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Il Crati rimane una bomba, tutto fermo al 2018: niente risarcimenti e ancora niente lavori sull’argine

Cresce la preoccupazione tra i cittadini di Thurio e Ministalla che, a distanza di un anno e mezzo dalla grande piena, attendono ancora interventi

A Thurio e Ministalla, nelle aree di Corigliano-Rossano, dove il 28 novembre 2018 il Crati ha speronato l’argine e ha invaso terreni, stalle, agrumeti e case, tutto rimane in stato di emergenza. A dicembre scorso, l’ennesimo fronte di paura con il grande fiume della Sibaritide che era ritornato a “scorticare” quella sponda fragile (leggi anche Thurio: il Crati fa paura e i Vigili del Fuoco evitano il peggio). Poi, gli interventi tampone, in somma urgenza, che hanno evitato il peggio (almeno per ora).

Al di là dell’argine, però, c’è ancora gente che vive fuori dalle proprie case, che non ha più di che vivere e oggi la situazione è diventata ancora più critica per via dell’emergenza Covid-19. Perché le attenzioni delle istituzioni, a tutti i livelli, sono concentrate sulle azioni per arginare il virus. A lanciare l’allarme è Mario Oliveto, un giovane agricoltore e allevatore residente a Thurio che quella tragedia l’ha vissuta in prima persona: «Il 28 novembre 2018 – dice – il fiume mi ha portato via tutto: casa, animali e giardini. Abbiamo avuto il sostegno morale di tutti ma di interventi concreti a nostro sostegno ancora non ne abbiamo visti».

Sono circa un centinaio le famiglie di Corigliano-Rossano che vivono in quell’area e che, come dicevamo, attendono di essere risarciti. Già, perché il fiume nelle loro case c’è arrivato proprio perché nessuno ha avuto l’attenzione di intervenirci ed evitare che accadesse il peggio. Con l’aggravante della recidività, considerato che appena cinque anni fa, nello stesso punto ma dalla parte opposta, le acque del Crati hanno esondato invadendo nientemeno che l’area archeologica dell’antica Sibari (cose che accadono solo da noi!).

«Persi centinaia di migliaia di euro»

«Abbiamo perso centinaia di migliaia di euro – ci spiega ancora Mario – e per tutti noi che viviamo dei soli sacrifici della terra non è un problema da poco. Perché oggi la nostra terra è pressoché improduttiva. La Regione ci fece la promessa dei risarcimenti e per questo abbiamo anche presentato delle domande di risarcimento. Ma sono passati un anno e 5 mesi e noi qui non abbiamo visto ancora nulla».

Al danno, poi, si è aggiunta anche la beffa del coronavirus. «A Pasqua – continua nel suo racconto Mario Oliveto – per noi allevatori è un momento buono perché vendiamo gli agnelli per la macellazione. Quest’anno nemmeno questo. Perché le macellerie ci hanno messo prezzi stracciati, a causa della mancanza di commercio dovuta al virus, e quindi ci è venuto a mancare anche questo introito».

«Dei risarcimenti ancora non c’è traccia»

E i risarcimenti, varati dall’allora giunta regionale Oliverio e mai assegnati, che fine hanno fatto? «Nessuno lo sa – ci dice ancora l’agricoltore – e nessuno sa se veramente ci spetteranno questi soldi. A dire la verità – aggiunge, poi – nei giorni scorsi abbiamo avuto un contatto con l’assessore regionale Gianluca Gallo che ci ha promesso che, finalmente, avrebbe sbloccato i pagamenti ma ad oggi non si vede ancora nulla».

E intanto si attendono i lavori di consolidamento dell’argine

Poi c’è la questione prettamente tecnica. Quella del fiume. Che dopo la posa dei massi a dicembre scorso attende ancora i lavori di messa in sicurezza. L’opera, finanziata per oltre 900mila euro, prevede il consolidamento dell’argine e la ricostruzione dell’area golenale. La ditta incaricata è pronta ma ferma, perché tutto il comparto delle costruzioni si è immobilizzato a causa dell’emergenza Covid. Ma non è dappertutto così. Perché per i lavori improcrastinabili e urgenti i cantieri stanno andando avanti. E questi non sono lavori “improcrastinabili e urgenti”? Intanto il Crati continua a rimanere una bomba e la stagione delle piogge non è ancora finita.

mar.lef.


 

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