Home / Breaking News / Economia, Calabria (ancora) a passo di lumaca

Economia, Calabria (ancora) a passo di lumaca

economiaLa crescita del valore aggiunto della Calabria nel quinquennio 2019-2023 dovrebbe continuare a segnare valori positivi, ma sotto la media nazionale. Le stime provengono dall’Osservatorio banche imprese (Obi) che ha stilato un nuovo rapporto sulle previsioni sul valore aggiunto territoriale aggiornato al Documento di economia e finanza varato del governo giallo-verde. Così se nel quinquennio preso in esame, gli analisti dell’Obi, ritengono che l’Italia mediamente segnerà un incremento pari allo 0,81%, in Calabria questo parametro si fermerà allo 0,67%. Facendo così aumentare il divario con il resto del Paese.

Una situazione per la verità che interesserà tutto il Mezzogiorno. Che, stando sempre alle previsioni dell’Obi, crescerà ancora a ritmi inferiori alla media nazionale; con il gap tra Italia e Mezzogiorno che continuerà ad allargarsi in misura continua anche se limitata. Secondo i dati del rapporto si intravedrebbero alcuni segnali di ripresa soprattutto nei settori dell’industria in senso stretto mentre meno rosea dovrebbe risultare la dinamica per il settore dei servizi.

ECONOMIA, A MANTENERE VIVO IL MEZZOGIORNO IL RECUPERO DELL’INDUSTRIA

Le analisi partono da un dato già appurato; che evidenzia un rallentamento in atto della crescita economica per l’Italia in generale già per l’anno in corso (+1,4%) e per i prossimi cinque anni, dal 2019 al 2023. Che in media dovrebbero registrare, appunto, una crescita annua dello 0,8%. A determinare questo quadro generale, a detta degli analisti dell’Obi, la persistenza delle debolezze strutturali dell’economia Italia; con particolare riferimento ai conti pubblici (deficit e debito pubblico).

A mantenere vivo il Mezzogiorno nel quinquennio preso in esame il recupero del settore dell’industria in senso stretto e del settore delle costruzioni. Anche se, come detto, la crescita sarà inferiore al dato italiano.

IL QUADRO MACROECONOMICO REGIONALE

Secondo il rapporto Obi, nel quinquennio 2019-2023, la crescita dovrebbe risultare sostanzialmente contenuta in tutte le regioni italiane. Ma con una netta differenza. Mentre alcune regioni del Centro-Nord segneranno una tasso di crescita superiore alla media nazionale – Marche (+0,96%), Lazio (+0,93%) ed Emilia Romagna (+0,89%) –; mentre altre tra cui la Calabria andrebbero più a rilento, fissandosi l’incremento al valore dello 0, 67%. Un dato comunque incoraggiante perché fa denotare che anche la nostra regione – anche se più lentamente ad altri territori – sta uscendo dalla crisi più profonda degli scorsi anni. E anche perché è tra quelle, come sottolinea anche il rapporto, che hanno risentito in misura maggiore degli effetti negativi della crisi dell’ultimo decennio.

Interessante il dato che emerge su base provinciale, visto che la provincia di Crotone e quella di Matera, secondo gli analisti dell’Obi, dovrebbero essere quelle più dinamiche caratterizzate da una crescita media annua nel periodo 2019-2023 rispettivamente pari all’1% ed all’1,4%. Mentre le altre province seguono un andamento decisamente contenuto; simile a quello delle altre province meridionali, con il Reggino a registrare una crescita molto vicina allo zero (0,23). “La contenuta crescita economica a livello provinciale – scrivono gli analisti di Osservatorio economico – è diretta conseguenza della crescita asfittica dei comuni di più modeste dimensioni. Infatti, la crescita dei capoluoghi delle diverse province del Mezzogiorno dovrebbe risultare nella quasi totalità dei casi superiore alla crescita media prevista per l’intera provincia di riferimento.

DEBOLEZZA STRUTTURALE CONTINUA A CARATTERIZZARE IL TERRITORIO

Tale fenomeno è particolarmente significativo all’interno delle regioni Campania e Sicilia; mentre si attenua all’interno delle regioni Basilicata, Calabria e Sardegna. In cui la crescita dei comuni capoluogo di provincia dovrebbe sostanzialmente essere allineata al resto dei comuni appartenenti alle diverse province”. Così tra i comuni capoluogo di provincia che nel quinquennio 2019-2023 dovrebbero evidenziare una crescita del valore aggiunto più elevata rispetto alla media non ce n’è neppure uno calabrese. Segno anche questo della debolezza strutturale che continua a caratterizzare il nostro territorio; ma anche degli scarsi effetti delle politiche economiche portate avanti finora dai decisori politici locali e nazionali.

Fonte: Il Corriere della Calabria

Commenta

commenti