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«Fusione a metà, Stasi mortifica Corigliano»

Il Movimento del Territorio chiede l’intervento del Prefetto e della Presidente Santelli

«A distanza di un anno dall’elezione dell’attuale Sindaco, prendiamo atto, con sommo rammarico ed a prescindere dalle posizioni di ciascheduno in merito, che l’avvenuta fusione tra le realtà cittadine di Corigliano Calabro e Rossano non si è ancora tradotta in un concreto e armonico sviluppo tra le medesime, ma addirittura in una sperequazione di servizi e interventi a tutto favore della sola realtà rossanese. Risultato di una politica ingiusta per l’area coriglianese portata avanti dall’Amministrazione comunale e profondamente irrispettosa di quanto contenuto nella stessa legge istitutiva della suddetta fusione».

È quanto sostiene il Movimento del Territorio, formazione politica di recente costituzione ma già profondamente radicata in loco. Una presa di posizione, questa odierna, messa nera su bianco, a margine di una riunione svoltasi in modalità remota, in un documento che porta la firma di Pasqualina Straface, Giuseppe Curia, Gilberto Capano, Luciano Tramonti, Rosamaria Morano, Antonio Felicetti, Natale Gencarelli, Giuseppe Spataro, Annalisa Spataro, Salvatore Trotta, Adriano Primavera, Silvana Dima, Francesco Albamonte, Gianni Corrado, Francesco Marino Scarcella, Ciro Iaquinta, Domenico Manfredi, Alfredo Silvano, Antonietta Sposato, Giuseppe Nicoletti, Franco Sinfonico, Francesco Pettinaro, Angela Iacino, Roberto Durante, Placido Malagrinò, Anna Molinari, Dora Martilotti, Vincenzo Marino, Concetta Marghella, Antonio Martilotti, Giuseppe Santella, Mario Avena, Giovanni Russo.

«Corigliano, per estensione territoriale e densità demografica, dovrebbe rappresentare la realtà baricentrica della nuova città, la terza della Calabria, invece così oggi non è affatto. Tutt’altro. È divenuta, in barba anche a quanto sbandierato dal Sindaco in campagna elettorale, una costola di Rossano, quasi in procinto di divenirne una frazione. Si afferma ciò – sostengono dal Movimento del Territorio – non in ossequio ad una sterile politica campanilistica, ma alla luce di una situazione che si sta protraendo ormai da tempo. Basti pensare alla questione sanità, con l’ospedale “Compagna” in fase di declino e di graduale depotenziamento di tutti i suoi reparti, dalla paventata chiusura del pronto soccorso, scongiurata solo grazie alla mobilitazione popolare, al trasferimento di risorse professionali presso il presidio “Giannettasio”, in luogo dell’idea di una sorta di non meglio definito polo Covid astruso dalla realtà e privo di qualsivoglia riconoscimento. Cosa dire, poi, in merito alla questione della macchina amministrativa e istituzionale? Le sedute del Consiglio comunale si svolgono ormai esclusivamente presso la sala consiliare di Rossano, mentre Palazzo Bianchi non rappresenta il motore pulsante dei servizi della nuova città e l’intera identità del territorio dell’area urbana coriglianese è quotidianamente bistrattata e umiliata. Un esempio, solo l’ultimo per gravità e in ordine di tempo, è dato dal trasferimento dell’Ufficio Tecnico nel centro storico di Rossano, una decisione destinata ad arrecare disagi ai professionisti nonché a lasciare nel totale isolamento il borgo antico di Corigliano e le poche realtà commerciali ancora aperte. Il Movimento del Territorio non rimarrà ad assistere supinamente a tale incapacità amministrativa dalle nefaste conseguenze e chiede, pertanto, l’immediato intervento del Prefetto di Cosenza, della Presidente della Regione Calabria e del Ministero della Funzione Pubblica affinché venga pienamente recepita e applicata la vigente legge istitutiva della fusione».


 

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