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Crisi agricola: ora le soluzioni

piana-sibariArchiviato il capitolo elezioni regionali, possiamo ritornare su quella nostra maltrattata agricoltura con la consapevolezza che presto avremo un nuovo interlocutore, su cui convoglieranno le tante questioni e domande che gli elettori in primis e noi, come giornale, ci poniamo quotidianamente.
Non vorremmo sembrare ripetitivi, ma soprattutto in questo periodo in cui la campagna agrumaria è al suo culmine, la crisi la tastiamo con mano tutti i giorni, la leggiamo negli occhi dei nostri agricoltori con la schiena piegata dalla fatica ma nelle cui tasche, tutt’al più, si può pescare qualche buccia di clementina.
Sul nuovo assessore all’Agricoltura che sarà nominato dal governatore a breve, non ci resta che riporre tutta la nostra fiducia, non abbiamo altra scelta. Perché chi, se non lui, potrebbe caricarsi in spalla le sorti di quei tanti agricoltori calabresi a cui non è rimasto altro che una vanga in mano.
Chi se non Mario Oliverio può ristabilire quei parametri di equità, di cui questa regione ha tanto bisogno, che non privilegino i soliti noti, sempre pronti a saltare sul carro del vincitore, e diano agli imprenditori la possibilità di avere tutti le stesse garanzie.
Il prezzo dei nostri agrumi ha toccato i minimi storici, polverizzato da una concorrenza, prevalentemente extraeuropea, che mette a tacere qualsiasi speranza di rinascita dalle proprie ceneri.
Un’agricoltura in panne, però, che non si ferma ai soli agrumi. Anche il prezioso olio della Piana e la rinomata “dolce” di Rossano non sembrano trovare mercato, asfissiati dalla crisi internazionale e, anche qui, da competitori sleali che immettono sul mercato un prodotto “tagliato” e di scarsa qualità a prezzi irrisori.
Tentare di competere con il concorrente straniero o, spesso, anche con altri oli italiani è praticamente impossibile: effettuare la filiera di raccolta, lavorazione e imbottigliamento a prezzi concorrenziali non ripaga.

Tant’è che ai produttori locali non rimane che “piazzare” il frutto del loro lavoro per vie amicali, ovvero in quel ristretto circuito delle conoscenze che permette al nostro delizioso siero di sopravvivere. Ai coltivatori agrumari non va certo meglio: a volte quasi si preferisce lasciare la frutta a marcire sugli alberi piuttosto che investire nella raccolta. Costi troppo alti e pochi ricavi, un rapporto che non lascia poi tanto spazio al dubbio. La Piana, infine, chiede sfinita un aiuto, ma anche comprensione al nuovo governo della Regione affinché prenda a cuore le sorti della Sibaritide in cui l’agricoltura è quel poco che ci resta.

m. f.
s. t.

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