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Editori solidi presupposto di informazioni vere e trasparenti

L’EDITORIALE DI MARTINA FORCINITI
editoriCome sta l’editoria? Quanto ha pagato in termini economici la crisi circostanziale? Volendo scattare un’istantanea direttamente dall’interno del settore, il dato che emerge prepotentemente è il crollo violento di un mondo sempre più “liquido”; dove si è progressivamente dissolta la barriera tra il giornalista tradizionale – che in nome della sua competenza distribuiva contenuti dall’alto – e un lettore-utente sempre più coinvolto nel processo di produzione della notizia. In questo contesto, la figura professionale dell’editore assume un’importanza sostanziale. Soprattutto per chi continua a chiedersi se, in questa mutata idea di giornalismo – dove le persone che un tempo erano fonti per le notizie oggi possono raccontarle direttamente – l’editore abbia ancora senso.

Ebbene, fortunatamente c’è ancora chi crede che l’editoria – e più specificatamente il giornalismo – sia un mestiere in cui valga un principio di fedeltà reciproca: proprio quello fra editore e giornalista. È quando le due fedeltà si incontrano, del giornalista e dell’editore, che nasce una notizia che vale la pena di essere raccontata; accuratamente selezionata e verificata in quel marasma informativo che viene quotidianamente prodotto dalle folle di testimoni che allagano la rete. E che si improvvisano narratori di reportage e inchieste.

FINANZIAMENTI AGLI EDITORI, NO AD AIUTINI A PIOGGIA INDISCRIMINATI

Perché laddove il web oggi ha dato voce agli utenti e ai cittadini comuni, frantumando il mestiere del giornalista, l’editore rimane colui che garantisce qualità e selezione. Capace di dar vita a progetti giornalistici seri, concreti – quasi sempre impegnativi –; che fanno la differenza nel mare magnum di siti e piattaforme di blogging che tentano – senza riuscirci – di assumere il ruolo di canali autorevoli di informazione. E che spesso sono piuttosto veicolo di quel cancro giornalistico costituito dalle fake news, le notizie false. È infatti l’editore ad “addomesticare” la mancanza di organizzazione che attualmente domina il sistema delle news. Sovvenzionando – spesso rinunciando ai guadagni – realtà editoriali dove emerge la funzione preziosa della stampa “professionale”; quella che alla mera capacità di produzione di una notizia associa continuità e autorevolezza di impegno; nonché strumenti culturali e specializzazioni che il tam tam sui social network non potrà mai sostituire.

Ecco perché la concessione dei finanziamenti rivolti all’editoria a editori e realtà imprenditoriali dotate di una certa solidità può realmente costituire il presupposto di un’informazione equa e trasparente. Non solo perché stabilisce premi proporzionati e mirati a garantire un’attività efficace e valida; e non aiutini a pioggia indiscriminati a chiunque provi – senza averne capacità e competenze – ad assumere il ruolo di professionista dell’informazione. Ma anche perché tutela l’occupazione giornalistica nella misura in cui sovvenziona chi è pronto a garantire uno stipendio che certifica professionalità e preparazione. Permettendo al giornalista, almeno per il momento, di non estinguersi.

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