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Corto Muccino, Stefano Mascaro: «Critiche auto-lesioniste»

Secondo l’ex Sindaco di Rossano il messaggio della Santelli era di valorizzare la semplicità della  Calabria. «Chi verrà continui in questo solco»

corigliano rossano

Per la Calabria la partita turistica, anzi quella dei turismi, visto che il turista al singolare non esiste più, si gioca necessariamente fuori regione e fuori Italia. E se c’è un segmento sul quale questa terra può non solo giocare ma vincere perfino a tavolino sfide importanti tanto nel mercato nazionale quanto in quello internazionale è proprio quello del turismo esperienziale; quello la cui proposta si nutre di storytelling emozionale, di paesaggi distintivi, di identità ancestrali, di semplicità che non è affatto arretratezza, di deviazioni dalla cosiddetta modernità e di ritorni simbolici ad aspetti di qualità della vita che non si riesce più a misurare soltanto con il Prodotto Interno Lordo, così come anche le tristi classifiche europee Covid-19 dimostrano.

È quanto dichiara Stefano Mascaro, ultimo sindaco della Città di Rossano prima della fusione e della costituzione di Corigliano-Rossano definendo una pessima per quanto prevedibile pagina di autolesionismo, quella che da più parti si sta contribuendo a scrivere dopo la diffusione del corto (che non è né uno spot) sulla Calabria del regista Gabriele Muccino.

Ai tantissimi registi, sceneggiatori, costumisti ed esperti di cinema che – continua Mascaro – da ieri sera si stanno prodigando sui social in fiumi di suggerimenti e proposte alternative destinate ad un regista di fama internazionale ma, indirettamente, anche al committente istituzionale di quel prodotto artistico, ovvero ad una Presidente improvvisamente e tragicamente scomparsa una settimana fa, vorrei chiedere se si sono interrogati, solo per un attimo, sul messaggio di fondo, pensato e proposto da Jole Santelli al regista. Che era – ribadisce – quello della semplicità come chiave di lettura di una terra che ad esempio resta priva di gente, quasi deserta, per la maggior parte dei mesi dell’anno. Quella semplicità ricca di sapori antichi e ritmi lenti, di estetiche rare e di una magia cromatica che fa il paio con facce, pose, comportamenti ed anche con un abbigliamento che, tutti insieme, rendono ancora magnetico e senza tempo l’entroterra di questa penisola complicata.

Quale sarebbe – prosegue – questa Calabria dei tempi moderni, omessa da Muccino? Con quale modernità la narrazione della nuova Calabria dovrebbe o potrebbe competere nel mercato delle offerte turistiche? Forse con la grande bruttezza delle nostre città deturpate, con quella dell’abusivismo imperante sulle nostre coste, con il cosiddetto non-finito calabrese di un’edilizia contemporanea senza storia e senza gusto? O, ancora, con il ventaglio di cliché di importazione attraverso i quali sentirci moderni e o paragonabili ad altri regioni del Nord Italia o d’Europa, di fatto incapaci di difendere la nostra identità e di auto-trattarci da colonizzati culturalmente? Con cosa, se non con il ritorno a sceneggiature di vita semplice e reale che non soltanto ancora si intravedono lasciando la costa verso l’interno ma che rappresentano istantanee di un’assenza di modernità che è ricchezza e su cui tutti, pubblico e privato, dobbiamo investire.

Come mi ricorda l’amico e maestro Michele Placido, la semplicità è un tesoro prezioso da sottrarre alle declinazioni massificanti ed alienanti della globalizzazione. Ed è per questo che – scandisce l’ex Sindaco – della e nella mia terra difendo l’asino che ancora si vede in qualche campagna o borgo. Perché è quella l’esperienza turistica, irripetibile altrove, non la navicella spaziale o la zona industriale o perfino il cliché della Città d’arte che risponde ad un altro messaggio e ad un’altra visione per altre tipologie di corti.

La visione ed il messaggio di Jole Santelli, del quale questo primo prodotto voleva rappresentare solo una veloce zumata sugli agrumi e sulla loro cornice naturale ed esperienziale più bella, era quello di avviare un lungo racconto della grande bellezza della semplicità di questa terra in cui l’assenza di tante cose è un valore da narrare, condividere e commercializzare, senza rinunciare a nulla.

Ecco perché, al netto di tutte le legittime osservazioni sulle possibili varianti realizzabili e diverse sfumature di quel messaggio e di quella visione e che potrebbe essere interessante rileggere ma in altri contesti e con altre finalità, ritengo grave, ingenerosa, esagerata ed anche irrispettosa del lavoro altrui e della stessa immagine di una Presidente scomparsa da poco e che quindi non può difendersi, quest’alluvione fuori luogo di commenti negativi su una strategia complessiva di rilancio dell’immagine della Calabria che per la prima volta voleva puntare, sull’esempio virtuoso di altre regioni, sull’industria cinematografica e sulla narrazione affidata a grandi maestri del Cinema come Muccino o pensando di affidare la Film Commission ad un maestro della Tv di chiara fama come Gianni Minoli. Se abbiamo usato per la prima volta il meglio dell’Italia nel Mondo, a chi verrà e per qualunque colore politico dico – conclude Mascaro – continuate in questo solco e ricordatevi che molto presto il lusso sarà solo spazio e semplicità.


 

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