Home / Attualità / Entusiasmo e spirito d’intraprendenza, lenti nell’agire. Monito a chi amministra

Entusiasmo e spirito d’intraprendenza, lenti nell’agire. Monito a chi amministra

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

fusioneSiamo a fine anno, è tempo di bilanci. Il 2017 indubbiamente è stato un anno importante per il nostro territorio, poco concreto sul piano dei risultati ma speranzoso sulle proiezioni future. Uno dei meriti che la classe dirigente dell’ultimo decennio può vantare è aver posto le basi per la costruzione della prima città nella provincia di Cosenza, ossia, “Corigliano-Rossano”. L’iter, come è noto a tutti noi, è in corso e si è a buon punto almeno sul fronte degli impegni assunti. L’unica nota stonata è l’eccessiva litigiosità tra vari protagonisti in campo, in larga parte attribuibile non tanto allo spessore dell’idea quanto a logiche personalistiche di primogeniture o ai soliti interessi personali o perché si è assorbiti da logiche politiche perverse. L’augurio è che con il nuovo anno ciascuna delle componenti possa essere toccata da quel senso di responsabilità necessario a dare nuova linfa, forza e coraggio ai tanti giovani e meno giovani che continuano a lasciare la nostra terra per mancanza di lavoro. E’ un peccato, perché le condizioni ci sono tutte ma mancano idee, forza di volontà e spirito d’intraprendenza. Tra le concause del collasso economico la mancata liberalizzazione dell’iniziativa imprenditoriale. Il sistema ai vari livelli è troppo farraginoso, tra autorizzazioni, pareri, licenze e costi, trasformare una proposta progettuale in iniziativa concreta equivale a un’odissea senza fine. Tutto questo produce sconforto, demotiva chi ha voglia di fare o di investire in un momento tra l’altro critico per l’economia.

LA CAPACITA’ DI UN VERO AMMINISTRATORE E’ ARRESTARE LA FUGA DEI CERVELLI

La bravura di un amministratore oggi si misura con la capacità di sapere arrestare l’emorragia della fuga di cervelli. I dati sono drammatici: le fasce d’età maggiormente colpite vanno dai 18 ai 49 anni. Un capitale umano perso! L’emigrazione universitaria vede come tappe principali le aree del centronord. Quanto costa a ciascuna famiglia del Sud mantenere un figlio all’università? Un imponente flusso di denaro che impoverisce le nostre zone e arricchisce altre con l’aggravante del post lauream, ossia, la decisione comprensibile dei figli di restare nei luoghi in cui si consegue il titolo e dove è più facile avere sbocchi occupazionali. Il che aumenta il processo di desertificazione crescente nelle nostre zone. In realtà abbiamo messo le basi per creare le città degli anziani. E non a caso c’è chi ha inteso, con lungimiranza, proiettarsi nel business della terza età attraverso la realizzazione di case di cura o di accoglienza.

LA MORTIFICAZIONE DI CHIEDERE AIUTO PER UN POSTO DI LAVORO

Dai 34 anni in poi (dato tendenziale) si parte all’avventura, alla ricerca di un posto di lavoro. Si chiede a parenti e amici già trapiantati all’estero o al Nord una mano, un aiuto nella speranza di trovare qualcosa. Proviamo a immaginare il contesto emotivo entro cui ciò avviene, quanti sentimenti si mescolano: dal senso di riconoscenza eterno verso chi aiuta (quando va bene), al sentirsi calpestati nella dignità di persona. Un senso di mortificazione non certo attribuibile a proprie incapacità ma a uno Stato (con i suoi organi periferici) che ritiene la propria Costituzione carta straccia. Cresce l’emigrazione da un lato, mentre dall’altro gli imprenditori locali limitano i margini di rischio. Il risultato? Aumenta lo stato di povertà. Occorre una presa d’atto immediata. La fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano può rappresentare una buona base per ripartire.

Tra le priorità: aggredire la problematica circa il futuro della centrale Enel, guardare alla zona costiera e collinare come poli turistici ricettivi, dotandola di nuovi insediamenti e servizi. Incentivare le politiche agricole mettendo attorno ad un unico tavolo i principali protagonisti, recependo dapprima le esigenze per poi dare luogo ad azioni concrete. Manca spesso quell’incipit necessario a interiorizzare il dramma della disoccupazione.

D’altronde già il fatto che non vi siano apposite deleghe assessorili al Lavoro e all’Agricoltura la dice lunga su come s’intenda far fronte a tali emergenze. Siamo la città del Codex, occorre rilanciare il centro storico creando condizioni favorevoli e vantaggiose a beneficio di chi volesse investire. Contributi a fondo perduto per gli svantaggiati e politiche di defiscalizzazione per chi ha risorse e fondi disponibili. Idem nella città del castello che vanta palazzi gentilizi e chiese di alto profilo.   Tutto questo rientra nel capitolo delle analisi. Il tempo è denaro, siamo troppo lenti, ognuno pensa a sé e si lavora in ordine sparso. Questa mentalità è necessario interromperla sin da subito.  Per il futuro, poiché ci sono le condizioni per uscire fuori dall’empasse, si auspica una presa di coscienza da parte di tutti gli attori in campo, riposizionando il territorio nel ruolo strategico che merita.

Commenta

commenti