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Fusione comuni, tra ricorso al Tar e normativa da rivedere

di ROSSELLA MOLINARI

fusioneQuesta fusione non s’ha da fare. Sembra essere questo il principio ispiratore della recente decisione, da Corigliano, di ricorrere al Tar. Mai questione fu più dibattuta della possibilità di giungere ad un Comune unico, con posizioni nette e divergenti che stanno animando il dibattito in entrambe le città. E, accanto al proliferare di Comitati (molti dei quali favorevoli al Si), adesso arriva anche il ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Sono cinque i cittadini coriglianesi, tra cui il consigliere comunale di maggioranza Angelo Caravetta, ad adire le vie legali contro il decreto del Presidente Oliverio che indice il referendum del 22 ottobre 2017, funzionale a perfezionare la fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano. Citando anche l’esempio del Comune di Fano, si denunciano “pesanti lesioni alla Costituzione e ai vincoli Ue”, a fronte delle quali si “sollevano altresì interessanti questioni di legittimità costituzionale”.

FUSIONE, PUBBLICATO DOCUMENTO NEI GIORNI SCORSI DUL SITO DELLA REGIONE

Più che legittimo esprimere e difendere le proprie posizioni. Ma, inutile negarlo, questo atteggiamento ci riporta alla mente un altro ricorso, quello proposto anni fa da un comitato coriglianese contro la realizzazione del Dea (Dipartimento Emergenza e Accettazione) a Rossano. Con il risultato che il Dea non fu realizzato né a Rossano, né a Corigliano, né altrove nella Sibaritide. Dove lo stato dell’offerta sanitaria è sotto gli occhi di tutti e dove molte vite probabilmente potevano essere salvate. In quella occasione, il territorio perse sia il Dea sia il finanziamento. Troppi, ancora oggi, gli atteggiamenti ostili alla crescita e allo sviluppo del territorio.

Tornando alla fusione dei due Comuni, mentre a questo punto si impone una seria riflessione anche in seno alla maggioranza di governo coriglianese, a livello regionale si discute di una eventuale revisione della normativa in materia. L’obiettivo è, da una parte, facilitare i processi e, dall’altra, definirne meglio ogni singola fase. Con, tra le altre cose, maggiori poteri alla Regione e uno studio di fattibilità che accompagni le delibere dei consigli comunali. Sono alcuni dei punti contenuti nel documento finale pubblicato nei giorni scorsi sul sito della Regione Calabria e stilato a conclusione del confronto sul tema della fusione tra comuni, a cura dei relatori: prof. F. Aiello, prof.ssa C. Tubertini, dott. M. Marotta, dott. F. Jorio, dott.ssa L. Concilio, ing. E. Barbagallo.

FUSIONE, RIVEDERE LA NORMATIVA

Un documento che avanza una serie di proposte nell’ambito della revisione della normativa regionale al fine di disciplinare al meglio ogni singola fase del processo che porta alla fusione dei comuni. Processo che si sta diffondendo ampiamente a livello nazionale (Nel 2017 sono state approvate 14 fusioni di comuni, di cui quattro per incorporazione, per un totale di 31 comuni soppressi) e che nella Sibaritide rappresenterebbe un evento di portata storica per le dimensioni dei due comuni di Corigliano e Rossano, per i quali l’iter è già in corso e il prossimo 22 ottobre è fissato il referendum consultivo. Tra gli obiettivi prioritari della nuova normativa regionale vi dovranno essere: facilitazione dei processi di fusione; attenzione al principio di adeguatezza (no fusioni “ad ogni costo”, ma fusioni che creino comuni forti e in condizioni di svolgere effettivamente le proprie competenze).

FUSIONE, REGIONE “VIGILE” SULL’INTERO ITER

I relatori della proposta, evidenziando la necessità di rivedere e adeguare la normativa, suggeriscono un’azione più incisiva e regolamentata della Regione Calabria che, con adeguati strumenti organizzativi e metodologici, dovrebbe “vigilare” sull’intero iter. Punto fermo della proposta è che la Regione sia parte attiva, anche attraverso eventuali piani di riordino territoriale e l’istituzione di una specifica struttura interna in grado di fornire supporto e accompagnamento ai processi di fusione con un team multidisciplinare (giuridico, economico, organizzativo, sociologico, bilancio e contabilità) che può prevedere l’utilizzo mirato (e sempre multidisciplinare) di competenze esterne.

Per supporto si intende anche quello all’elaborazione dello studio di fattibilità economico-finanziaria che può essere predisposto internamente dagli uffici comunali o essere affidato all’esterno (la Regione può prevedere a tale proposito appositi contributi regionali assegnati tramite bandi annuali nei quali sono definiti i criteri per l’assegnazione e gli importi).

FUSIONE, LE RISORSE E LA COPERTURA ECONOMICA

Per quel che riguarda le risorse economiche e la relativa copertura, i relatori prevedono la necessità di “definire con certezza le risorse regionali disponibili annualmente per incentivare le fusioni e valutare che tra i criteri di assegnazione di risorse a valere sui POR vi sia in modo significativo l’aver concluso processi di fusione. Definire ex ante i criteri di erogazione dei contributi (popolazione, territorio, numero comuni coinvolti, …)  e prevederli possibilmente nell’ambito dei piani di riordino; prevedere specifici contributi per studi di fattibilità economico-finanziaria di fusioni orientati all’analisi organizzativa e alla sostenibilità economica di medio periodo e, quindi, riutilizzabili anche in caso di mancata fusione in un’ottica di individuazione delle criticità e di riprogrammazione dei servizi prevedendo, come condizione per l’ottenimento dei contributi, una fase di partecipazione della cittadinanza al processo decisionale.

FUSIONE, ESSENZIALE LO STUDIO DI FATTIBILITÀ 

Entrando nello specifico, per i relatori la proposta di fusione presentata al Consiglio regionale, previa deliberazione dei Consigli comunali, deve essere accompagnata da un piano di fattibilità (parte integrante della relazione di accompagnamento) che deve trattare i seguenti aspetti: a. Analisi economica del territorio, della popolazione e delle prospettive di sviluppo; b. Esame della convenienza economica; c. Fattibilità tecnico-organizzativa; d. Fattibilità economico-finanziaria; e. Fattibilità politico-istituzionale.

Da qui il necessario giudizio preventivo di meritevolezza, tenendo conto del piano di fattibilità, prima di procedere alla deliberazione del referendum consultivo che dovrà anche prevedere la scelta, oltre che sulla fusione, anche della denominazione del nuovo Comune tra una rosa di nomi proposti dalle amministrazioni comunali nell’istanza per la fusione.

FUSIONE, ISTITUIRE OSSERVATORIO REGIONALE

Altro punto fondamentale contenuto nella proposta elaborata è l’istituzione, presso la sede della Giunta regionale, nell’ambito della struttura preposta ai processi di riordino territoriale, di un Osservatorio Regionale per le Fusioni e delle altre forme di integrazione, a sostegno delle municipalità. L’Osservatorio, composto da personale, dirigente e non, della Regione, dei Comuni e delle Prefetture, tecnici ed esperti di enti terzi con competenze multidisciplinari, è deputato a monitorare ad ampio raggio gli effetti che scaturiscono dal processo di fusione dei Comuni promuovendo, qualora necessario, azioni di miglioramento, semplificazione e accompagnamento. Deve inoltre monitorare l’effettiva convenienza economica, la realizzazione delle economie di scala e le discrasie rispetto ai piani di fattibilità economico-finanziari.

 

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