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Eletti fuori dalle regole, affetti da “collegite”

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA
elettiChi è chiamato a verificare la condotta dei parlamentari nazionali e regionali in ordine ai principi Costituzionali? L’Italia delle leggi, è indubbio, fa acqua da tutte le parti. All’articolo 67 la Costituzione fissa un principio nobile. Che, però, per il solito malcostume all’italiana è violato. Senza che mai la Corte Costituzionale intervenga al fine di far rispettare la legge fondamentale dello Stato. “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni”. Il filosofo Edmund Burke nel XVIII° secolo affermava:”Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi. Il Parlamento è assemblea deliberante di una nazione. Con un solo interesse, quello dell’intero. Dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale”. E invece, accade decisamente il contrario. La sindrome da cui è affetta la corporazione parlamentare è la “collegite”.

DIFFUSA NEI CITTADINI L’IDEA CHE GLI ELETTI DOVREBBERO PORTARE AVANTI LE RAGIONI DEL SINGOLO TERRITORIO

Quanti deputati, senatori, consiglieri regionali si adoperano presso ministeri, assessorati, dipartimenti, al fine di perorare la causa del territorio da cui si è eletti? Sono meglio conosciute come “ingerenze” e/o pressioni.  Atteggiamento questo che viola non solo la Costituzione italiana, ma anche le leggi ordinarie (Bassanini, netta separazione gestione/politica). L’aspetto più grave è che nella mentalità comune appare legittimo che tutto ciò accada. Anzi, lo si ritiene “giusto”. Nei cittadini è infatti diffusa l’idea che il Parlamentare dovrebbe portare avanti le ragioni del singolo territorio. Un caso su tutti. In quanti avrebbero voluto una Jole Santelli a difesa del Tribunale di Rossano? La risposta appare scontata. Spendersi per il proprio territorio è senza dubbio legittimo quando l’interesse locale coincide con l’interesse della Nazione. Si trasforma in violazione quando si agisce solo ed esclusivamente con una visione estremamente localistica.

Immaginiamo solo per un attimo il frazionamento dell’Italia se tutti i parlamentari nazionali (945) o se i componenti delle singole regioni dovessero dare seguito a tali comportamenti. Buon senso e rispetto delle regole dovrebbero indurre gli eletti a spersonalizzare i mandati elettorali, a pensare meno alle logiche del consenso mirato e a guardare ai territori nel loro insieme. Non a caso non si parla più di Calabria ma di “calabrie”. Situazioni che infiammano l’altro fenomeno diffuso che è quello del campanilismo. Fortunatamente i cittadini iniziano a dare segnali di cambiamento. E le fusioni tra comuni rientrano pienamente nelle rivoluzioni culturali.

L’AUSPICIO E’ CHE PREVALGA PRESTO UN ATTO DI COSCIENZA

La centralizzazione dei servizi è frutto di queste perverse logiche, la Sibaritide ne è vittima in maniera evidente. Di esempi, anche a queste latitudini, ve ne sono tanti. Appare antipatico citarne solo alcuni in un mare di inadempienze. Al cittadino/elettore, dunque, non resta altro che stigmatizzare quanti, (tra deputati, senatori, consiglieri regionali) si approcciano a una visione localistica a beneficio di singole realtà. Mortificandone altre magari con maggiori diritti. Tutto questo mette in moto meccanismi di “ingiustizia sociale” che alimenta la già profonda sfiducia che si ha delle istituzioni. Chi si pone da garante? Al momento nessuno. I parlamentari, ci auguriamo non tutti, continuano imperterriti in una pratica che è ormai divenuta consuetudine. Ed è persino ben vista in alcuni settori della società civile. L’auspicio è che prevalga presto, un atto di coscienza.

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