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Fortunato Amarelli: “Adesso servono imprenditori della cultura”

AMARELLIIn Italia da un po’ di anni si vive un clima di pessimistica rassegnazione. Io sono sempre stato un inguaribile ottimista, ho sempre visto il bicchiere mezzo vuoto colmo di grandi opportunità. Certo i dati non sono confortanti, dal 2009 abbiamo perso nove punti di prodotto interno lordo, il 22% del manifatturiero, vera leva dell’economia del bel paese, e con questo purtroppo quasi due milioni di posti di lavoro. Il mercato interno è al collasso.
Cosa non ha funzionato? Molte cose: principalmente l’incapacità di prevedere gli effetti che la globalizzazione avrebbe avuto sulla piccola economia del nostro Paese. Siamo ancora in tempo per invertire la rotta.
Il mondo non è mai cresciuto come in questi anni, si stima che nel 2020 nel mondo ci saranno un miliardo e mezzo di persone con un reddito medio, quindi capaci di comprare beni o servizi e di viaggiare. Un mercato incredibilmente vasto se paragonato ai 20 milioni di consumatori del nostro mercato interno. Non posso quindi non essere ottimista per il nostro Paese, per la nostra regione, per la nostra città, non posso immaginare che questo miliardo e mezzo di individui non voglia venire a visitare il paese che più di ogni altro ha contribuito al progresso e alla formazione della cultura del mondo moderno.
In Italia il 75% dei beni culturali è patrimonio dell’Unesco. Nonostante ciò il museo più visitato al mondo, il Louvre, si trova a Parigi e secondo i dati raccolti da Gian Antonio Stella sembrerebbe che incassi più di tutti i musei d’Italia messi insieme.Serve sicuramente un cambio di rotta.
Il bene culturale non è un prodotto turistico, lo diventa solo allor quando se ne faciliti la fruizione e se ne programmi la promozione, ma ciò non è sufficiente.Per ottimizzare i risultati è necessario che questo bene sia inserito in un contesto favorevole alla ricezione turistica. Nessuno farebbe un viaggio fino a Parigi solo per vedere la Gioconda. È necessario, dice bene nel suo editoriale Enzo Lapietra, che chi gestisce gli attrattori turistici, cosi come chi si occupa di ospitare i turisti, ma anche chi li trasporta o li guida sia organizzato in una rete.
Il 2015 sarà l’anno del Codex Purpureus ed ognuno di noi dovrà fare la sua parte, che si tratti di collocare il logo dell’anno del Codex sugli autobus della Simet che viaggiano in tutta Europa o all’interno delle scatole di liquirizia, come propone il consigliere Lorenzo Antonelli, artefice dell’interesincontro sul turismo religioso tenutosi nella scorsa settimana. Un logo anche sulla carta intestata dei nostri uffici pubblici, in calce o in testa alle mail che ogni giorno imprese, associazioni, cittadini inviano in Italia e nel mondo. Il Codex Purpureus è il simbolo di questa città e può costituire un fenomenale attrattore turistico. Non dimentichiamo le emergenze culturali e paesaggistiche di cui questo territorio è ricco, alcune ben organizzate e fruibili, altre del tutto abbandonate.

L’arco jonico che va da Sibari a Crotone è un enorme parco archeologico inesplorato, un giacimento culturale monumentale se si pensa all’importanza che le due città hanno rivestito nella storia della Magna Grecia. A pochi passi da Rossano il sito di Castiglione di Paludi è completamente abbandonato e fruibile solo da visitatori abusivi.
Serve una nuova classe di imprenditori, pronta ad investire nei luoghi della cultura, consapevole del valore culturale di questi siti, ma capace di sfruttarne anche il valore commerciale, dalla realizzazione di musei privati alla gestione dei musei pubblici, all’accoglienza, al trasporto, al merchandising. L’impresa della cultura può essere una leva importante per il rilancio dell’intero territorio, una impresa che non sporca, non inquina ed impiega personale qualificato.

Fortunato Amarelli
Amministratore delegato
Fabbrica di liquirizia Amarelli

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