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Ferito “rifiutato” dal Pronto soccorso di Corigliano. E il 118 lo porta in un altro ospedale

Il fatto sarebbe avvenuto davanti al “Compagna” di Corigliano. L’ambulanza avrebbe poi trasportato l’uomo nel presidio di Rossano

coriglianoIn tempi in cui il diritto alla salute è sempre più a repentaglio, si rischiano le chiusure dei reparti per carenza di personale. E capita anche che si sia soccorsi dal 118 proprio davanti all’ingresso del pronto soccorso per poi essere trasportati a quello più vicino. Per di più da un’agenzia, la Misericordia, giunta da lontano. Il fatto è accaduto sabato scorso, a Corigliano. Un uomo, probabilmente caduto in malo modo, si reca accompagnato dai suoi parenti, intorno alle 20, presso il pronto soccorso del “Guido Compagna”, lo stabilimento ospedaliero ausonico dello spoke di Corigliano Rossano.

Giunto sul posto, l’uomo assai dolorante non sarebbe riuscito ad entrare. Non è dato sapere al momento per quale motivo, anche se sembra sia in corso un’indagine interna da parte del primario; che già nei giorni scorsi si era addirittura rivolto al prefetto, paventando la chiusura notturna del pronto soccorso di Corigliano proprio per carenza di personale (l’abbiamo raccontato qui).

A quel punto i parenti pare abbiano allertato il 118 – tutte le chiamate vengono centralizzate e gestite a Cosenza, appena 100 km più in là –; che a sua volta avrebbe avvertito la prima ambulanza disponibile, quella della Misericordia, partita da Trebisacce, 40 km più a nord di Corigliano. Giunti sul posto, l’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale di Corigliano, l’ambulanza avrebbe soccorso l’uomo per poi accompagnarlo presso il pronto soccorso del presidio ospedaliero di Rossano, dove pare sia stata prescritta una prognosi di trenta giorni. Insomma, storie di ordinaria astrusità: un “giro giro tondo” assurdo per farsi curare, nonostante si fosse a pochi metri dall’ingresso di un ospedale. Uno spoke – con tutte le sue carenze già note – che deve servire appena 220mila abitanti, in un territorio in cui i livelli essenziali di assistenza, sono i più bassi d’Italia.

Fonte: Corriere della Calabria


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