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Fiuminarso a Mandatoriccio, una prima edizione all’insegna della fratellanza e del fare comunità

La prima edizione di Fiuminarso è un letto di un ruscello fatto di un Sud che dentro le mura di una Torre e Castello vuole tornare

È proprio strana questa terra: crede di non avere niente ma in realtà ha tutto. Dentro questo tutto ci stanno le torri e i castelli, che come una costellazione si disseminano su tutto lo Ionio. Un niente portatore di tutto che ha avuto nella Magna Grecia il suo inizio.
Quello che videro i primi coloni fu un Olimpo in orizzontale, la terra ellenica con una sola netta differenza: i fiumi, l’acqua. La prima edizione di Fiuminarso è un letto di un ruscello fatto di un Sud che dentro le mura di una Torre e Castello vuole tornare, in tutti i sensi che questa parola può abbracciare.
«Il valore della bellezza, della comunità, della solidarietà ha attraversato tutti tramite l’arte e il paesaggio: il teatro, il cinema, la creazione di opere a cielo aperto». È manifesto di questa cinque giorni in cui ci vengono spiegate quelle che sono le emozioni e i risultati. Sono riconducibili ad un manipolo di ragazzi che hanno reso dello splendore dei luoghi e dell’arte un fondamentalismo puro e – a tratti – malinconico. Una domenica del villaggio durata dal 5 al 9, in cui dentro c’è stato tanto.
«Abbiamo vissuto perché abbiamo sperimento non un evento, ma una possibilità di fare comunità, di essere sul territorio, di aprire le nostre menti, ed essere disponibili al confronto». Sono le parole di Federica che viene da Varese ed è stata esterna al progetto e all’organizzazione: «Qui è possibile la libertà d’espressione ed anche la libertà al silenzio. Un’altra parola che mi viene in mente è fratellanza, riesci con uno sguardo ad essere amico di qualcuno. È la Storia che ospita le storie di tutti». Qualsiasi fiume, per forza di cose, prima o poi troverà l’arsura che seccherà il suo fondale. In cinque giorni dei ragazzi con storie diverse hanno buttato una secchiata di acqua gelata su terreno con fenditure secche con la certezza che almeno un filo di erba possa venire fuori.
È solo l’inizio, ci hanno promesso, ma può essere anche la fine di un Sud che non crede più in sé stesso e nella volontà di ritornare, risvegliarsi, rianimarsi e ritrovarsi. La strada è tracciata, l’ha scavata un fiume e porta verso il mare.

di Josef Platarota


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