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Dimissioni Zuccatelli: ora Sapia spera nell’effetto domino e chiede modifiche al Decreto Calabria

L’affondo del parlamentare pentastellato sul Governo: «O si cambia o questo sarà l’inizio della fine» 

sapia

Sembrano lontani, anzi lontanissimi i tempi in cui (appena qualche mese fa) il parlamentare del Movimento 5 Stelle, Francesco Sapia, chiedeva al governo la sostituzione del commissario ad acta per la sanità in Calabria, Saverio Cotticelli, indicando come sostituto Giuseppe Zuccatelli.

Il manager venuto dal nord e messo a capo dell’azienda ospedaliera Mater Domini di Catanzaro e poi anche dell’Asp di Cosenza (nelle funzioni di commissario straordinario) era piaciuto tantissimo al portavoce pentastellato per l’impostazione organizzativa che aveva dato alle due grandi strutture burocratiche che “erogano” sanità.

Poi qualcosa è cambiata. Ed è cambiata molto velocemente. Alcune scelte, soprattutto nella gestione dell’emergenza Covid-19, avrebbero mutato, per non dire proprio stravolto la reputazione di Zuccatelli agli occhi di Sapia. Tanto che da grande alleato (politico) ne è diventato il più acerrimo rivale che oggi lo definisce addirittura un “pacco” (inteso nel termine della fregatura).

Oggi le dimissioni del manager che arrivano senza ripensamenti e senza nessuna solidarietà. Sono cambiati i tempi e pure le necessità. Ma questo rappresenterebbe solo un primo passo verso la riorganizzazione del sistema sanitario cosentino. Questo stando alle corde e al parere proprio del deputato 5 stelle.

«Le dimissioni di Giuseppe Zuccatelli da commissario ad interim dell’Asp di Cosenza – scrive oggi Francesco Sapia – non sanano automaticamente l’invalidità degli atti che ha firmato in quella veste, a cominciare dall’attribuzione di primariati e incarichi dirigenziali. La nomina del manager alla guida dell’Asp cosentina, la più grande d’Italia, era un “pacco” perché contraria alle specifiche procedure previste dal decreto Calabria».

Zuccatelli, il “pacco” e il Decreto Calabria

Un “pacco”, una fregatura per un sistema che evidentemente non funziona e che va modificato a partire proprio dal Decreto Calabria (quello, ricordate, che venne varato dall’allora Ministro Grillo dopo le esternazioni pesanti dell’ex presidente della regione Oliverio). Sembrano trascorsi decessi e invece stiamo parlando di appena 13 mesi fa.  «Zuccatelli si è dimesso – spiega Sapia -come il precedente commissario, Daniela Saitta, e come i reggenti che si erano avvicendati alla guida della stessa azienda. Questa ininterrotta sequenza di dimissioni deve indurre il governo a modificare e prorogare al più presto il decreto Calabria, come ho già chiesto formalmente, e a nominare secondo legge un commissario aziendale che dia garanzia di legalità, di rigore e di affidabilità. Non ho nulla contro Zuccatelli, ci mancherebbe. Tuttavia è evidente che quella sua nomina, di cui dovrebbe dar conto il ministero guidato da Roberto Speranza, non era affatto legittima».

Un dictat che non ti aspetti

Ma poi nella chiusura delle dichiarazioni c’è anche un Francesco Sapia che non ti aspetti. Perché forse, per la prima volta, il grillino di ferro della Sibaritide esce fuori dal coro e oltrepassa la linea gialla del suo movimento per guardare in faccia e lanciare un ammonimento a tutti i suoi. Soprattutto a chi a Roma continua a manovrare la sanità calabrese. «Noi 5 Stelle – sottolinea il deputato – combattiamo da anni una battaglia per il rispetto delle leggi, soprattutto per quanto concerne la sanità. Per questo abbiamo voluto un commissario ad acta come il generale Saverio Cotticelli, uomo dello Stato e delle istituzioni. A questo punto delle due l’una: o proseguiamo e otteniamo risultati, oppure non siamo più credibili. Pertanto dobbiamo avere la forza e la compattezza politica perché siano sostituiti tutti i dirigenti apicali dell’Asp di Cosenza, che ha enormi problemi di bilancio e di gestione. Lì permangono vecchie incrostazioni di potere, che sono la causa dei disservizi».

«È arrivato il tempo delle scelte: o si cambiano i timonieri della sanità cosentina, oppure – conclude Sapia – la nave affonda e gli elettori se la prendono con il Movimento 5 Stelle». A questo punto viene da chiedersi, che farà Sapia nel caso in cui i suoi dictat non venissero rispettati? Non sarà forse questo il pretesto per lanciare una dichiarazione di guerra ai vertici capitolini? Lo sapremo nelle prossime ore.

di Marco Lefosse


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