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Le dichiariazioni del vicepresidente Spirlì indignano la politica

Bruno Bossio (PD): «Istituzioni hanno dovere di arginare linguaggio d’odio, non di alimentarlo.

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«Il vicepresidente Spirlì non può continuare ad utilizzare la sua carica istituzionale per diffondere linguaggi d’odio giustificandoli come semplici scherzi, che nulla hanno da spartire con la libertà d’espressione. Anzi, spesso l’hate speech aiuta a nascondere dietro l’ingiustizia discorsiva razzismo, misoginia e omotransfobia». Ad affermarlo è la parlamentare del Pd, Enza Bruno Bossio, che aggiunge: «Le istituzioni devono combattere il linguaggio razzista, misogino e omofobo in ogni sede. E per farlo abbiamo bisogno che tutte le forze politiche, in maniera concorde, perseguono su questa via maestra in maniera chiara e determinata, senza ammiccamenti all’estremismo ma in sostegno delle associazioni e degli attivisti che ogni giorno si battono sul campo per i diritti di ognuno di noi. Lo dobbiamo a tutti i cittadini, specialmente quelli più esposti, perché minoranza. Per questo la legge contro l’omotransfobia e misoginia serve e serve subito. Aspettiamo di votarla il 22 ottobre alla Camera per ristabilire, almeno in parte, diritti e civiltà in questo paese».

Indignazioni anche da Corigliano-Rossano.

Corigliano-Rossano Pulita, Uniti per Stasi Sindaco, Corigliano Rossano Futura: «Le affermazioni pericolose di Nino Spirlì, “sbandieratore di rosari di serie B”, nonché assessore regionale alla Cultura in Calabria, alimentano odio e discriminazione. Quando dice di voler abbattere il politicamente corretto in realtà si muove nel solco della Lega di Salvini e del ex direttore del Giornale, Vittorio Feltri, canalizzatori delle pulsioni peggiori e del razzismo latente e manifesto. Il nostro pensiero va ai tanti feriti quotidianamente da un linguaggio violento e offensivo, colpiti da queste parole usate come pietre che minano alle fondamenta delle proprie identità. Parole come pietre che oggi certamente vengono rafforzate, legittimate, benedette con tanto di rosario, dall’Assessore Spirlì, la cui cristianità ricorda più quelle pagine buie del Medioevo, dell’inquisizione e delle crociate, piuttosto che quelle luminose della Teologia della Liberazione. Inoltre, l’Assessore Spirlì non si sente minacciato dalla peggiore criminalità organizzata del pianeta, da un sistema corrotto e corruttivo che dilapida miliardi di euro in sanità e rifiuti, salvo lasciare i calabresi proprio in questi due ambiti, nel degrado più totale. No, il Vicepresidente della Regione Calabria si sente minacciato da chi ha un colore diverso della pelle e spesso viene stritolato da un sistema economico e criminale proprio nelle nostre terre. Si sente ancora di più minacciato da chi tenta di educare alla convivialità delle differenze, al rispetto per tutte le diversità, a chi rivendica diritti civili per tutti, da chi predica e pratica l’integrazione. In conclusione, senza troppi giri di parole, il Vicepresidente della Regione Calabria, nonché Assessore alla Cultura, farebbe bene a riflettere maggiormente sul peso delle parole e sui loro effetti. Farebbe ancora meglio a dimettersi immediatamente da un ruolo che davvero ricopre con tanto poco onore».

Dichiarazioni del Consigliere Regionale Marcello Anastasi.

«Da uomo di scuola, prima ancora che da esponente politico, piuttosto che puntare il dito o cedere a facili moralismi, di fronte a certe esternazioni mi pongo soprattutto il problema del messaggio che possa arrivare ai nostri ragazzi. Come facciamo a far capire loro che non si deve mai ricorrere al linguaggio del disprezzo e della discriminazione se a farlo è poi un rappresentante delle istituzioni? Facendo passare come normali certe affermazioni di cattivo gusto si rischia di delegittimare tutte quelle persone che ogni giorno affrontano la missione di insegnare ai ragazzi il rispetto del prossimo e il vivere civile. Questo è un messaggio che non può e non deve assolutamente passare, specie se reso più preoccupante dall’ostentazione di voler reiterare determinati comportamenti. Buon senso vuole che ognuno rispetti quanto impartito dalle istituzioni dello Stato rendendone credibile la funzione socio-educativa. Per il resto ognuno si assuma le responsabilità del suo dire e del suo fare, a maggior ragione chi ricopre alte cariche istituzionali». È quanto afferma Marcello Anastasi, capogruppo di “Io resto in Calabria” in Consiglio regionale, in merito alla polemica riguardante le recenti dichiarazioni del vicepresidente della Regione Calabria durante un incontro della Lega in Sicilia.


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