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Delitto Fabiana, i risvolti. Luzzi: Leggi da Cambiare

DI  ROSSELLA MOLINARI

fabiana-voltoNorme più severe nell’ambito della legislazione attualmente in vigore, che non è più adeguata ai tempi e alla “evoluzione” della società. Lo chiede Mario Luzzi, papà di Fabiana, uccisa con oltre venti coltellate e poi data alle fiamme il 24 maggio del 2013 in contrada Chiubbica, quando non aveva ancora compiuto sedici anni. A quasi tre anni di distanza da quella tragedia immane che ha sconvolto una nazione intera, e non solo, lo scorso mese di marzo la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione ha reso definitiva la sentenza di condanna a 18 anni per Davide Morrone, oggi quasi ventunenne, così come inferta all’esito del giudizio di secondo grado in appello (in primo grado la condanna era a 22 anni) con il riconoscimento della seminfermità mentale e il venir meno della premeditazione. Una sentenza che non soddisfa i familiari della piccola Fabiana i quali, riconoscendo che la magistratura è ovviamente tenuta ad applicare le norme esistenti, pensano a una iniziativa da portare avanti per chiedere al Governo la modifica di alcune leggi oggi in vigore. È arrabbiato Mario Luzzi, si dice indignato: «Terribilmente indignato ‒ afferma ‒ per una sentenza del genere che prevede sedici anni per l’omicidio e due per la calunnia. E come può essere ripagata in soli sedici anni di reclusione la vita di una bambina? È talmente elementare… Fabiana non ha più la sua vita e, allo stesso modo, l’assassino non dovrebbe più avere la libertà della sua, dovrebbe essere chiuso in un carcere eternamente. Questo è ciò che ho sempre sostenuto: chiunque toglie una vita, deve essere rinchiuso in un carcere vita natural durante». Di fronte a episodi del genere, Mario Luzzi non ha dubbi: la legislazione deve essere adeguata ai tempi, con maggiore riguardo nei confronti delle vittime. Da qui la volontà di adoperarsi fattivamente per fare in modo che si giunga a una modifica delle norme. Norme che, tra l’altro, attualmente non consentono la costituzione di parte civile nel processo a carico di un imputato minorenne. Dell’udienza in Cassazione, racconta, lo hanno appreso dalla stampa, mentre durante il procedimento di secondo grado in appello lui e la moglie vennero invitati ad abbandonare l’aula «per evitarci lo strazio di sentire ancora una volta cosa aveva subito la nostra Fabiana. La magistratura ‒ prosegue ‒ deve cambiare totalmente, ma non solo la magistratura. I legislatori più che altro, perché i magistrati si attengono a quello che è il codice. E le leggi attuali, per quello che sta succedendo e per come è cambiato il mondo, non vanno più bene. Mi sto impegnando per portare a Roma, al Governo, uno statuto in cui chiederò personalmente la sostituzione, l’adeguamento e il cambiamento di alcune leggi». È da tempo che Mario Luzzi sottolinea la necessità di maggiori tutele per le vittime di atti di violenza, evidenzia l’importanza delle istituzioni e della scuola, ma anche e soprattutto della famiglia, nella prevenzione di qualsiasi forma di violenza. Il dolore è forte, così come il ricordo di Fabiana, quella ragazzina che amava la vita, amava danzare, era piena di sogni e che oggi non c’è più. Ed è proprio l’immagine sempre viva di Fabiana che guida le parole del papà, il quale non perde occasione per incitare soprattutto i giovani ad aprire gli occhi e a non sottovalutare alcun tipo di segnale. Lo ripete Mario Luzzi durante le manifestazioni che hanno come tema la violenza sulle donne. Iniziative che da quel tragico 24 maggio di tre anni fa si sono susseguite numerose, mentre il dolore diventa sempre più forte. «Proviamo rabbia e disperazione ‒ va avanti ‒. Non ci può essere una ragione perché un uomo, una donna, una famiglia o qualsiasi essere umano debbano vivere una situazione del genere. La nostra vita è stata distrutta come quella di Fabiana, noi siamo morti viventi in quanto non c’è momento, giorno e notte, che nei nostri pensieri non ci sia Fabiana. Oltretutto, con una rabbia tale e una mancanza indescrivibili. Non si può esprimere a parole cosa significhi aver perso in questo modo il valore di una vita, di una figlia. Noi abbiamo perso l’universo, ci ha strappato l’universo. Di conseguenza, quale pena potrebbe pagare chi commette atti così terribili e atroci?». Mario Luzzi non crede nel recupero di chi commette tali reati, mentre il vuoto di un’assenza nessuna punizione potrà mai colmarlo. «I giudici dicono che vanno recuperati. Allora si devono anche recuperare le vittime che sono nei cimiteri. Se un essere umano, un giudice, un legislatore non può recuperare la vittima, che ha tutte le ragioni del mondo per essere recuperata, be’ ‒ conclude ‒ si deve arrendere anche davanti a un assassino».

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