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Depurazione, ogni anno gli stessi problemi: soluzioni o sarà la fine

mar-jonioOgni anno, in piena estate, ritorna l’ansia del mare pulito. Gli annunci delle “Golette verdi”, lo sventolio delle “Bandiere blu”, le spiagge a misura di pediatra non servono a nulla. La gente è tranquilla e serena sotto il proprio ombrellone, ma ad una certa ora da Cariati a Roseto Capo Spulico, ecco apparire la maledetta schiuma. No, non quella da barba, ma una formazione di natura imprecisata che galleggia sull’azzurro Jonio.
Ed ecco scatenarsi il “tam tam” delle foto via telefonino, le chiamate a questa o a quella autorità, le ansie, le mamme premurose che ritirano i bambini dall’acqua quasi stesse arrivando uno tsunami, insomma il panico. Ma possibile che, dopo tanti anni, non si sia riusciti ancora a capire di che cosa si tratti realmente? Noi non lo sappiamo. L’Agenzia regionale per i controlli ambientali della Calabria, meglio nota come Arpacal, dovrebbe saperlo.
Certo è che, da Cariati a Rocca Imperiale, gli impianti di depurazione sono nati male e vengono mantenuti peggio. In primo luogo, diciamo subito che sono insufficienti, perché datati come anno di costruzione e perché, comunque, hanno uno scarico che volente o nolente finisce in mare. Che si chiami condotta sottomarina, che risponda al nome di sempre pieno o altra diavoleria lessicale, è certo che un depuratore di un comune che sopporta gli abitanti già cresciuti nel numero rispetto all’anno di costruzione, non potrà mai sostenere il trattamento dei reflui in un periodo quale quello estivo in cui raddoppia l’utenza, raddoppiano le docce, quindi gli standard vengono minati alla base.
L’altro elemento da tenere in considerazione è che tantissimi comuni preferiscono rifarsi il trucco, un magnifico shampoo, abbelliscono le strade, insomma utilizzano i fondi per opere indubitabilmente utili, ma lasciano la depurazione allo stato primitivo.
Se si nasconde la polvere sotto il tappetino, i risultati sono quelli che sono. Così, le cosiddette fosse settiche che la norma vorrebbe a tenuta stagna, nel novanta per cento dei casi, ci racconta un esperto della materia, sono a dispersione e quindi per un principio di vasi comunicanti elementare quanto tragico, tutto finisce, sia pure filtrato, in mare. Non ci sono ricette magiche per problemi di facile risoluzione. Uno fra tutti, le depurazioni consortili da ubicare lontane dal mare. La verifica delle fosse settiche, da controllare una per una. Un monitoraggio quotidiano, a cura dell’Arpacal, con diffusione immediata dei risultati delle analisi. Non è vero che la gente si allarma per nulla. L’utenza va tranquillizzata, perché di questi tempi almeno un bagno in mare lo vogliono fare tutti. Per questo i comuni dovrebbero utilizzare risorse per un impianto di depurazione moderno, adeguandolo alle normative.

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