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Fusione, è il caso di distendere i toni

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

fusioneIl clima poco cordiale che si sta innescando in alcuni settori delle due città non aiuta ad elevare culturalmente il tessuto sociale, né è utile ad avvicinare Corigliano e Rossano in vista del referendum sulla fusione fissato per il 22 ottobre 2017. Toni e contenuti riscontrati anche in una certa parte della classe dirigente rischiano di incrinare rapporti storici sempre improntati comunque all’amicizia e al rispetto istituzionale. Fatta eccezione per alcuni singoli episodi. Il referendum ora, deve rappresentare solo un banco di prova. Capire se le popolazioni sono pronte o meno a concretizzare un progetto che traduce le due realtà in una unica grande città, la prima in Calabria per estensione. Con tutti i benefici che ne possono derivare.

Ovviamente, come in tutte le proposte, vi sono i “pro” e i “contro”, non a caso taluni definiscono “conservatori” colori i quali sono contrari alla fusione, “progressisti” chi punta invece al cambiamento. La democrazia suggerisce la proposizione delle idee mediante ogni tipo di strumento di comunicazione, dalle piazze ai social, dai media radiotelevisivi alla carta stampata o siti web. A nessuno è preclusa la possibilità di affermare il proprio pensiero. Perché allora offendersi? A chi gioca l’elevazione del clima di tensione tra le parti? Di solito colui il quale usa toni poco urbani trasmette evidenti segnali di debolezza, forse perché convinto che sul piano del merito abbia poco da proporre o aggiungere. E allora ricorre alle offese, alle denigrazioni, alle visioni complottistiche, al marcio, ai veleni.

FUSIONE, ARRIVIAMO AL 22 OTTOBRE CON MATURITA’

Qui esistono due proposte: da un lato la prosecuzione dello stato esistente, dall’altro la possibilità di guardare al futuro con un approccio diverso. L’urna emetterà il verdetto. Non bisogna temere gli elettori chiamati ad esprimersi, ai quali è demandata l’ultima parola in termini di volontà popolare. Tra l’altro si tratta di un referendum consultivo non vincolante, pertanto la classe politica, una volta sancito l’esito si potrà determinare anche in maniera diversa. Il teatrino cui si sta dando vita in queste ore non è affatto piacevole. Talvolta si compromettono anche i rapporti personali, che nulla hanno a che vedere con una visione politica progettuale diversa. Le due proposte in campo sono legittimamente meritevoli di attenzione.

Il problema vero è che oggi, rimanere divisi, è un lusso che non possiamo più permetterci. Ma in questo editoriale non vorrei prestarmi a tentativi di perorare una causa a danno di un’altra. L’aspetto che invece mi sento di affrontare è quello della democrazia. Ognuna delle parti in causa dia seguito alla macchina dell’informazione e della sensibilizzazione nelle piazze, attraverso i media, tra gli elettori, poi alla fine il cittadino si esprimerà. Di quel verdetto occorrerà prendere atto, nel bene o nel male. Al 22 ottobre però arriviamoci con maturità e, soprattutto, con rispetto reciproco.


 

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