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Forciniti: «No al MES, mandare in pensione l’austerity e neoliberismo»

Il MES sta dividendo la politica e società civile tra chi lo accetta e chi lo rifiuta. Sull’argomento è tornato a parlare Francesco Forciniti

Di Josef Platarota

Francesco Forciniti, deputato per il Movimento 5 Stelle di Corigliano Rossano, non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia di fronte al Fondo Salva Stati. Una confutazione che parte da un dato di fatto oggettivo: il MES non può prestare soldi “senza condizioni”, dato che non è previsto dai trattati. «Tutt’al più – fa presente – si tratterebbe di un alleggerimento delle condizionalità che magari non scatterebbero il primo anno, ma quando le acque si saranno calmate ci verrebbe comunque imposto un percorso di riforme strutturali, tagli e privatizzazioni».

Come ben ricorda il rappresentante grillino: «questo prestito da 36 miliardi non potrebbe essere utilizzato indistintamente per il fabbisogno della nostra sanità pubblica, ma solo per voci di spesa legate al Covid-19. Quindi non saremmo nemmeno liberi di usarli per qualsiasi tipo di investimento sanitario».

Il MES, secondo Francesco Forciniti, rappresenta tutto ciò che non va più bene, perché è uno strumento che serve a ridurre la spesa pubblica degli Stati in maniera controllata. «Che sia dopo un anno, due o tre, ma quello è l’obiettivo che si vuole raggiungere usando il MES, anche in un’ipotetica forma più leggera che comunque al momento non esiste. Ma ora non ci serve questo! Ora ci serve mandare in pensione l’austerity e l’ideologia neoliberista a tempo indeterminato. Non ci può bastare solo sospenderla per un anno o due, per poi dover ricominciare a fare i conti come e peggio di prima con pareggio di bilancio, tagli lineari, privatizzazioni. Quando devi ricostruire dopo una guerra ti servono politiche espansive, piani decennali di investimenti pubblici, non strumenti come il MES che ti portano a tagliare la spesa pubblica».


 

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