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Fusione e… confusione sul progetto

fusioneSul progetto di fusione Corigliano-Rossano regna molta confusione ed è per questo che i rappresentanti di Sinistra Italiana, Alberto Laise e Mattia Salimbeni, intervengono nel dibattito per spiegare il loro no a questo progetto. “I nostri dubbi – si legge in una nota – possono essere schematizzati in 10 punti: 1) finanziamenti statali: tanti dubbi e poche certezze. La famosa “pioggia di finanziamenti statali” in realtà appare molto più limitata rispetto a quanto si racconta; 2) non votiamo una fusione che poggia le sue basi sul nulla. Non esiste un progetto, una pianificazione, un prototipo di città unica similare a quella che si sta pensando. Sarà tutto affidato alla Provvidenza; 3) più siamo, più paghiamo (effetto diseconomie di scala).

Uno studio effettuato dall’Istituto Sose afferma che un aumento della popolazione non sempre equivale ad un risparmio in termini di “spesa procapite”, anzi; 4) una fusione si propone, non si propina; 5) vogliamo piu’ garanzie; 6) bilanci: oggetto misterioso; 7) territori vasti e diversi; 8) referendum consultivo che ha trasformato il suo ruolo; 9) legge quadro regionale incompleta e pericolosa, urge uno stop&go; 10) siamo una comunita’ coesa e convinta? Come già detto, ogni processo di fusione, deve avere alla base la percezione delle popolazioni coinvolte come di un qualcosa di inevitabile e “naturale”.

FUSIONE, DISCUSSIONE RISTRETTA A POCHE DECINE DI CITTADINI

Questo è innegabile che non è il sentimento comune alle due città. La discussione langue ed è ristretta a poche decine di cittadini. Le voci politiche che partecipano attivamente alla discussione sono poche e, spesso, tendono a non parlare con chiarezza. Ed in queste condizioni, che tipo di progetto potrebbe nascere? Un qualcosa che ha le sembianze più simili ad una scommessa che ad atto consapevole. Non può bastare la necessità, condivisa da entrambe le parti, che occorre costruire uno strumento capace di risolvere la crisi che attanaglia questo territorio. Lo strumento deve essere certo e le condizioni valutate con feroce realismo. E dovrebbe essere soprattutto condivisa l’idea che occorre ribaltare l’agenda politica nazionale, sempre meno interessata alle sorti del meridione d’Italia. Se non muta questa “precondizione” – concludono Laise e Salimbeni – non possiamo sperare che altre “surrogate” possano sconvolgere l’esistente”.

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