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Cosenza-Jonio, le grandi occasioni perdute… L’ottimismo del futuro

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA
Cosenza-JonioLa proposta di fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano ha, forse inconsapevolmente, aperto una discussione molto più ampia che coinvolge il ruolo della città di Cosenza nel contesto regionale. Una vecchia storia, sopita nel tempo, verso cui i Bruzi si sono posti con rassegnazione pensando, erroneamente, di svolgere un ruolo di supremazia nella sola provincia di Cosenza senza riflettere sulla necessità di guardare ai comuni dell’intera area provinciale come zone di supporto aggregativo  da giocarsi nei rapporti di forza con Catanzaro e Reggio. A tal riguardo si tocca con mano lo squilibrio tra le tre storiche province.

Tutto il potere politico si muove tra Catanzaro e Reggio, sedi di Giunta e Consiglio regionale, mentre Cosenza ha avuto solo banali contentini che vanno dall’Unical ( Università che sono sia a Reggio che a Catanzaro) e qualche altra regalia utile ad anestetizzare le coscienze dei cosentini, la cui classe politica se mutasse atteggiamento nei confronti prevalentemente dello jonio non potrebbe che trarne dei forti benefici.

Cosa si poteva realizzare e non è stato fatto  

D’altronde di fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano se ne parla da anni, da lunghi anni. Se solo l’asse Cosenza-Rende avesse investito sulla realizzazione di una propria area metropolitana e avesse sostenuto il processo di fusione Corigliano-Rossano, l’intera provincia di Cosenza si sarebbe presentata in ambito regionale con una forte proposta con al centro l’area metropolitana (Cosenza-Rende-Montalto-Castrolibero) e a supporto sullo jonio una città (Corigliano-Rossano) di 80mila abitanti,  e nella zona del Pollino l’asse Castrovillari-Cassano in chiave di area urbana.

Un biglietto da visita congruo tale da contrapporsi (in epoca Scopelliti) alla città di Reggio Calabria oggi riconosciuta area metropolitana, con tutti i finanziamenti che ne derivano.

Come si presenta lo Jonio nella rivendicazione della Zes?  

Viene da chiedersi: quante speranze hanno Cosenza e lo jonio nell’incassare l’istituzione di una seconda ZES in Calabria, dal momento che vi hanno messo le mani  i sindaci di Catanzaro, Crotone, Lamezia Terme e Vibo Valentia, con l’appoggio concreto di Confindustria e di altri importanti settori della società calabrese?

Per come siamo messi ora le probabilità sono davvero minime. Se invece avessimo avuto una richiesta di una città di  80mila abitanti (Corigliano-Rossano) in grado di superare quindi la stessa Gioia Tauro, Crotone, Vibo, ci sarebbero state maggiori possibilità? E la città di Cosenza e tutto il territorio  ne avrebbero tratto vantaggi?

Cosenza-Jonio, i benefici Zes

Come è noto le zone economiche speciali (ZES), molto diffuse all’estero , sono collegate a una area portuale e destinatarie  di  importanti benefici fiscali e semplificazioni amministrative, che consentono lo sviluppo di imprese già insediate o che si insedieranno, con la possibilità di attrarre anche investimenti esteri.   I benefici previsti  fanno riferimento ad agevolazioni fiscali e semplificazioni degli adempimenti, sia  per le nuove imprese che  per quelle già esistenti nella ZES.

E’ prevista  l’applicazione,  in relazione agli investimenti effettuati nella Zes, del  credito d’imposta commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti, entro il 31 dicembre 2020, nel limite massimo, per ciascun progetto d’investimento, di 50 milioni di euro. Per alcune aree del Sud  sono già stanziati circa 200 milioni di euro, da utilizzare  tra il 2018 e il 2020 . L’Italia, dunque, va avanti e si muove su questi temi. Qui, invece, tra Corigliano e Rossano stiamo a discutere sull’opportunità o meno di un Si o un No al referendum per la fusione dei comuni. Qualche spiraglio da Cosenza in termini di sinergia tra l’area cosentina e jonica inizia ad aprirsi. Nelle ultime ore qualche vip della Cosenza che conta, intervenuto sul tema fusione a Corigliano, ha iniziato a rendersi conto che è tempo di finirla con le vecchie logiche conflittuali tra territori rilanciando la visione unitaria tanto auspicata.

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