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Decolla “Riparti Calabria” ma lascia a terra i pescatori

Lo sfogo del Presidente del “Comitato pescatori Calabria”, Salvatore Martilotti

Notizie positive dalla nostra Regione, partono i primi bandi per le azioni a sostegno delle imprese previste da “Riparti Calabria” con una dotazione finanziaria senza precedenti. «Purtroppo – dichiara con rammarico Salvatore Martilotti, presidente del “Comitato Pescatori Calabria”  anche in questa occasione i pescatori sono stati lasciati a terra. Cosa diversa nella vicina Regione Campania che ha varato a sostegno del settore pesca regionale “Il Piano per l’emergenza Socio Economica” con 5 milioni per le imprese della pesca e dell’acquacoltura. E le imprese di pesca che beneficeranno del contributo a fondo perduto sono gli armatori di imbarcazioni da pesca iscritte nel Registro Imprese. Che dire? Di fronte a “sensibilità” diverse e interventi completamente opposti non possiamo che essere amareggiati con i pescatori calabresi abbandonati al proprio destino»

«Nella mia lunga esperienza nel settore pesca  – continua Martilotti – ho avuto sempre la sensazione che, al di là della gestione burocratica delle risorse pesca messe a disposizione nelle varie programmazioni dall’Unione Europea, i pescatori sono stati solo un oggetto elettorale e poco considerati come categoria strategica per un possibile sviluppo occupazionale ed economico per le numerose “Comunità costiere” dei due litorali della regione. Qui adesso non interessa capire i meccanismi di funzionamento burocratico per gestire una programmazione UE-pesca, al contrario come operatori e rappresentanti settoriali, siamo interessati a stimolare una programmazione, progettualità e attuazione di strumenti compatibili con la nostra realtà. Ma le disattenzioni si moltiplicano e probabilmente non sbagliamo se diciamo che i pescatori in Calabria hanno “il torto storico” di far parte di un settore considerato da sempre una “forma di palla al piede”, pur essendo la nostra la quarta Regione per sviluppo costiero dell’Italia. La dimostrazione di questo agire è nella mancanza di una programmazione settoriale pur avendo l’obbligo di redigere un “Programma triennale pesca regionale” in raccordo alla programmazione nazionale.

Pertanto, in mancanza di una visione complessiva di sviluppo, gli strumenti della UE possono risultare poco efficaci per accompagnare la trasformazione in atto del settore della pesca. La dimostrazione tangibile di quando affermiamo può essere verificata analizzando gli strumenti messi in campo dalla Regione, ma anche quelli di competenza dei Comuni costieri, a sostegno dei pescatori costieri artigianali e della piccola pesca per arginare la grave crisi economica e la mancanza di liquidità delle nostre micro-imprese della pesca costiera artigianale fortemente rappresentativa del settore calabrese. Durante questa grave emergenza che, al di là delle varie fasi, nessuno è in grado di dire quando finirà, abbiamo assistito (e si continua a farlo ancora) a fiumi di parole con promesse di azioni a sostegno per un settore ed una categoria in grave difficoltà. In varie Regioni italiane sono stati approntati strumenti adeguati alla grave crisi, invece qui in Calabria si è pensato che la competenza fosse solo del MIPAAF e, pertanto, sia la Regione che i Comuni costieri non hanno valutato le competenze dirette».

«Noi del “Comitato Pescatori Calabria” – conclude Martilotti – siamo convinti che, forse, si poteva fare subito qualcosa con gli strumenti a disposizione, così come è stato fatto in altri ambiti regionali dove si sono sviluppati interventi differenziati per arginare la crisi dell’economia ittica ed è emerso da subito, in maniera chiara, “il protagonismo regionale differenziato”. Eppure sono state avanzate proposte attente e giudiziose per il varo di un “Piano pesca straordinario” insieme al rifinanziamento della legge regionale di settore (L.R. n.27/2004) per l’accesso al credito. Ma anche un riposizionamento dei FLAG -Gruppi di azione costiera, poco attenti alle dinamiche settoriali e alla crisi che ha messo in ginocchio la pesca costiera artigianale. Evidentemente, forse, si fa più attenzione alla dotazione finanziaria che alla crisi in atto e con buona pace di tutti per la “diversificazione e l’innovazione” c’è sempre tempo per parlarne nel workshop che concluderà la gestione 2014-2020. A noi della pesca costiera artigianale, al di là dei fiumi di parole e di bandi, al momento, poco opportuni per via dell’emergenza Covid-19, non ci resta che coltivare la speranza di una attenzione diversa e, magari, anche di un cambio di rotta da parte dei nostri governanti».                       


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