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Emergenza rifiuti, nuovi guai per la Sibaritide: i lavoratori dell’impianto Bucita incociano le braccia

I dipendenti della Ekrò, gestore dell’impianto, lamentano i pagamenti delle mensilità. Il carico di rifiuti nel sito consortile sarà ulteriormente dimezzato

È una storia infinita quella dei rifiuti nel territorio della Sibaritide. Non bastavano i problemi arrecati dall’emergenza in atto su tutto il territorio dell’Ato Cosenza, che entro fine mese potrebbe portare verso nuove e clamorose decisioni che riguarderanno principalmente l’allocazione del sito della nuova discarica (o all’ampliamento di esistenti), ora ad aggravare la situazione già di per sé precaria c’è la vertenza dei dipendenti della Ekrò.

Il personale dell’azienda che gestisce l’impianto consortile di Bucita, dove conferiscono quasi tutti i comuni della Sibaritide, ha minacciato, attraverso una nota diramata dalla Uil, di incrociare le braccia se non gli verrà corrisposto il salario di maggio 2020, atteso già dallo scorso 15 giugno e ancora non andato in pagamento. Questo significherebbe un ulteriore stop alla raccolta rifiuti o comunque un dimezzamento delle capacità di conferimento che dipende – ovviamente – dalla mole di lavoro che quotidianamente si produce all’interno del sito di stoccaggio e selezione di Corigliano-Rossano.

Alla base del mancato pagamento delle spettanze salariali da parte di Ekrò ci sarebbero, a loro volta, i problemi sorti tra la stessa ditta appaltatrice ed il committente individuato nell’Ambito territoriale ottimale di Cosenza e quindi nei comuni. Anche in questo caso toccherà ai sindaci del territorio e particolarmente al sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, sciogliere la matassa. E questo perché l’Ato Cosenza, con il presidente Manna dimissionario e già presa da tantissimi problemi, seppur direttamente responsabile dell’impianto è probabile che metterà la questione in secondo piano. Ecco allora che, considerato un problema arginato “solo” al territorio ionico cosentino, il gioco di forza dovranno farlo (per forza di cose) i comuni interessati, quelli dell’Aro della Sibaritide, se non vorranno trovarsi ulteriormente sommersi dalla monnezza.


 

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