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Covid, modello lombardo, colonialismo: è arrivato il momento che il Nord ci chieda scusa

Il Coronavirus ha mostrato ancora di più delle crepe esistenti tra il Nord e il Sud. Una storia che si ripete da troppo tempo e che ha bisogno di una presa di coscienza.

Tratta da KOTIOMKIN

 

di Josef Platarota

Qualcuno, a questo punto, ci deve delle scuse. I dati di fatto sono incontrovertibili e ci dicono che il Sud è stato trattato come lo scemo di un villaggio in cui di giusto ed equo non c’è proprio nulla. Abbiamo dovuto convivere con la paventata ipotesi di dislocazione dei fondi regionali europei del PSR verso il settentrione in nome di una fantomatica solidarietà, la stessa che dalle nostre parti manca dal 1861. Ci dobbiamo sorbire – per carità siamo in democrazia – il partito del Nord in casa nostra. Come se il Congo votasse in massa il partito dei successori del Re Leopoldo, quello che li ha deportati e colonizzati. Il diritto all’opposizione è sacrosanto, ma attenzione a non arrivare allo stalking mediatico. Ci siamo dovuti sorbire le offese gratuite di un aizzatore seriale, un provocatore, un giornalista che è stato capace di delapidare il suo talento e che risponde al nome di Vittorio Feltri.

Il Sud è dovuto restare inerme di fronte ad una omogeneità di misure scriteriate, che ci hanno consegnato agli arresti domiciliari e che ci hanno fatto scoprire clandestini nella nostra terra. Poco importa se la Basilicata conta 0 contagiati e la Lombardia 500: bisogna aspettare, prima dei Cummenda non riparte nessuno.

Nonostante questo il popolo meridionale ha dimostrato unione e civiltà. Ma, diversamente, proprio non poteva essere. Perché il modo di stare al mondo, e lo sanno anche gli stambecchi delle Alpi Apuane, è nato qui. La parola filosofia è stata proferita per la prima volta a Crotone, da Pitagora. Sibari era così bella, opulenta e sfarzosa da riuscire a coniare un aggettivo, se pur con un’accezione dispregiativa.

La misura è colma.

Qualcuno ci deve delle scuse perché chi ha fagocitato il nostro diritto alla salute e ci ha condannati a viaggi della speranza per la salvaguardia delle nostre vite in strutture private sovvenzionate dalle tasse del Sud.

Vogliamo delle spiegazioni sul “Modello Lombardo della Sanità”, lo stesso che è stato smascherato dall’Espresso:

«Una delibera del governo regionale ha tagliato i rifornimenti a Lodi e previsto meno spese per 300mila euro a Brescia. Così Fontana e Gallera hanno tolto risorse alla sanità per pagare gli incentivi ai direttori. La Lombardia è rimasta senza reagenti contro il coronavirus».

Il modello è crollato, non esiste più.

L’ultimo schiaffo arriva dalle immagini di giovedì, dai navigli milanesi. Cari cugini del Nord, non sono fotomontaggi, non esistono prospettive, non ci sono congiure. Gli unici atti farlocchi sono quelli perpetuati nei confronti del meridione, contro cui, in tempo di Covid 19, è divampato un sentimento al limite del razzismo, dell’odio e del colonialismo.

Pensandoci bene, però, ora che le scuse vanno un po’ troppo di moda, lasciano il tempo che trovano. È sbagliato anche appigliarsi ad un passato ancestrale. Ciò che è giusto è la consapevolezza, quella che, seppur poveri e bistrattati, il sud al nord lo ha costruito e gli dà che mangiare grazie all’esportazioni interne. Il meridione è abitato da gente con dignità. Chi ne ha, prima o poi, si sveglia, e non ci saranno più scuse che tengono. Lo si spera.


“Ma purtroppo continueremo a dormire, Masianello non torna più”.

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