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Fusione Corigliano-Rossano, questione di dote?

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

fusione corigliano-rossanoChiedo scusa in premessa se, in questo editoriale, parlo in prima persona. Il caso lo richiede, considerato che si tratta di un recente confronto cordiale vissuto con persone attente al sociale. Ammetto che, riguardo alla proposta di fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano, ho sempre provato imbarazzo nell’esercizio della professione/mestiere di cronista. Poiché di volta in volta dovevo e devo, come un funambolo, camminare in bilico sul filo sottile dell’obiettività. Questa fortemente compromessa dal fatto che da oltre un ventennio credo nel progetto di fusione “Corigliano-Rossano”.  Il rischio di cadere nella faziosità è oltremodo alto. Mi dico convinto, tuttavia, che quando si crede in un’idea che tiene conto del bene comune, a tutela dell’interesse di un territorio, è un costo che vale la pena pagare, così come divenire oggetto di consapevoli antipatie.

FUSIONE CORIGLIANO-ROSSANO, SI RISCHIA DI ESAUTORARE IL CIVICO CONSESSO DI UN POTERE

Al referendum, ove mai dovesse celebrarsi, voterò “sì”. Per una serie di ragioni che nulla hanno a che vedere con una visione speculativa, legata alle opportunità di elevazione di un potere economico o politico. Per quanto mi riguarda non vedo differenze tra le due città, di nessun tipo, anche se in molti dissentono su questo punto. Non mi soffermerò sui pro e i contro della proposta, né sugli interessi. Tanto meno sulle volontà politiche notoriamente espresse da ogni soggetto in campo. Il dibattito è in atto da tempo e le posizioni si conoscono. C’è un aspetto ad ogni modo, che mi ha colpito durante una conversazione avuta nelle ultime ore con un giovane professionista, preparato, colto, con ruoli in passato anche di governo nella città di Corigliano.

La chiacchierata, alla presenza di più persone, d’un tratto si riversa sul tema della fusione Corigliano-Rossano. Ponendo al centro la necessità di procedere speditamente all’elaborazione di uno studio di fattibilità, poiché i cittadini hanno il diritto/dovere di conoscere in anticipo il destino delle due città. E sin qui nulla quaestio, anzi trovo legittima, anche se non condivido, la preoccupazione manifestata. Chiarisco, non condivido tale impostazione per il semplice fatto che il famoso “contenitore” di cui tanto si parla dovrà essere riempito dal futuro Consiglio comunale della terza città della Calabria. Anticipare i tempi è come esautorare di un potere il civico consesso di nuova formazione.

SI PENSA CHE CORIGLIANO SIA ECONOMICAMENTE PIU’ FORTE

Veniamo al punto che mi ha indotto a riflettere a voce alta. Il noto professionista a un certo punto afferma: ”Rossano cosa porta in dote? Noi abbiamo il porto, le clementine, la marineria… Rossano? L’Inps?”. Mutuo questa affermazione perché sono convinto che in tanti sono portatori di un siffatto pensiero. Si fa pesare, insomma, il dato che Corigliano sia economicamente più forte e, poiché Rossano non ha la stessa dote, prima di sedersi al tavolo di contrattazione occorre mettere in chiaro le posizioni. L’interlocutore, che a tratti richiamava ragionamenti di dottrina economica, ha posto un’obiezione avvertita e sentita da quella parte di popolazione che tende a mercificare anche i processi di alta valenza culturale. E non a caso, forse, Corigliano presenta una maggiore e spiccata economia, probabilmente legata a un’attitudine storica dedita al commercio.

FUSIONE CORIGLIANO-ROSSANO, LA VERA BATTAGLIA E’ UNIRE E APRIRSI AL TERRITORIO

Rossano invece, si è orientata sul terziario e su una vocazione più istituzionale. Anche questo aspetto va visto come elemento di ricchezza in chiave di sinergica integrazione. Trovo, mio malgrado, di pessimo gusto affrontare il tema della fusione partendo dalla “dote” dei due comuni, quasi a confrontarsi facendo l’elenco della spesa su chi ha di più o di meno. A Corigliano come a Rossano ci sono validi imprenditori, artisti, artigiani, professionisti, persone capaci di produrre e di creare. Che, se messi insieme, possono tradursi in un alto potenziale. Purtroppo, oggi, l’attuale stato di cose tiene tutte queste intelligenze divise, lontane dall’interazione.  La vera battaglia è dunque, unire e aprirsi al territorio ai vari livelli. Evitando, possibilmente, forme di competizione deleteria.

Credo sia importante guardare al presente e al futuro partendo da quest’assunto. E’ uno dei pochi casi in cui forse è un bene non calarsi in un passato in cui è prevalsa la litigiosità, il localismo, l’asservimento ai luoghi di controllo e di dominio a tutti ben noti.

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