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Crosia: accusato di non dare il mantenimento, assolto

crosiaEra accusato di non versare l’assegno all’ex moglie per il mantenimento del proprio figlio. E’ stato però assolto perché il fatto non costituisce reato. E’ terminata, quindi, con l’assoluzione la vicenda che vedeva coinvolti due ex coniugi. Che, come purtroppo spesso accade, arrivano fino al procedimento giudiziale per risolvere conflitti interni alla coppia. In questo caso per il mantenimento del figlio minorenne in comune. L’uomo è stato assolto con la formula piena perché il fatto non costituisce reato. E’ il verdetto positivo pronunciato dal Tribunale monocratico penale di Castrovillari. Che ha assolto il trentaseienne di Mirto Crosia A.M. , che era assistito e difeso dall’avvocato Giuseppe Vena. L’uomo era stato tratto a giudizio per rispondere del reato penale. Per non aver provveduto a versare i soldi per il mantenimento del figlio minorenne per come disposto dall’Autorità giudiziaria. A seguito della pronuncia di separazione giudiziale avvenuta con l’ex moglie.

CROSIA, EMERSA L’IMPOSSIBILITA’ DELL’UOMO A VERSARE L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO

L’uomo era stato denunciato, presso i Carabinieri, dall’ex coniuge perché aveva omesso di pagare il dovuto previsto dalla legge e per tal motivo era stato iscritto nel registro degli indagati quale persona sottoposta ad indagini e poi imputata penalmente. All’udienza dibattimentale il difensore dell’uomo, il penalista Giuseppe Vena, ha ascoltato, contro-esaminando, la persona offesa nonché i testimoni della pubblica accusa al fine di far emergere gli elementi di innocenza del proprio assistito. Dalla ricostruzione dei fatti, avvenuta in dibattimento, “è emersa – scrive l’avvocato Vena – un’assoluta impossibilità dell’uomo a versare l’assegno di mantenimento dovuto verso il figlio atteso che versava in stato di indigenza”. L’avvocato Vena, in fase di arringa, ha chiesto l’assoluzione del proprio assistito chiedendo l’emissione di sentenza assolutoria perché il fatto non costituisce reato, tesi sposata a pieno dall’organo giudicante che ha assolto con formula piena l’imputato.

Il caso specifico ripropone una tematica molto sentita. Senza voler entrare oltre nel merito della vicenda, possiamo dire che vicende di questo tipo si ripropongono sempre più spesso. E chi ne paga le conseguenze sono, chiaramente, soprattutto i figli. Che subiscono il tutto in silenzio e nel proprio intimo. Spesso impossibilitati a esprimere una propria opinione perché troppo piccoli. I casi vengono affuidati a giudici che valutano sulla base di criteri oggettivi. Seguendo sempre la via del diritto. Senza, però, non volgere lo sguardo anche all’aspetto umano della vicenda. C’è tanta sofferenza dietro storie del genere. Da parte di tutti. Di chi accusa e di chi viene accusato. Una separazione o un divorzio, se necessari, possono fare del bene ai figli. Ma troppo spesso si arriva a tali stati con troppa fretta e con poca lucidità.

Fonte: La Provincia di Cosenza

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