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Francesco Filareto ricorda Pieremilio Acri

IMG_11699533424051Quando ti arriva imprevista e imprevedibile la triste notizia della perdita di una persona tanto amata e tanto stimata da segnare irreversibilmente la tua vita  resti raggelato, attonito, esterrefatto, preda di un dolore paralizzante. Poi, ripercorri a ritroso le tappe della tua vita e riporti alla memoria fatti ed episodi di una lunga e assidua frequentazione con l’Amico. Ti accorgi di quanto sia importante quell’amicizia e di quanto sia importante quella presenza di cittadino attivo nella tua terra e tra la tua gente. Un turbinio di ricordi, di sentimenti, di emozioni fa ressa e si squaderna nella tua memoria e fai fatica a distinguere e separare il ricordo dell’Amico da quello dell’Uomo Pubblico. Poi, lentamente, la ragione prende il sopravvento e rifletti. I primi ad emergere dall’archivio della tua memoria sono gli avvenimenti che ti hanno visto insieme all’Amico che non c’è più, ma che ritorna in vita nella reminescenza e c’è ancora: dialoghi, incontri di lavoro e conviviali, intese e collaborazioni, confidenze, inquietudini e speranze condivisi. Sai che tutto ciò ha una caratterizzazione personale e privata e non la puoi né la devi comunicare, perché appartiene soltanto a te stesso e a lui, sei convinto che non può interessare altri e non può essere condiviso. Tutto ciò lo conservi gelosamente come terreno di coltura di un dialogo che continua e che nemmeno la morte può interrompere. Quindi, passi a tirare dalla tenebra della dimenticanza alla luce della coscienza la personalità del “vir publicus”, dell’uomo pubblico, perché il potere evocativo della memoria riafferma il primato dell’essere sul non-essere, di “eros” su “thanatos”, della vita sulla morte, di quel singolo “io” che sceglie  il “noi”, sceglie di appartenere alla sua comunità e di testimoniare i valori dell’etica sociale e del primato del bene comune e dell’utile sociale sull’egocentrismo e sull’egoismo. Pieremilio sceglie, perché vivere è scegliere, di fare la propria parte “hic et nunc”, qui e ora, restando e resistendo nella sua terra e tra la sua gente, dove quello che tu fai ha un senso e un valore in più. Sceglie di non chiudersi nell’ovattata esistenza privatistica e familistica (ma poco utile per se stesso e per gli altri), sceglie di non dimettersi da cittadino partecipativo, di non girare la faccia dall’altra parte di fronte alle ingiustizie e alle violenze che pur connotano la sua e tua città e il suo e tuo territorio. Osserva, comunica, denuncia. E lo fa con continuità, perché, come i cittadini responsabili e giusti, è convinto che la speranza si fondi sull’indignazione e sul coraggio. Per queste sue scelte paga un costo alto. E’ consapevole che ogni scelta comporti un costo: e se quella dell’indignazione-coraggio è il fondamento della dignità della persona-cittadino, viceversa quella dell’indifferenza o della furbizia o della doppiezza non si sottrae al giudizio severo della coscienza e/o dell’opinione pubblica. Le piccole e grandi ingiustizie, le piccole e grandi cattiverie, le piccole e grandi ritorsioni di coloro che non sopportano la diversità e la critica (e, perciò, si credono oggetti di lesa maestà, onnipotenti e intoccabili) non lo distolgono dal continuare a fare la propria parte e il proprio dovere di cittadino “nell’interesse della sua città” (direbbe Socrate), mettendo alla berlina e con fine ironia le malefatte di chi utilizza il suo ruolo ad “usum delfini” e per il suo tornaconto. Non si piega, pur se è profondamente amareggiato: amareggiato anche e soprattutto per i tanti troppi silenzi di chi sopravvive scegliendo di essere cieco, sordo e muto, si chiude nel “farsi i fatti propri”, non partecipa, non difende e non tutela i cittadini onesti, “buoni e giusti”, che fanno la ricchezza e il prestigio della propria comunità. Pieremilio è una bella testimonianza del “pensiero forte”, dei principi e valori morali ed etici, della buona politica come partecipazione e libertà personali. Una testimonianza resa forte dalla sua fede forte in un Essere provvidenziale, garante del bene e della giustizia, che – mi piace pensare con i versi manzoniani – è sempre vicino al Nostro anche quando lo chiama a sé: “il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola, sulla deserta coltrice accanto a lui posò”. Un testimonianza tanto autorevole e credibile da essere benvoluta e stimata dalle tante numerose persone e cittadini perbene, che ancora connotano la sua città e il suo territorio. Ha ragione Platone quando dice che l’amore e la stima crescono in rapporto alla privazione e alla mancanza della persona amata e stimata. Ci sentiamo privati di un uomo di cultura versatile: archivista, documentarista, giornalista pubblicista, autore di innumerevoli saggi storici, con-fondatore di Associazioni e Centri Studi (come il “Calibytense Nostrum”, di cui è Vice-Presidente). Salva dall’incuria del tempo e degli uomini gli Archivi storici di Rossano e di Corigliano e quelli privati delle due città, consegnando alla collettività la sua memoria storica e l’orgoglio della sua identità di appartenenza.  Ci sentiamo, altresì, privati di un “intellettuale organico”, che intende la cultura come progetto di rinnovamento e cambiamento: un intellettuale che è sempre coscienza critica e propositiva del suo tempo. Ne sentiamo già la mancanza, ma continuiamo a dialogare con lui e a volergli bene nel modo da lui scelto e vissuto, facendo la nostra parte. E la sua e la nostra parte ci chiamano a contribuire, con il poco o il molto di cui siamo capaci, a risalire con dignità e fierezza la china dopo anni di scippi, di deriva, di decadenza del nostro territorio e di restituire alla nostra gente la speranza di avere ciò che spetta ad una comunità civile: lavoro, sanità, giustizia, sicurezza, servizi. E intanto, in qualità di portavoce degli estimatori del Nostro, auspico che i rappresentanti della sovranità popolare delle due città conurbate di Rossano e Corigliano gli diano un riconoscimento e una riconoscenza tangibili, intitolando i rispettivi Archivi storici a Pieremilio Acri, che, tra l’altro, ha gran parte del merito di averli salvati dalla distruzione e di averli inventariati con competenza e amore. All’amata moglie Lucrezia, agli amati figli, Stanislao e Francesca, ai familiari e amici tutti sia di conforto l’averlo avuto tra di noi e con noi per il tempo a lui concesso.
Ciao Amico esemplare e Cittadino esemplare, ciao carissimo Pieremilio.

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