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Ex tribunale, la corruzione anestetico delle coscienze

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

Bullismo, legittima difesa, omicidi, stalking: la violenza prende sempre più corpo. E’ il frutto di una insoddisfazione di fondo che trae origine da un Paese ai cui vertici sono collocati soggetti che continuano a trasmettere disvalori. Il cittadino medio vive in una sensazione continua e costante di “ingiustizia” a vari livelli, dal lavoro che non c’è all’incapacità di saperlo creare.

E tutto questo produce “frustrazione”, perché si predica lo stato di diritto da un lato, ma dall’altro si ha la piena consapevolezza di come questo principio non sia altro che una scatola vuota. Diventa inutile, in questo contesto, scomodare Giovanni Giolitti quando affermava la tesi secondo la quale “per i nemici le leggi si applicano, per gli amici s’interpretano”. Un’affermazione che, purtroppo, si configura come eterna attualità. E che produce effetti deleteri circa il sentimento di fiducia, altamente compromesso, che il cittadino ha nelle istituzioni.

 CORRUZIONE TASSA OCCULTA CHE GRAVA SUL PRODOTTO FINALE

E’ d’altronde l’Italia delle “mazzette”, tutto si muove attraverso il denaro. Sono come le mosche bianche le persone per bene. Questa è l’Italia che siamo stati capaci di costruire e di consegnare alle prossime generazioni, alle quali non sarà garantito neanche il diritto alla pensione, o quanto meno a una pensione dignitosa. La  corruzione è un cancro che infetta anche le cellule sane della società, intralcia lo sviluppo, non favorisce la crescita di un’economia sana e fiorente. E’ una tassa occulta, insomma,  che grava sul prodotto finale.

Quante sono in Italia le vittime di questo sistema? E quali effetti produce sul piano pratico, materiale, umano, psicologico? Il dramma è che tutto ciò è ormai accettato da noi tutti supinamente, senza indignazione o sentimento alcuno di ribellione. La nostra reazione è l’apatia, la rassegnazione, la consapevolezza di un senso di impotenza. Questa mentalità innesca inevitabilmente la necessità di trovarsi delle coperture che, spesso, sono politiche e/o rappresentative di corporazioni. Si diventa servili per necessità, quasi come elemento di difesa e  strategia di sopravvivenza.

EX TRIBUNALE, TUTTI SANNO COSA È ACCADUTO MA NESSUNO CI METTE MANO

E’ difficile, in questo sistema, mantenere la schiena dritta. Chi lo fa si trova un mondo contro. Che è il mondo dei corrotti e dei corruttibili. Un esercito, con tanto di generali e truppe. È in questo contesto che s’inserisce la vicenda dei silenzi che ruota attorno ai metodi adottati nel 2011/2012 da alti burocrati, politici, parlamentari, uomini e donne di Stato, riguardo la chiusura dell’ ex Tribunale di Rossano. Tutti sappiamo cosa è accaduto, ma nessuno ci mette mano. Finanche chi è pagato dallo Stato per fare chiarezza tace.

Che problema c’è, tanto a pagare sono i più deboli. Colori i quali non hanno un mezzo proprio per recarsi a Castrovillari e dovranno attendere il rimborso di un biglietto di un autobus che parte alle sei del mattino per poi fare rientro all’imbrunire, magari per un certificato o una testimonianza spesso rinviata. O quei tanti professionisti costretti a dismettere la toga a causa di maggiori spese e minori incassi. Per non parlare di chi è stato messo alla porta e costretto a sciogliere una cooperativa di vigilanza da 30anni al servizio dell’ ex tribunale. E tutto questo dovrebbe rispondere ai principi di solidarietà e di sussidiarietà? E la Corte Costituzionale che, addirittura, bolla come efficiente e produttiva una tale riforma.

 ATTEGGIAMENTO OSTILE DELLO STATO TROVA TERRENO FERTILE NELL’OMERTÀ

Oggi c’è chi si batte alla ricerca delle verità, nonostante la diffusa consapevolezza che difficilmente verranno a galla le malefatte. L’atteggiamento ostile dello Stato trova terreno fertile nell’omertà di quei tanti, che a ragione o a torto, preferiscono non vedere, non sentire e approcciarsi all’incredibile stortura un po’ come gli struzzi, mettendo la testa sotto la sabbia. C’è chi, infine, ritiene di avere assolto alla propria coscienza ritenendo esaustivo l’impegno profuso al tempo quando ci si limitava a chiedere la riapertura dell’ ex tribunale, perdendo di vista l’aspetto più grave, ossia non la chiusura (anche), ma quanto accadde “la notte degli imbrogli”. E cosa c’è dietro se non la tesi di una soppressione annunciata senza criterio e senza alcuna motivazione valida, rispetto ai presìdi di Paola, Castrovillari e Lamezia? Presìdi questi, meglio collegati ai tribunali capoluogo di provincia (cosi per come era stata concepita la riforma).

E invece cosa si è fatto? Si è deciso di accorpare Rossano a un tribunale più piccolo con effetti oggi devastanti. E quando vai a chiedere il perché ci si sia determinati a tale scelta, chi ha responsabilità stringe le spalle. A fronte di tutto ciò, sorprende l’atteggiamento d’indifferenza delle organizzazioni sindacali Cgil-Cisl e Uil, del mondo della scuola, di una certa parte dell’associazionismo presente forse solo sulla carta, e di quei parlamentari del posto che oggi godono di vitalizi. Fortunatamente non tutto è marcio, ci sono le forze sane, oneste. E qualcosa di buono si sta muovendo tra partiti tradizionali, movimenti, ordini professionali ed associazioni.

PERSINO I MEZZI DI INFORMAZIONE OCCULTANO

Di certo chi si adopera nella ricerca delle verità per l’ ex Tribunale è persona dotata di valori e di ideali, contrariamente a chi giustifica l’immobilismo adducendo tesi di falso pragmatismo. Un plauso va espresso agli avvocati jonici che si stanno spendendo in prima linea in una battaglia difficile, senza precedenti. Costoro si espongono, e non è facile in una terra dove si vive di ricatti e ritorsioni, dove vige la cultura del “chi non è con me è contro di me”. Una battaglia di civiltà, di legalità, di rivendicazionismo sano. Quali poteri si siano messi in moto in tutta questa vicenda non è dato sapere. Lo Stato è blindato. Persino i mezzi di informazione occultano. Per una pagina su un quotidiano nazionale occorre pagare.

Eppure non è certo pubblicità. Perché come direbbe il Sen. Buemi per chiudere il tribunale di Rossano sono state fatte “carte false”. Nessun magistrato né il ministro della giustizia, tanto meno il Capo dello Stato, hanno manifestato un minimo di curiosità dietro questa affermazione. Tutti indifferenti, tanto a pagare è l’anello debole.

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