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Dal Coronavirus si può guarire anche se ancora non c’è il vaccino

L’umanità riuscirà ad arginare il virus (nome in codice “Codiv-19”) che sta mandando in panico mezzo mondo oppure saremo costretti a ripercorrere le “strade” della terribile peste nera che nel XIV secolo decimò un terzo della popolazione del globo conosciuto?

Sono ore di apprensione in Italia e anche in Calabria dove la percezione di una sanità efficace ed efficiente è sicuramente ai minimi storici e dove il presidente Santelli in queste ore sta anche valutando se chiudere le scuole in via precauzionale (leggi anche Coronavirus, in Calabria si pensa alla chiusura delle scuole fino a domenica). E tutti vogliono (vogliamo) sapere se si trovano difronte ad una pandemia irrimediabile o se la “luce”, alla fine, non sia proprio così in fondo al tunnel. Al momento possiamo dire di avere due verità: quella che ci raccontano gli scienziati e quella che viviamo nella realtà.

La due verità: la scienza e la realtà

La scienza ci dice che questo “maledetto” Coronavirus altro non è che «un fenomeno infettivo molto simile all’influenza, quindi molto frequente e banale». Così lo ha definito appena ieri mattina Giovanni Di Perri, virologo dell’Amedeo di Savoia, ospedale dove si trova l’uomo di Torino affetto da Coronavirus. Non solo, sempre ieri avevamo registrato la presa di posizione del direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche, il professore Giovanni Maga, che nel commentare i dati epidemiologici aveva evidenziato come il virus «causa sintomi lievi e moderati – una specie di influenza – nell’80-90% dei casi» (leggi anche «Nell’80-90% dei casi chi contrae il Coronavirus ha gli stessi sintomi dell’influenza»).

C’è poi l’altra verità: il fatto che al momento sono 219 i casi accertati nel nostro Paese (contando anche i decessi e chi era malato ma è poi guarito) e che 5 di queste persone che avevano contratto il virus sono morte (il 3%, tutti di età compresa tra i 68 e gli 88 anni, alcuni dei quali con condizioni di salute già compromesse). Oltre che, al momento, non si troverebbe il “portatore 0” cioè colui che ha introdotto il bacillo del SarsCoV2 all’interno dei confini nazionali.

Non esiste (ancora) un vaccino contro il Codiv-19

Questo mentre gli scienziati di tutto il mondo sono a lavoro per trovare una soluzione che per ora non c’è. Perché se è vero che il Coronavirus altro non è che “un’influenza stagionale” è pur vero che al momento non ci sono cure certe per sconfiggerla. Non ci sono terapie specifiche, ma solo cure sperimentali. E mentre si assiste ad un aumento dei casi nel mondo, inclusa l’Italia, è corsa per la messa a punto di un vaccino.

Fino ad ora la malattia si sta trattando come i casi di influenza. Nei casi più gravi, ai pazienti viene praticato il supporto meccanico alla respirazione. Sulla base dei dati disponibili, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha suggerito una terapia antivirale sperimentale, correntemente utilizzata anche all’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma.

La terapia farmacologica che ha guarito due dei ricoverati allo Spallanzani

Tale terapia è basata su due farmaci: il lopinavir/ritonavir, un antivirale utilizzato per l’infezione da HIV e che mostra un’attività antivirale anche sui coronavirus, ed il remdesivir, un antivirale già utilizzato per la malattia da Virus Ebola e potenzialmente attivo contro l’infezione da nuovo coronavirus. Questi farmaci sono stati utilizzati anche per trattare i due coniugi cinesi (dei quali l’uomo è risultato nei giorni scorsi negativo e dunque guarito) ed il ricercatore italiano, anch’egli guarito, ricoverati allo Spallanzani di Roma.


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