Home / Attualità / «Facce di bronzo… Al governo della città non abbiamo né qualità né professionalità»

«Facce di bronzo… Al governo della città non abbiamo né qualità né professionalità»

Riceviamo e pubblichiamo, nello spazio di libero pensiero, un contributo di Giuseppe Zumpano, che fa una panoramica – da suo punto di osservazione – della situazione politica, civile e sociale della città di Corigliano-Rossano.

Facce di bronzo. La locuzione è di chiara percezione, ben precisa, da sempre attestata nel linguaggio comune, per cui tutti comprendono a chi mi rivolgo e ogni riferimento a personaggi pubblici politici e amministrativi, autorità civili – e non solo, nessuno escluso – è doverosamente causaleSenza dilatare il discorso, limito le mie considerazioni, che derivano da un grande disappunto per aver vissuto gli avvenimenti di cui parlo e che ci danno uno spettacolo triste, coerente e impressionante (che tutti abbiamo sotto gli occhi), alla città e alla circoscrizione sanitaria.

Le linee di fondo sono: decadimento culturale, rovina fisica, degenerazione morale, incompetenza e incapacità personale, depressione economica e corruzione. Un vero e proprio quadro di rovina, umiliazione e frustrazione.

La città e il suo scrigno, Rossano.

I nostri amministratori (meglio definirli hostes, nemici) devono assimilare il concetto fondamentale e vitale che il progresso civile, per essere attuato, deve avere solide basi culturali, ben sapendo, però, che cultura significa intelligenza sposata alla conoscenza, alla saggezza e all’esperienza; non è un titolo di studio (che oggi non si nega a nessuno). Anzi, il cretino con la laurea è la più grande iattura che ci possa capitare.

Al governo della città non abbiamo né qualità né professionalità: gli amministratori non fanno perché non sanno fare e non sanno nemmeno cosa bisogna fare.

Non hanno mai avuto un progetto né un programma o almeno una bozza di esso frutto di un senso di organizzazione e di esperienza. Per essere chiaro, se solo si fosse riflettuto prima, già dall’inizio della campagna elettorale era evidente che c’era un vuoto mentale e una incapacità professionale. Molti si sono lasciati ingannare durante la fase elettorale dai toni accesi e da una pubblicità ingannevole fatta di chiacchiere e di notizie distorte.

Era tutto un rumoreggiare protestatario per la banalità dei temi come solo i venditori di fumo sanno fare.

A distanza di più di un anno dalle elezioni, il vacuo strillare ha prodotto solo una perniciosa e mala gramigna, trista e cattiva.

Un evento di portata così straordinaria, quale è stata la fusione di due grossi comuni diversi per storia, tradizioni, costumi, patrimonio e mentalità, avrebbe dovuto essere preceduto da studi, ricerche, analisi di livello universitario e di risultati affidati alle forze sociali migliori in campo.

Così non è stato e la malerba ha infestato il campo lasciato abbandonato.

LA POLITICA, quella con carattere maiuscolo e d’oro, non è la scorciatoia per fare soldi, gestire potere e intrallazzare. E’ la viuzza irta e tortuosa che si percorre con prudenza e fatica per il benessere del cittadino e del paese, del popolo e della Patria. Il premio è l’ambizione a un posto nella memoria della propria città o nella storia della Nazione e del mondo, accanto al Poeta, al Letterato, allo Scienziato, al Condottiero, all’Eroe e al Santo.

L’esistente è in rapida dissoluzione perché è venuta meno anche la ordinaria gestione e manutenzione dei servizi essenziali: rifiuti, acqua, viabilità, scuole, trasposti, assistenza, ambiente eccetera.

Non si progetta il futuro perché manca una visione di ciò che potremmo raggiungere.

Il presente non lo si sa gestire perché mancano le capacità. Le risorse non si sa dove, come e in quali tempi reperirle.

Il patrimonio immobiliare pubblico è in rovina (quello edilizio) mentre quello terriero si continua a lasciarlo fruttare in mano a pochi privati che costituiscono un branco di briganti e parassiti e rapaci, facile da sbaragliare solo che lo si voglia.

Quello che prospera è il clientelismo politico che viene attuato con i collaudati sistemi classici: spoils system; distribuzione di posti e fette di potere a parenti, amici e amici degli amici; ricatti reciproci per piazzare dirigenti come “braccio servente” dei ricattatori; ingerenze di tipo mafioso per fare assumere familiari, clienti e comparucci presso le aziende sia private che pubbliche. Ed altro ancora.

Per meglio illustrare questo “sistema Italia” vi riferisco un grave episodio di questi ultimi giorni, che ha dietro le quinte anche un retroscena, per costoro imbarazzante, fatto di veti e minacce reciproche, di cui ora non intendo parlare, perché voglio esporre la vicenda, già sconcertante, dall’esame degli atti pubblici messi in essere.

Si tratta di un iter concorsuale per la selezione e ammissione del “dirigente del settore lavori pubblici”.

Il bando di selezione dettava i requisiti per poter partecipare al concorso. In data 28 gennaio 2020 è stata pubblicata la determina con cui venivano ammessi dieci partecipanti e ne venivano esclusi quattro con la seguente motivazione: «dal curriculum presentato non si evince il possesso dei requisiti minimi per partecipare alla selezione».

Il giorno successivo, 29 gennaio 2020, cioè dopo poche ore, veniva pubblicata una nuova determina con cui venivano ammessi tutti quegli esclusi ritenuti non in possesso dei «requisiti minimi».

Naturalmente sono fioccate le proteste. Si è pensato, nella loro mente diabolica, di far decantare per un po’ la vicenda e così il 31 luglio 2020 veniva emesso un “decreto sindacale” con cui, dopo un “colloquio” col Sindaco veniva selezionato l’ultimo dei «non ammessi–riammessi» che diventava non solo “Dirigente del settore lavori pubblici” ma, con “motu proprio”, il Sindaco, senza che la cosa fosse oggetto del bando di concorso, lo nominava “ad interim” Dirigente del settore protezione civile, ufficio retto da anni da un valido professionista che in materia ha acquisito anche notevole esperienza (gestione, quindi, privatistica della cosa pubblica, cosa a dir poco scandalosa).

Ma la storia non finisce qui.

L’ultimo (escluso) diventato vincitore del posto di Dirigente è anche collega di studio di altro Dirigente, dipendente del comune, col quale (e anche questa è grave anomalia) hanno uno studio privato professionale ben reclamizzato sul web. Ma udite ancora: il Dirigente del comune, collega di studio del vincitore della selezione, era anche il presidente della commissione che ha selezionato i partecipanti al concorso.

Questo è sacramentato negli atti pubblici comunali ma il retroscena è ancora più grave, vergognoso e scandaloso. Il tutto, comunque, è illegale e, se anche non lo fosse, è di una immoralità grossa come un iceberg.

Questo spiega come gli strilli della campagna elettorale coprivano la vocina in fondo all’anima del cittadino che voleva fare emergere la mancanza di intelligenza, di sapere, di esperienza, di capacità e di prudenza dello strillone.

Spiega anche perché ognuno, quando se ne rende conto, è legittimato a lanciare vituperii e contumelie all’uomo pubblico pur nella impotente consapevolezza che ogni ignominia scivola di dosso all’esponente politico come acqua sul vetro.

Voglio, però, dire a questo cittadino perbene e onesto, anche se ciò è magra consolazione, che l’acqua che scorre sul vetro lascia sempre il segno della sporcizia morale che al ripetersi del fenomeno porta anche la cancrena (morale).

Tutto ciò non solo è biasimevole ma è cosa estremamente grave perché porta alla rovina della città che certamente non merita tanta sciagura la quale, non potendola definire con parole mie, la grido con i pochi versi estratti dalla celeberrima prima “Lamentazione” del Profeta Geremia, che nel 586 a.c., piangendo con le lacrime agli occhi, narrava la fine miserevole di Gerusalemme:

«(1) Quomodo sedet sola civitas plena populo?»

(“Come mai siede solitaria la popolosa città?”)

»(5) Facti sunt hostes eius in capite, inimici eius locupletati sunt»

( “I suoi oppressori hanno preso il sopravvento, sono ben retribuiti i suoi nemici”)

»(11) Omnis populus eius gemens, et quaerens panem»

( “Geme tutto il suo popolo, cercando pane”).

Questa “Lamentazione” è legata al triste destino che vive oggi Rossano. Della sua distruzione, al contrario degli ignoti autori di Gerusalemme, a noi sono ben noti i nomi.

Ecco perché ho detto «quadro coerente ed impressionante».

Vano è sperare nell’ammissione di colpa dei responsabili perché anch’essi «locupletati sunts» hanno il guadagno, loro che nulla facevano prima perché nulla sapevano fare e nulla saprebbero fare dopo.

Forse ci conviene fare un ….”Viaggio di ritorno” e riprenderci la precedente giuridica condizione civica.

La sanità del territorio

Capitolo, anche questo, doloroso, anzi di più, perché investe il diritto alla salute che è riconosciuto ad ogni persona (non solo al cittadino italiano) dalla Costituzione e dalla “Convenzione Per La Salvaguardia Dei Diritti Dell’Uomo”.

Questo diritto deve essere assicurato a tutti e allo stesso modo e con le stesse opportunità che devono essere per tutti le migliori e le più celeri. Il che significa il ricorso alla scienza e ai professionisti più qualificati, alle tecnologie più avanzate, alle strutture più adeguate e alla stessa quantità e qualità di mezzi e uomini addetti.

Lo scenario in Calabria ed in particolare nel territorio che fa capo alla città di Corigliano – Rossano è l’esatto contrario.

Dalla soppressione dell’A.S.L. n.3 (Azienda sanitaria Locale n. 3 di Rossano), che assicurava una sanità sufficiente, dignitosa ed efficace, il disastro è totale.

Pur avendo due ospedali di notevole struttura, molti reparti sono stati soppressi; le professionalità specialistiche mediche sono diventate carenti ed inadeguate, la tecnologia mancante e quella che c’è è di vecchia generazione; il personale tutto, medico e paramedico, insufficiente: le attrezzature tecniche in generale obsolete e non più idonee; la direzione sanitaria e gli altri ruoli direttivi sono tutti di scelta clientelare politica e, pertanto, affidata a soggetti incapaci, ignoranti e arroganti; il personale amministrativo e ausiliario è del tutto inadeguato. Gli unici reparti che funzionano sono le camere mortuarie, costantemente e cospicuamente approvvigionate dai “Pronto Soccorso”, luoghi questi infernali che sviluppano al massimo tutte le deficienze sopra segnalate e, pertanto, sono luoghi atroci ove le sofferenze, con la pervicacia degna del marchese de Sade, vengono prolungate per ore e anche per giorni interi.

Sotto ogni elezione si agita la bandiera dell’ospedale nuovo che non sarà mai un “Nuovo Ospedale”, perché già da dieci anni i lavori sono ancora nella fase d’inizio della sua costruzione e se andrà bene, sarà completato fra un quarto di secolo quando sarà già in obsolescenza e non più funzionale.

L’esistente, ristrutturato, attrezzato adeguatamente di specialisti e tecnologie moderne, curato e mantenuto costantemente con la diligenza del buon padre di famiglia, sarebbe efficiente e sufficiente.

La Regione e la Dirigenza Generale devono prendere atto che la città di Corigliano – Rossano è la terza della Calabria, più popolosa dello stesso capoluogo di provincia, Cosenza.

E’, pertanto, inconcepibile che qui la sanità sia inesistente, all’anno zero, e per ogni intervento sanitario, anche il più routinario e più semplice bisogna “correre” altrove, anche in strutture di piccoli centri, dove regna magari un incapace comparuccio politico.

Il Direttore Generale o Commissario che sia, non può ignorare questa realtà e da subito e celermente deve dare al territorio risposte sanitarie adeguate. Per l’immediato, intanto, dovrebbe comportarsi come il dirigente di una qualsiasi grande azienda privata: conoscere gli stabilimenti, il personale, i mezzi, visitarli a sorpresa (senza preannunci e ufficialità) e verificare di persona lo stato preistorico in cui versano i presidi del territorio.

Il cittadino non vuole più sentire la giustificazione della mancanza di risorse perché lo spreco e lo sciupio di denaro sono un fiume emorragico quotidiano. Bisogna da subito abolire le troppe cariche inutili (e purtroppo tante perché patrocinate da politici), se del caso, ricorrere all’intervento degli organismi professionali per arginare il malcostume e il malaffare.

Avviare una simile gestione significa semplicemente iniziare a fare il proprio dovere.

Se il Direttore generale o Commissario non è capace di ciò deve subito dare le dimissioni e prima di sbattere la porta dietro le sue spalle, deve spiegarne le ragioni e denunciare tutto pubblicamente e chiaramente, invocando anche l’intervento della Magistratura contabile e ordinaria.

Non si può lucrare una sostanziosa prebenda che compete al ruolo e lasciare tutto come prima o, addirittura, peggiorarne le condizioni.

Ritornando agli sprechi, una vergogna sono gli straordinari dei medici degli altri reparti e il ricorrere, da parte del 118, alle ambulanze private perché quelle in dotazione sono stravecchie o insufficienti.

Mi auguro che il Commissario pro-tempore si scuota e dia risposte, ma non sono molto fiducioso, perché in altra recente circostanza segnalai allo stesso gravi illegalità per l’espletamento di un concorso che è servito solo per sistemare clientelarmente parenti e amici cella casta, di politici e dirigenti.

Questo sistema non solo è a danno della qualità e della professionalità che l’Azienda dovrebbe perseguire con trasparenza e imparzialità ma è un danno sia per i concorrenti capaci ed esclusi, sia anche per l’utenza che poi viene a contatto con amministrativi inetti e arroganti.

Più aumenta la zavorra più la nave va a fondo.

Il cittadino si convince sempre più che la sanità è il luogo più infetto e pernicioso dell’apparato statale e prima o poi bisognerà trovare il rimedio per curarlo, con le buone o con le cattive: quando meno te lo aspetti spunta sempre un PERSEO che decapita la Medusa e uccide il suo potere.

Conclusione. Ai cittadini dico col cuore in mano: non facciamoci prendere dallo sconforto. I signorotti (del comune e della sanità) di questa corte dei miracoli e i loro (in verità sono rimasti pochi) giullari dalla morale lisa, dall’intelligenza fiacca e dalla voce rauca continueranno a strillare come oche giulive (di cosa?).

Non ci faremo impressionare!

«Non ti arrendere mai, neanche quando la delusione ti avvilisce, neanche quando l’errore ti scoraggia, neanche quando il tradimento ti ferisce. Stringi i pugni, sorridi e ricomincia». – San Leone Magno –

Buon Ferragosto

Giuseppe Zumpano


Commenta

commenti