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Fondi europei, i 364 milioni di euro persi dalla Calabria spediti al nord

fondi-europeiFondi europei che la Calabria perde e li spedisce in buona parte al Nord, sotto forma di bonus occupazionali. Le aziende ringraziano le lentezze della macchina burocratica regionale e assumono, grazie agli sgravi, centinaia di migliaia di persone. I fondi fluiscono al contrario, dalle aree depresse a quelle più ricche. A milioni: per la precisione 364. È la conferma, suffragata da atti ufficiali, di un trend già evidenziato dall’istituto di ricerche statistiche Demoskopika. Il sistema è semplice e codificato nella Legge di Stabilità del 2015: gli sgravi contributivi si sostengono con i “mancati impegni” nell’impiego delle risorse europee. Il taglio dei Piani di azione coesione (Pac) viene, così, riversato sull’emergenza occupazionale.Demoskopika, a gennaio, spiegava che i milioni di euro già recuperati dal governo erano 2.928. E ipotizzava una quota a carico della Calabria.Una delibera di giunta che risale al 24 febbraio scorso aiuta a chiarire ogni dubbio (e ne aveva sollevati anche il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione, ma la sua interrogazione è rimasta senza risposta) su questa emorragia di fondi. Lo fa in un passaggio contenuto nella rimodulazione del Pac: «L’Agenzia per la Coesione territoriale ha individuato le specifiche risorse oggetto di riprogrammazione (…) rideterminando la dotazione complessiva del programma da un importo iniziale di 1 miliardo 33 milioni di euro a un importo di 669 milioni 57mila euro, applicando un taglio di 364 milioni 205mila euro».Una sforbiciata enorme, da ripartire in quattro anni. La delibera racconta anche questa parte della storia: 101 milioni per il 2015, 250 per il 2016, 8 per il 2017 e 4 per il 2018. Proprio per rendere disponibili queste risorse, la giunta ha riprogrammato gli interventi previsti dai Pac. La “nuova” proposta prevede, tra gli altri 61,7 milioni per l’Antica Kroton, 11,8 per il sistema aeroportuale, 65 per le microfiliere produttive locali e 19 per interventi di efficientamento energetico Unical e Unimed. Quella quota sparita, però, viaggerà verso il salvadanaio degli sgravi fiscali. Una parte – dipende dal numero di assunzioni – tornerà in Calabria, il resto approderà altrove.

E si tratta, probabilmente, della quota maggiore, visto che i rapporti di lavoro instaurati al Nord superano di parecchio quelli che si assicura il Meridione. Secondo lo studio di Demoskopika i contratti partiti al Nord con la fruizione dell’esonero contributivo previsto dalla legge di stabilità del 2015 sono 538mila su poco più di 1 milione e 158mila: esattamente il 46,5%. In testa, in valore assoluto, la Lombardia con 209mila tra assunzioni e trasformazioni, il Veneto (94mila rapporti), l’Emilia Romagna (90mila rapporti) e il Piemonte (76mila rapporti). Nelle realtà territoriali del Meridione, invece, la fruizione dello sgravio contributivo ha prodotto circa tre rapporti di lavoro su dieci: 364mila assunzioni a tempo indeterminato e trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine pari al 31,4% del dato complessivo. E alla Calabria ne sono andati soltanto 28mila. Alla luce di questi dati, dunque, buona parte dei 364 milioni “evaporati” potrebbe essere finita al Nord. Le aree povere finanziano quelle più ricche. Ci sarebbe di che stupirsi se non fosse che il trend è generato dalle “nostre” lentezze. (Fonte Corriere della Calabria.it)

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