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Fusione Corigliano-Rossano, Minnicelli: il vantaggio principale è politico!

Avv. Amerigo Minnicelli, coordinatore comitato “100 Associazioni”

di SERAFINO CARUSO

Del progetto di fusione tra Corigliano e Rossano ne parla dai primi anni ’90. Con convinzione e coscienza. L’avvocato Amerigo Minnicelli, coordinatore del Comitato “100 Associazioni”, che da quattro anni ha fatto partire, dal basso, un invito per le due amministrazioni comunali su questo argomento, ci accoglie nel suo studio con la consueta cordialità. Vogliamo cercare di capire la sua idea di fusione. In sostanza, quali i veri e reali vantaggi dall’unione amministrativa e politica tra questi due grandi Comuni calabresi. Ricordiamo che, se si dovesse concretizzare, la Città Corigliano-Rossano diventerebbe la terza della Calabria per numero di abitanti. La prima per estensione territoriale.

d.: Avvocato Minnicelli, lei, insieme a tutto il Comitato, è molto impegnato per portare avanti questo progetto. Che ha ottenuto il benestare del Consiglio regionale della Calabria, grazie all’approvazione delle delibere dei due Comuni e al progetto di legge specifico presentato dal Consigliere regionale Giuseppe Graziano. Insomma, si va verso il referendum. Ma quali sarebbero, secondo lei, i veri vantaggi di questa fusione?

r.: Negli anni ’60 ricordo che a Rossano c’era una “guerra” politica tra comunisti e democristiani. Tra i comunisti c’era una simpatica persona, Stefano Milei. Uomo caustico. In un suo celebre comizio, seguito a quello dell’allora Sindaco, disse: “Il mio predecessore mi ha fatto la nota della lavandaia“. Per dire che gli aveva fatto l’elenco delle cose fatte dall’amministrazione. E che per lui erano di poco conto, così come erano di poco conto i panni che generalmente si portavano a lavare dalla lavandaia. Ho fatto questa premessa per dire che noi non possiamo trattare questo argomento come dei contabili che segnano i vantaggi. Che pur ci sono. Parlo di vantaggi fiscali, occupazionali perché le piante organiche possono espandersi, forzando le norme di stabilità. Rappresentare ai Ministeri che questa nuova realtà ha bisogno di finanziamenti, di infrastrutture, che non c’è alcun limite alla ricomposizione delle infrastrutture di questa città che sorge. Sono vantaggi, già questi, di grosso rilievo. Ma se noi ci fermassimo su questo, saremmo degli sciocchi. Degli stupidi. Saremmo proprio come la nota della lavandaia. Il vero vantaggio è un vantaggio politico! Che si conseguirà con il tempo. Perché se poniamo mente alle ultime elezioni provinciali, dove se Corigliano e Rossano fosse stato un Comune unico e avessero votato compatti ne pigliavano cinque, di consiglieri provinciali. Solo sommando i voti di Corigliano e di Rossano. E invece se n’è preso uno solo. Si capisce, quindi, ancora quanto si debba costruire e quali potenzialità enormi ci sono.

d.: Le divisioni tra queste due Città hanno giocato un ruolo fondamentale in ciò che oggi sono. Vale a dire un’area urbana senza un’anima, senza servizi e tanta disperazione. Seppur con tante potenzialità.

r.: Il vero interesse di quest’area a fare la fusione è quello di essere un soggetto capace di avere un vero impatto nella politica regionale, provinciale e nazionale. Cosa che noi non abbiamo mai avuto, in questi ultimi trent’anni. Perché si andava separati alle trattative. Oppure addirittura non si andava nemmeno. Non solo, ma questo ha dato la stura alla divisione tra le due città. Per far sì, ad esempio, che si perdesse addirittura il Tribunale di Corigliano e di Rossano. No Tribunale di Rossano: perché il Tribunale era di Corigliano e Rossano. E sarebbe transitato, se fosse rimasto, già ad Insiti. Perché le infrastrutture vengono finanziate a prescindere dai patti di stabilità. E noi avremmo potuto edificare il nostro Tribunale ad Insiti. Così come andremo a edificare lì il nuovo Ospedale della Sibaritide. E quindi anche la nuova stazione ferroviaria. Insiti è il luogo dove raccoglieremo tutti questi servizi, che saranno i servizi comuni. Ma questa è una fase successiva. Adesso siamo nella fase delle proposizioni. Su istanza delle associazioni. Anche se poi hanno deciso le due amministrazioni comunali e l’intero Consiglio regionale.

d.: Come ci si preparerà per il referendum popolare?

r.: Io penso che in vista del referendum (il Presidente della giunta regionale Oliverio è convintissimo su questa nostra iniziativa ed è deciso a calendarizzare la data del voto) dovremo essere bravi a misurarci con i cittadini, spiegando quelle che sono le risorse che entrano in campo. Vale a dire più servizi, più occupazione (c’è una fortissima crisi economica in questo territorio), più economia, più risorse, meno tasse, grazie all’efficientamento dei servizi e i tagli agli sprechi.

d.: Ma fusione non significa per forza di cose efficienza dei servizi. O sbaglio?

r.: L’efficienza dei servizi è una cosa che bisogna sapersi conquistare. Certo, potrebbe anche esserci oggi senza la fusione. Non attribuiamo alla fusione una funzione taumaturgica. No! Facciamo la fusione, ma ci dobbiamo svegliare. Prendiamo l’esempio dell’Enel. Adesso abbiamo un cadavere. Si dice, per colpa di chi non l’ha voluta trasformare a carbone. E’ facile dire questo, ma le centrali a carbone stanno chiudendo ovunque. Questo colosso un conto è se ha a che fare con due amministrazioni, o una sola. Un altro conto è se avrà a che fare con una vera grande Città. Quindi, cambia radicalmente il target della valutazione di ogni cosa. Così come per il Tribunale: se ci fosse stata la Città, il Ministero (nonostante le carte false…) non avrebbe potuto non tenerne conto. E’ chiaro, quindi, che se con il Comune unico saremo amministrati da idioti, non faremo niente. Resteremo poveri e pazzi alla stessa maniera. Però io penso che su 80mila abitanti si ha più possibilità di scegliere, come rappresentante, chi non ha un parentato di duecento persone. Non basterà più il parentato, ma anche qualcosa in più per essere eletto in una vera grande Città.

d.: I prossimi passi da fare? 

d.: Intanto dobbiamo stimolare il Presidente della Regione a scegliere la data del referendum. Il 7 febbraio come Comitato ci riuniremo, con i rappresentanti delle due amministrazioni comunali, per cominciare a parlare di date. Vedremo anche di affrontare questo tema finanziario che sembra preoccupare le “Merkel” di turno più del necessario. Chiariremo un po’ questi aspetti e poi, una volta scelta la data del referendum, che non dovrà essere troppo prossima, dobbiamo avere il tempo di prepararla questa elezione. Non perché si tema il “no”. Ma si può temere l’astensione. Che è il vero pericolo. Io penso che la partecipazione minima in entrambi i Comuni non dovrà essere inferiore al 30 %. Poi se saranno di più, e io penso che saranno di più, tanto meglio. Questo significa andare nelle campagne, nelle contrade, nei centri urbani, andando a spiegare i vantaggi, ma soprattutto, ripeto, il ritorno politico, di questa fusione. Nei prossimi tre mesi, come Comitato, avremo il compito di andare, con le due amministrazioni comunali, presso tutte le Amministrazioni dello Stato: Ministeri, Parlamento, Inps, ecc., per dimostrare che questo progetto è valido e che poi dovranno essere consequenziali. Cioé dovranno capire che in questo territorio non deve mancare nulla, riguardo alla presenza dello Stato. Separati siamo due paesoni. Uniti, invece, saremo una vera grande Città.

 

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