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Fusione, Ascente: nessun ordine di scuderia

fusioneUn voto “consapevole e cosciente, nessun ordine di scuderia”. Così il consigliere comunale di maggioranza Antonio Ascente difende la scelta, a suo dire più che ponderata, di votare, nel febbraio 2016, l’atto di impulso alla fusione dei comuni di Corigliano e Rossano. Un tema caldo, in questi giorni. Che sta dando vita ad un nutrito dibattito. Alimentato anche dal recente ricorso al Tar. Teso a chiedere la sospensione, e nel merito l’annullamento, del decreto con cui Oliverio ha indetto il referendum per il prossimo 22 ottobre. Nonché delle delibere consiliari di Rossano e Corigliano.
Tra i promotori dell’azione legale dinanzi al Tribunale amministrativo anche il consigliere comunale di maggioranza Angelo Caravetta.

Un dato, questo, che ha già fatto insorgere altri consiglieri di maggioranza. I quali, come d’altronde lo stesso Caravetta, avevano votato la delibera d’impulso. “Nessuna spaccatura all’interno della maggioranza – afferma Ascente a margine dell’incontro promosso dai comitati per il Si in piazzetta Portofino, a Schiavonea –. Abbiamo semplicemente chiesto un chiarimento all’Amministrazione comunale. E alla nostra richiesta si sono aggiunti anche tre consiglieri di opposizione. Il ricorso al Tar ci lascia quanto meno basiti. Poiché ci sembra strano che ora si facciano dei passi indietro rispetto al voto della delibera”. Delibera che, come si ricorderà, venne approvata con 21 voti favorevoli e 4 contrari. E che, come ora ribadiscono i consiglieri Antonio Ascente e Franco Bruno “parla chiaro”.

FUSIONE, ASCENTE: CI SI STA GIOCANDO IL FUTURO DELLE DUE CITTA’

È poi il consigliere Bruno, sempre a margine dell’incontro in piazzetta Portofino, ad evidenziare che “a parte le perplessità di qualche consigliere, la maggioranza riafferma una scelta politica fatta nell’organo supremo istituzionale che è il consiglio comunale”. Non erano mancate, nei giorni scorsi, allusioni ad un “ordine di scuderia”. In base al quale la maggioranza dei consiglieri votò all’epoca l’atto d’impulso, magari senza troppa convinzione. “Nessun ordine di scuderia – chiarisce ora Antonio Ascente – il voto è slittato di un anno e in quel tempo ognuno di noi ha ragionato. Votare un atto di impulso da cui scaturisce il referendum sulla fusione pesa molto sulla coscienza di ciascun consigliere comunale, ci si sta giocando il futuro delle due città. È un voto cosciente nessuno poteva tirarci dalla giacchetta”.

Sul punto, così come sull’intenzione o meno di costituirsi dinanzi al Tar, al momento non è giunta alcuna dichiarazione pubblica da parte del sindaco Giuseppe Geraci al quale, così come al presidente del Consiglio comunale Pasquale Magno, sono giunti appelli da più parti.

Fonte: La Provincia di Cosenza

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