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Doppia preferenza di genere, DemA: «Subito la legge regionale»

Il movimento Democrazia e Autonomia incalza la Santelli: «Presenti subito la proposta di legge e colmi il divario con il resto d’Italia»

Continua a far discutere il ricorso presentato al Tar contro l’esito delle elezioni regionali calabresi del gennaio scorso per l’assenza della doppia preferenza di genere. Ad intervenire, questa volta, è il gruppo di DemA Calabria che accusa la politica regionale di “lassismo” su uno dei temi più dibattuti della vita democratica italiana degli ultimi anni.

«Abbiamo appreso dalla stampa del ricorso pendente davanti al TAR – dicono – che potrebbe inficiare l’esito delle elezioni regionali 2020. Il motivo è uno di quelli che in un paese minimamente civile non avrebbe neanche modo di esistere: la doppia preferenza di genere. Incredibilmente la politica regionale in questi anni – scrive l’altra ala dei democratici calabresi – non ha mai trovato il tempo di occuparsi di una legge, in realtà da scrivere e approvare in un pomeriggio, nata per garantire pluralismo e maggiore rappresentatività nei consessi politici. E sarebbe un amaro contrappasso se a cadere per la mancanza di un provvedimento simile fosse la prima presidente donna della storia della Calabria».

«Non sappiamo come andrà a finire la vicenda – scrivono ancora nella nota – ma chiediamo alla Presidente Santelli di adoperarsi affinché questo divario col resto d’Italia sia colmato al più presto possibile. Invece del serrato dibattito sulle commissioni, che può essere appassionante per chi ne fa parte ma non per i cittadini che hanno bisogno di ben altro, si metta subito mano alla legge e si porti la Calabria nel ventunesimo secolo. Chiediamo inoltre alla consigliera Flora Sculco, che è l’unica donna presente a Palazzo Campanella insieme a Tilde Minasi, di ritirare la sua opposizione al ricorso. Da donna dovrebbe guardare ben oltre il proprio personale interesse politico e farsi invece promotrice della causa. In ultimo ci auguriamo che il tentativo sui vitalizi delle scorse settimane, conclusosi con il clamoroso dietrofront a furor di popolo e di opinione pubblica, non fosse nato proprio per la paura dei consiglieri di dover andare a casa a causa dell’annullamento pendente. A pensar male – concludono i DemA con un celebre proverbio – si fa peccato, diceva qualcuno, però a volte ci si indovina?»


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