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Fondi Ue, 37 milioni “fermi” da quattro mesi

parlamento europeoLe dichiarazioni d’intenti disegnano le imprese della Calabria 2.0. Investimenti in tecnologia, ricerca scientifica e sviluppo tecnologico per ripensare una regione spesso ancorata, sul piano industriale, a logiche stantie. In gioco ci sono diversi milioni di euro e, vista l’urgenza e l’emergenza, ci si aspetterebbe una netta accelerazione anche da parte della burocrazia regionale. Invece prevale la lentezza. Per misurarne i contorni basta dare un’occhiata al sito calabriaeuropa, che pubblicizza le attività della Regione sul Por che (come tutti quelli che l’anno preceduto) dovrebbe cambiare il volto della Calabria. I bandi sono cinque e sono tutti fermi alla fase di preinformazione, che precede quella di pre-pubblicazione sul Bollettino ufficiale.
Uno status che si protrae dal mese di luglio: quattro mesi, centoventi giorni, senza che le procedure abbiano fatto un passettino in avanti, almeno stando al volto “ufficiale” (e disponibile online) della faccenda. Ci sono l’avviso pubblico per il sostegno all’adozione di tecnologie informatiche nelle piccole e medie imprese, quello per il finanziamento di progetti di ricerca e sviluppo, la procedura per il sostegno nella partecipazione alle call del Programma Horizon 2020, l’avviso pubblico per sostenere i processi di internazionalizzazione delle Pmi e quello per il sostegno alla riorganizzazione e ristrutturazione aziendale. Il totale dei fondi messi a bando sfiora i 37 milioni di euro, ma sono finanziamenti ancora “inaccessibili”.
In attesa che le pratiche si smuovano, le aziende calabresi possono attrezzarsi per partecipare.

Lo scopo è quello di introdurre «innovazione nei processi produttivi e nell’erogazione di servizi al fine al fine di incrementarne la produttività». La manifattura digitale, la diffusione dell’e-commerce, le partnership con imprese estere, l’acquisto di macchinari innovativi, sono punti di passaggio obbligati per svecchiare le imprese calabresi. Certo, bisognerebbe partire. E quasi quattro mesi di stop in “preinformazione” non sono il modo migliore per cominciare il percorso verso la Calabria 2.0.

Fonte: Corriere della Calabria


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