unico sindaco, unico consiglio comunale, unica burocrazia. Per il resto, rimane tutto come prima, eventualmente verranno istituite le circoscrizioni nelle attuali case comunali. Quali equilibri, perciò, verrebbero intaccati? Non è dato sapere.
O meglio, poiché oggi non si vive con l’anello al naso, con ogni probabilità l’arrivo della fusione rischia di interrompere quei rapporti consolidati nel tempo che hanno determinato una ricchezza di tipo oligarchico, escludendo le masse. In una recente relazione del Ministero dell’interno, si evidenzia come le fusioni siano utili a promuovere la razionalizzazione e il contenimento della spesa. «I comuni istituiti a seguito di fusione, che abbiano un rapporto tra spesa di personale e spesa corrente inferiore al 30 per cento, fermi restando i limiti previsti dalla legislazione vigente e la salvaguardia degli equilibri di bilancio, non si applicano, nei primi cinque anni dalla fusione, i vincoli e le limitazioni relativi alle facoltà assunzionali e ai rapporti di lavoro a tempo determinato.
Da ultimo, con il decreto del Ministero dell’interno del 21 gennaio 2015, sono state definite, a decorrere dall’anno 2014, le modalità e i termini per il riparto e l’attribuzione dei contributi spettanti ai comuni istituiti dall’anno 2014 in conseguenza di procedure di fusione di comuni o fusione per incorporazione.

In particolare, ai suddetti enti spetta, per un periodo di dieci anni, un contributo straordinario pari al 20 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti ai medesimi enti per l’anno 2010. Tale contributo viene erogato entro il limite degli stanziamenti finanziari previsti e in misura non superiore, per ciascuna fusione, a 1,5 milioni di euro».
A sentir parlare il sindaco Geraci e l’ex sindaco Antoniotti, non risulta che i due comuni abbiano uno stato di salute economico-finanziaria efficiente. Dire “no” alla fusione è solo un suicidio territoriale.

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