Home / Attualità / I facili allarmismi e l’ideologia del bello: viva il mare nostrum!

I facili allarmismi e l’ideologia del bello: viva il mare nostrum!

Capita che quando il mare diventi giallo all’improvviso, parta un processo mediatico – con tutto il suo corredo di storture – da cui il mare esce ingiustamente sconfitto, indebolito

di MARTINA FORCINITI

maremareC’era una volta il mare nostrum, liquido luogo di storia e miti degli eroi. Quello fra l’acqua salata sibarita e le civiltà affacciate sulle sue coste ciottolose è un legame d’amore che si perde nella notte dei tempi. In riva allo Ionio in effetti si respira tutto il carattere di quel popolo mediterraneo che può rinunciare a qualsiasi cosa ma non alle domeniche d’agosto coi pieds dans l’eau. Eppure c’è un filo sottile che congiunge e ricongiunge la popolazione magnogreca e il mare. Un catulliano ed estenuante odio-amore. Il più classico dei tormenti che si riflette in una strana fenomenologia: il mare – appunto – lo amiamo e lo odiamo. Ci fa inebriare con profumi di sale, albe di luna e arcobaleni perfetti. E ci fa infuriare coi suoi rigurgiti di plastica e acqua torbida. Capita così che quando il mare diventi giallo all’improvviso, parta quel processo mediatico – con tutto il suo corredo di storture – da cui il mare esce sconfitto, indebolito.

Semplicemente per un pugno di polline trascinato dal vento (quelle acque colorate di giallo denunciate durante il weekend, come certificato dall’Arpacal, dipendevano dall’innocua presenza in mare di polline di pino, ndr). Si fa presto insomma a sventolare bandiere nere per un mare che da nostrum diventa ingiustamente monstrum. Perché siamo il popolo del cappello in mano che grida al lupo quando qualcosa sfugge al nostro controllo. Siamo la gente che inciampa nel facile allarmismo proprio alla vigilia dell’estate, quando il turismo è maggiormente sensibile alla pubblicità, positiva o negativa che sia. Quando, in sostanza, dovremmo far vincere la voglia di mare a tutti i costi; soprattutto perché a fare il gavettone alle attività turistiche ci hanno già pensato queste strane piogge di maggio. Senza contare quella “mareggiata di san Valentino” che, a Corigliano Rossano, ha letteralmente cancellato 3 km di spiaggia; piegando gli operatori e costringendoli a ricostruire ex novo le proprio strutture. Mesi di sacrifici, spese e sudori che hanno imperlato le fronti nell’attesa spasmodica di una rinascita che solo la nuova stagione estiva può trainare.

AI PIAGNISTEI RETORICI PER UNA VOLTA OPPONIAMO LA NOSTRA FIEREZZA “TERRONA”

Se c’è una consapevolezza in cui tutti dovremmo aver fede è che il mare può essere la base solida del rilancio di un turismo che è – senza ombra di dubbio – il nostro petrolio. Certo, uno specchio d’acqua salata non basta senza qualità ambientale, servizi e sostenibilità. Ma siamo quanto mai stanchi dei tuttologi da tastiera pronti a inquinare l’immagine del nostro patrimonio per la smania di una polemica a tutti i costi che non giova a nessuno. Soprattutto quando i dati – in questo caso quelli dell’Arpacal – parlano fin troppo chiaro: lo stato di salute dei nostri mari è eccellente, a prova di bambino. Lasciamo che una stagione balneare iniziata relativamente tardi prosegua nel migliore dei modi. Novanta giorni scorrono via veloci.

Quindi ai piagnistei retorici, all’esaltazione smidollata di ciò che non va, per una volta opponiamo l’ideologia del bello, quella fierezza “terrona” che ci fa prediligere i nostri luoghi e ce li fa raccontare con voce rotta e occhi languidi. Perché degli aspetti più feroci e bastardi della nostra terra – ahinoi sono tanti – siamo bravi a parlarne tutti e con lo sguardo di chi tira a campare.


 

Commenta

commenti