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Duri senza mai perdere la tenerezza. L’editoriale de L’Eco dello Jonio

di VINCENZO LAPIETRA

1780113_282303211927758_44749377_oHo riletto più volte i numeri di queste prime 51 edizioni de “L’Eco dello Jonio”. Ed in quei risultati, frutto e sintesi di caparbietà, spirito di impresa e lavoro di squadra, ho trovato svelate le motivazioni autentiche del nostro esordio, il 15 febbraio del 2014. Il primo anniversario rappresenta sempre, in tutti i contesti, qualcosa in più di un semplice compleanno. Perché è come fermarsi e confrontarsi, per la prima volta, su un percorso ed in un’avventura che fino a non molto tempo prima, se non rappresentava del tutto un’incognita, non consentiva comunque di riflettervi sopra abbastanza. Ci siamo avviati, infatti, ed è stato subito un vortice. Inarrestabile. Di continui impegni e di sfide editoriali sempre nuove e degne di essere perseguite.
È stata una molla virtuosa quasi inattesa, stimolata soprattutto dall’entusiasmo, dalla voglia di condivisione e di proposta che abbiamo individuato e raccolto in tutto il territorio, dall’Alto al Basso Jonio, dalla Sila Greca al Pollino, passando dalle due comunità di Rossano e di Corigliano che ci auguriamo di vedere e raccontare presto fuse in un unico e più forte comune della Sibaritide.
Indagare, approfondire, narrare e comunicare l’identità plurale ed esclusiva di quest’importante area della provincia di Cosenza e della Calabria. È stata, questa, la mission vissuta in prima persona, ogni giorno e per ogni numero, da tutti i nostri collaboratori. Con una consapevolezza che faceva parte di noi sin dal primo numero: è tutto sotto i nostri occhi, anche se spesso non ce ne accorgiamo, proprio come la lettera rubata di Edgar Allan Poe. Ed è con questo metodo, sentendoci un po’ staff di laboratorio ed un po’ pionieri di un’informazione settimanale capace di arrivare con più serenità al lettore, che abbiamo cercato di guardarci semplicemente attorno e dare voce ed eco a tutti. Su ogni questione e su ogni argomento. Con un approccio responsabile e sobrio, per usare un aggettivo ed un obiettivo indicato in un suo recente intervento dal nostro Arcivescovo Satriano, ai tanti temi aperti nella nostra realtà territoriale.
Perché non ci ha mai attratto il sensazionalismo o peggio la denigrazione personale, né abbiamo mai ceduto ad un abbassamento della qualità dell’informazione, così come talune recenti iniziative editoriali esterne ci avrebbero indotto a fare solo per istinto, tentando di violare non soltanto l’assoluta integrità morale di questo gruppo editoriale e della sua redazione, ma esercitandosi in una concezione barbara della libertà di stampa.
Noi siamo nati e continuiamo a restare da un’altra parte.
Insieme a tutti quelli che, come diceva quel medico argentino, sanno indurirsi senza perdere mai la propria tenerezza.

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