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Cosa pensa Giuseppe Graziano su fusione e comunali?

di LENIN MONTESANTO

GRAZIANOChe Giuseppe Graziano avesse intenzione di volare alto e di segnare, nei comportamenti e nella portata del suo impegno istituzionale, una tangibile differenza rispetto ai suoi predecessori lo si intuisce già con il suo ingresso in politica.
Lo scrutinio elettorale del 24 novembre conferma tutti i pronostici (sicuramente quelli più equilibrati) e consacra più di un record per quello che, già in una dichiarazione del 25 novembre, il sindaco di Rossano Antoniotti definisce amico, rossanese (anche se nato a Longobucco), unico portavoce del territorio e uomo giusto per sconfiggere l’antipolitica. Sic! Numeri e dati, del resto, parlano chiaro. Con i suoi 9 mila voti circa, alla sua prima esperienza ed uno dei volti nuovi nel consiglio regionale, Graziano risulta l’unico rappresentante della Sibaritide e del Pollino in Consiglio Regionale; uno dei più votati nel cosentino, il più votato nella lista della Casa delle Libertà e nella coalizione di centro destra nella circoscrizione Nord. Un esordio di tutto rispetto, dopo la ben ponderata rinuncia a candidarsi dell’uscente Giuseppe Caputo. Rispetto al quale, Graziano, sembra quasi voler distinguersi anzi tutto in termini di visione giustamente regionale del ruolo ricoperto. Le sue prime dichiarazioni sono eloquenti. Il 13 dicembre 2014 annuncia una mozione (al primo consiglio utile) su trasporti e mobilità, proponendo un forum tra aziende del settore per rivedere il piano regionale trasporti. L’11 ed il 25 gennaio scorsi interviene sulla questione nazionale dell’Imu sui terreni agricoli, prima auspicandone l’abolizione e poi motivando la propria soddisfazione rispetto al dietrofront del Governo.
Il 21 gennaio prende posizione sugli asili nido, invocando maggiori risorse, giudicando il federalismo fiscale di Delrio una mannaia per le famiglie meridionali e chiedendo alla Regione di ricorrere al Tar sulla questione. Ma è il giorno dopo l’Epifania, a Palazzo Campanella, che ogni dubbio sulle qualità e sulla forza personale di Graziano viene azzerato. Con le 18 preferenze a suo favore, sostenuto anche da settori della maggioranza (così come avviene anche per la scelta di Pino Gentile a vicepresidente), viene eletto segretario questore, insieme al collega di centro sinistra Giuseppe Neri che, però, attenzione, racimola solo 12 preferenze: 6 in meno del rossanese di centro destra. Voilà!
Un risultato trasversale e paradossale che non nasconde qualche preoccupazione. Il dato di Graziano – così commenta lo stesso Neri – inficia la capacità di tenuta della maggioranza e dovrebbe far riflettere sia il presidente Oliverio che il segretario regionale del Pd. Intelligenti pauca.
Insomma, Graziano l’avrebbe fatta grossa! Ma è anche, questo, il peso specifico del personaggio, capace di intessere relazioni diverse, in una parola di fare sana lobbying, guardando oltre ed interpretando senza paraocchi un ruolo che esige apertura, visione ampia e non certo il muti arroccamento al quale si è assistito negli ultimi anni.
Senza dimenticare, però, di esser espressione, anzi l’unica, di questo territorio.
E dell’area urbana Corigliano-Rossano in particolare. Ed allora, rispetto al dibattito sul comune unico, ad esempio, o in vista delle amministrative del 2016 a Rossano, non soltanto i suoi elettori cittadini (1307 preferenze, il secondo dopo il più votato Rapani), ma un po’ tutti si aspettano ormai che Graziano dica qualcosa in più. Cosa che forse farà presto. E probabilmente a modo suo. Tanto ormai, l’onorevole nostrano è solo lui.

 

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