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Esondazione Crati a Thurio, Graziano: incapacità, incuria e appelli inascoltati!

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Giuseppe Graziano

L’esondazione del fiume Crati nelle contrade di Thurio e Ministalla ha provocato tanta paura, tantissimi danni e morte di animali. Una situazione che si poteva evitare, se solo si fossero presi i giusti accorgimenti e si fossero ascoltati gli appelli lanciati da più parti negli anni precedenti. Tra questi quelli, nel 2013, dell’allora Comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato della Calabria, Giuseppe Graziano. Poi diventato consigliere regionale nel 2014 e leader del movimento “Il Coraggio di Cambiare l’Italia”. Graziano all’epoca lanciò l’allarme sulla pericolosità dello stato dei luoghi: appelli rimasti inascoltati.

GRAZIANO: SAREBBE BASTATA L’ORDINARIA MANUTENZIONE DEL TERRITORIO

“La situazione è ancora preoccupante  e domenica è prevista pioggia – ha detto Graziano -. L’incuria della pubblica amministrazione che non ha provveduto a riparare un argine, segnalato per la sua debolezza, ha causato devastazione nella gente e nei territori di Corigliano-Rossano. Feci la tesi di laurea sulla sistemazione idraulica di due bacini del comune nuovo, il Cino e il Coriglianeto. Avrei saputo cosa fare, avrei tartassato gli organi competenti. Inoltre, con un Piano di Protezione civile efficace, nei giorni precedenti le persone e gli animali andavano evacuati. Questa è ordinaria amministrazione in un Paese in cui le capacità e le esperienze prevalgono. Purtroppo ci siamo affidati troppe volte a chi non merita. Le capacità, gli studi, l’esperienza professionale, ecco cosa manca! Perché non si è intervenuti per riparare la rottura segnalata da più tempo dai Carabinieri Forestali? Incuria, inefficienza ed incapacità che ha causato danni notevoli a 1000 ettari di agrumeti ed altre colture, più di 1000 pecore e bovini morti, 70 persone senza casa ed altre rovine varie. Si interviene ora in emergenza. Quanto costa tutto ciò? Molto meno della riparazione dell’argine! Sarebbe bastata l’ordinaria manutenzione del territorio. Una cosa normale, ma non siamo più in un Paese normale!”.

 

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