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Cuore di Pasta, mangiar sano con farine arcaiche ed erbe officinali

cuore-di-pastaTradizione, gusto, benessere: c’è tutto il bello e il buono del mangiare sano, senza rinunciare ai sapori unici della nostra terra. C’è chi, seguendo questa eccezionale ricetta, prepara ogni giorno piatti che, in quanto a bontà, lasciano davvero poco all’immaginazione. Come gli artigiani produttori del laboratorio “Cuore di Pasta”, dove il perito agrario Luigi Angelo Elia e sua moglie Virginia Donati, ingegnere agrario, impastano, tirano e stendono con la consapevolezza che mangiar bene è davvero un’arte.
«La nostra attività – ci raccontano – nasce dall’obiettivo di offrire alle persone un’alternativa alimentare che non sia quella della grande distribuzione, piena com’è di prodotti discutibili e tutt’altro che genuini. Cosa c’è di meglio, allora, di un prodotto eccellente, legato alla salute e alla tradizione calabrese, che non incida sul prezzo? Da qui nasce l’idea di Cuore di Pasta con cui, inoltre, ci proponiamo di dar voce ai piccoli artigiani del luogo per un alimento di qualità pensato per il nostro benessere. Non a caso, la nostra pasta è preparata con farina di grano toscano “verna”, che ha la virtù di abbassare il colesterolo e fluidificare il sangue. In Calabria, in realtà, esisteva grano molto più pregiato che, purtroppo, è stato completamente dismesso. Anche per questo puntiamo al recupero delle farine arcaiche con antiche varietà di grano».
Insomma, non si poteva trovare modo migliore per unire salute e buoni sapori, con un occhio alla tradizione culinaria del nostro territorio.
«Per i condimenti e i ripieni ci serviamo di erbe officinali, di cui questa bellissima terra è ricca, che vengono trattate senza nessun tipo di sostanza chimica. Un tesoro che, purtroppo, viene continuamente calpestato e non riconosciuto. La nostra, quindi, è una pasta che non appesantisce e che, soprattutto, aiuta a prevenire qualche patologia come la celiachia o le intolleranze. In fondo, alimentarsi più correttamente senza rinunciare al gusto riesce a ridurre i rischi di contrarre determinati malesseri. Ogni raviolo, tortello e tortellaccio ha un nome particolare ispirato alla storia dell’erba con cui viene preparato. L’attenzione all’equilibrio dei sapori è maniacale: così nasce, per esempio, Lucullo, al ripieno di Liquirizia Amarelli di Rossano».

Un prodotto così, se non ci fosse, bisognerebbe proprio inventarlo. Peccato, però, che il territorio non sia ancora pronto al “cibo sostenibile”. A quello che, per intenderci, non ricorre alla chimica dei campi. «Il cibo è il nutrimento dell’anima ma non c’è ancora la giusta consapevolezza del collegamento tra alimentazione e salute. Per questo, per il momento dobbiamo considerarci un’alternativa per chi vuole mangiare bene stando attento al proprio benessere. È triste che il denaro danneggi al punto tale da far perdere la coscienza di ciò che si va a mettere nei piatti delle persone. Ciò non toglie che, nonostante il riscontro sia molto basso, non ci siamo assolutamente pentiti della scelta aziendale, anzi. Siamo venuti qui per arricchire il territorio, per far sì che il nostro prodotto nasca e resti qui».

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